La leggenda del pianista sull'oceano1998

SCHEDA FILM

La leggenda del pianista sull'oceano

Anno: 1998 Durata: 165 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:METAFORA

Regia:-

Specifiche tecniche:TECHNOVISION, 35 MM (1:2.35)

Tratto da:Monologo "Novecento" di Alessandro Baricco

Produzione:FRANCESCO TORNATORE PER MEDUSA FILM, SCIARLO'

Distribuzione:MEDUSA FILM - MEDUSA VIDEO.

TRAMA

Un neonato viene trovato in un cesto nascosto a bordo del transatlantico Virginian che fa il percorso tra l'Europa e l'America. Lo prende con sé un operaio fuochista e gli dà il nome di Novecento, in omaggio al ventesimo secolo che sta cominciando. Novecento rimane sulla nave e, dopo la morte del padre adottivo, tutto l'equipaggio lo aiuta a crescere. Il ragazzino osserva il variopinto mondo dei passeggeri: i ricchi signori in prima classe, gli emigranti che sognano una nuova vita in America, le ragazze, le merci, la confusione. Da adulto, Novecento si accorge che suonare il piano è il suo grande interesse. Cosi comincia, allieta le serata in sala da ballo con l'orchestra, e la fama della sua bravura si diffonde anche a terra. Un giorno, raggiunto da queste notizie, Jelly Roll Morton, il più grande pianista jazz, sale a bordo per lanciargli una sfida pianistica. Novecento accetta e, dopo una fase iniziale di incertezza, si riprende e vince. Qualche tempo dopo, Novecento annuncia all'amico Max che ha deciso di scendere a terra. Ma quando è a metà della scaletta, guarda i grattacieli di New York e torna indietro. Dopo la II Guerra Mondiale, il Virginian deve essere demolito. Max sa che Novecento è ancora sopra, lo trova e cerca di farlo scendere. La nave viene fatta esplodere. E Max continua a raccontare una storia alla quale nessuno crede.

CRITICA

"Tratto dal monologo teatrale "Novecento" di Alessandro Baricco, il film trova il suo tema centrale nella 'vita', alla quale è sempre e comunque difficile far fronte. Il transatlantico diventa un microcosmo, proiezione di una umanità parcellizzata, una sorta di palcoscenico dove la vita va in scena in tutte le sue laceranti differenze. Film-metafora sulI'esistenza quotidiana, concepito a livelli concentrici, come un gioco-labirinto che, più ci si va dentro, più rivela incognite, timori, paure: i rapporti con gli altri, l'amicizia, la scoperta dell'amore, il rifiuto di crescere per evitare il momento delle scelte. Non poche pagine del racconto sfiorano la poesia, altre sanno più di compiaciuto e di artificioso, ma nell'insieme il film è costruito su immagini ariose e di grande respiro, attraverso le quali si muove una 'metafora intrisa di musica e storia: la decisione di non scendere e di non cambiare, l'impossibilità di comunicare, la musica come rifugio." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 126, 1998)

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