La La Land2016

SCHEDA FILM

La La Land

Anno: 2016 Durata: 127 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO, MUSICALE

Regia:Damien Chazelle

Specifiche tecniche:PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL2, 35 MM, D-CINEMA (1:2.35)

Tratto da:-

Produzione:IMPOSTOR PICTURES, GILBERT FILMS, MARC PLATT PRODUCTIONS

Distribuzione:01 DISTRIBUTION (2017)

ATTORI

Ryan Gosling nel ruolo di Sebastian
Emma Stone nel ruolo di Mia
John Legend nel ruolo di Keith
J.K. Simmons nel ruolo di Boss
Finn Wittrock nel ruolo di Greg
Rosemarie DeWitt nel ruolo di Sorella di Sebastian
Sonoya Mizuno nel ruolo di Caitlin
Jason Fuchs nel ruolo di Carlo
Meagen Fay nel ruolo di Madre di Mia
Anna Chazelle nel ruolo di Holly
Callie Hernandez nel ruolo di Tracy
Claudine Claudio nel ruolo di Karen
Dempsey Pappion nel ruolo di Charles
Hemky Madera nel ruolo di Jimmy
Jessica Rothe nel ruolo di Alexis
Jordan Ray Fox nel ruolo di Nathan
Josh Pence nel ruolo di Josh
Olivia Hamilton nel ruolo di Bree
Zoë Hall nel ruolo di Chelsea
 
 

MUSICHE

Hurwitz, Justin
 

MONTAGGIO

Cross, Tom
 

SCENOGRAFIA

Wasco, David
 

COSTUMISTA

Zophres, Mary
 

EFFETTI

Crafty Apes

TRAMA

L'intensa e burrascosa storia d'amore tra un'attrice e un musicista che si sono appena trasferiti a Los Angeles in cerca di fortuna. Mia è un'aspirante attrice che, tra un provino e l'altro, serve cappuccini alle star del cinema. Sebastian è un musicista jazz che sbarca il lunario suonando nei piano bar. Dopo alcuni incontri casuali, fra Mia e Sebastian esplode una travolgente passione nutrita dalla condivisione di aspirazioni comuni, da sogni intrecciati e da una complicità fatta di incoraggiamento e sostegno reciproco. Ma quando iniziano ad arrivare i primi successi, i due si dovranno confrontare con delle scelte che metteranno in discussione il loro rapporto. La minaccia più grande sarà rappresentata proprio dai sogni che condividono e dalle loro ambizioni professionali.

CRITICA

"Basta la prima sequenza (...) a far sì che il fan più esigente del musical si ritrovi subito a casa propria. E si emozioni. Perché negli ultimi vent'anni anche i film musicali di enorme successo ('Moulin Rouge!', 'Mamma mia!') gli raccontavano, in fondo, che il suo genere favorito non c'era più. Con 'La La Land', invece, un cineasta appena trentenne e alla terza regia, Damien Chazelle, lo fa risorgere in tutto il suo splendore; e senza cadere nella trappola dell'omaggio nostalgico o del calco semantico, ma riproducendo le atmosfere, i colori, lo stile musicale e coreografico dei grandi classici. Come ogni musical che si rispetti, anche quello di Chazelle racconta una storia d'amore incastonata in una 'success story': anzi in due. (...) Certo, sono passati molti anni dai capolavori di Stanley Donen e Vincente Minnelli. Quindi non solo la storia è ambientata ai nostri giorni (una scena d'amore, ai tempi, non poteva essere interrotta da un telefonino ), ma anche la retorica del sogno da realizzare s'incrina, il successo ha un prezzo e, se mai arriva, si paga con la rinuncia ai desideri più veri. Quel che resta, però, è l'incanto di un mondo sospeso tra il reale e l'onirico, dove l'azione può essere interrotta da un momento all'altro, con la massima naturalezza, da un 'numero' di danza e di canto. Chi ricorda l'età d'oro di Hollywood riconoscerà anche le figure narrative proprie del musical classico: come le 'sequenze a episodi' che, a intervalli, riassumono le fasi della vita dei due protagonisti. E sono perfettamente in tono con la grande tradizione del genere lo score di Justin Hurwitz, le coreografie di Mandy Moore, la fotografia dalle lunghe inquadrature calcolatissime di Linus Sandgren, il montaggio di Tom Cross. (...) il film di Chazelle (...) sarà citato soprattutto (come divismo impone) per le interpretazioni di Emma Stone e Ryan Gosling. Che vanno benissimo, ma proprio perché Chazelle non ha cercato di trasformarli in ciò che non sono - un nuovo Gene Kelly o una rediviva Cyd Charisse - lasciando 'respirare' i loro personaggi, che appaiono credibili e sanno conquistarsi l'empatia dello spettatore. Peccato che lo stesso non si possa dire di John Legend; la cui presenza (...) risulta deludente e poco intonata col resto. C'è da rilevare anche un rallentamento di ritmo all'inizio della seconda parte; altro difetto veniale che impedisce di etichettare tout-court il film come un capolavoro del suo genere. Definizione alla quale, tuttavia, 'La La Land' si avvicina parecchio." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 gennaio 2017) "Svolta sull'arco di quattro stagioni più un epilogo cinque anni dopo, 'La La Land' è una commedia romantica dolce amara (viene in mente un Woody Allen senza le gag) che si immerge leggiadra nelle acque del musical, avvolgendosi su sei motivi che rappresentano passaggi chiave della vicenda: per cui questo terzo film di Damien Chazelle (...) si può anche raccontare attraverso le canzoni composte da Justin Hurwitz - compagno d'università e collaboratore fisso del regista - e scritte dai parolieri Benj Pasek e Justin Paul. Un quartetto di magnifici trentenni che, lavorando sulla stessa lunghezza d'onda, hanno intessuto una partitura di immagini e suoni con sensibilità drammaturgica, giocando in bilico fra stilizzazione e realismo e permettendo ai deliziosi Emma Stone e Ryan Gosling - che, pur preparatisi per mesi, non sono né ballerini né cantanti - di interpretare i numeri musicali in funzione degli stati d'animo dei personaggi, da veri attori quali sono. (...) Qua e là trapela qualche immaturità di regia, ma la struggente nostalgia di passato che accomuna personaggi e autore si traduce in energia creativa con uno slancio emozionale che contagia e conquista." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 gennaio 2017) "Sarà un limite? «La La Land» sta bruciando tutte le tappe della gloria cinematografica, ma forse conquisterà davvero solo gli spettatori innamorati. A tutti gli altri in condizioni meno propizie, però, il nuovo exploit del trentunenne americano Chazelle, già autore dell'eccellente «Whiplash», procurerà benefici effetti per il brio, la fantasia e la grazia con cui trasforma l'omaggio all'epoca d'oro del musical e alle sue varianti postmoderne in un poemetto sull'inesorabile trascorrere del tempo e l'impossitità di condividere sino in fondo i sogni persino con chi ti ha fervidamente aiutato a realizzarli. (...) la regia dispone (...) di solidi puntelli, primo fra tutti quello dell'inevitabile protesta contro la sporca società che ha perduto - allora come sempre - la misura del gusto e dei valori artistici. La sagacia del film risiede, tra l'altro, nel permettere una duplice possibilità di ricezione: quella, appunto, prepotente e immediata garantita dal classico leitmotiv del «boy meets girl» e quella indotta dalla strisciante sensazione che sia inesorabilmente destinato a disgregarsi non tanto o non solo il nerbo di qualsiasi coppia, beni quello della macchina cinema così come l'abbiamo conosciuta sino a oggi. E' solo in questa chiave, infatti, che può funzionare il difficile equilibrio tra l'apparente invito ad abbandonarsi a un'ordinaria nostalgia del passato e le invisibili didascalie intente a segnalare come il fascino e l'emozione del film si basino in realtà sull'inutilità di rimpiangerlo. Al di là dell'estrema gradevolezza degli snodi tra ballo, canto e dialogo sospesi sui virtuosismi della fotografia, la colonna sonora e il montaggio, è ancora quest'equilibrio che sorregge le figure non propriamente fulgide della Stone (attrice brava ma oltremodo sopravvalutata) e del finto Bogart Gosling, le droga, per così dire, al momento delle grandiose aperture favolistiche e le rende funzionali alle loro proporzioni drammaturgiche così minimalistiche, per esempio, rispetto a quelle della Kidman e McGregor nel vertiginoso sincretismo pop di «Moulin Rouge»." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 gennaio 2017) "(...) l'opera del trentaduenne Damien Chazelle, uno che si era fatto apprezzare anche dal grande pubblico per un gioiello come 'Whiplash', bada più alle sue sublimi sequenze visive per incollare lo spettatore alla poltrona, piuttosto che alla storia in sé. Merito, appunto, della Stone che giganteggia per le quasi due ore (forse, eccessive) della pellicola, costringendo il partner Gosling, pur bravo, a vivere di luce riflessa. Quando c'è lei, la scena si illumina; senza, diventa un film normale. Tantissimi pregi e qualche difetto. Nella seconda parte, il musical si accartoccia, prima di riabilitarsi grazie all'ingegnoso finale alla «Sliding Doors». Certo, i due, tra loro, ballano il minimo sindacale e senza incantare. Poco male. La Hollywood che non c'è più è tornata a risplendere, anche se solo per 120 minuti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 26 gennaio 2017) "Piacerà perché è una gioia per gli occhi, per le orecchie. Non resuscita il musical (che come genere è morto e sepolto), ma è egualmente un gioiellino, anche se le quattordici candidature all'Oscar ci sembrano eccessive (Emma Stone è deliziosa, ma la statuetta non dovrebbe essere un premio alla carineria)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 gennaio 2017) "E' ancora tempo di musical? Forse quel mondo è passato per sempre ma la bella riflessione/ricostruzione che ci ha offerto Damien Chazelle con 'La La Land' ha sicuramente conquistato la stampa accreditata alla Mostra, che ha applaudito con calore il film d'inaugurazione. E a ragione, perché dopo i facili virtuosismi del precedente 'Whiplash', questo film alza il tiro della riflessione e dell'ambizione, confrontandosi non tanto con l'età d'oro del musical ma piuttosto con alcuni dei «sogni» che ne sono alla base (del genere ma anche del cinema tout court) per spiegarne la verità e la falsità insieme, la forza costruttiva e la trappola distruttiva. (...) La forza e il fascino del film di Chazelle è nella distanza che sa mettere tra la storia romantica che i musical (e il cinema) di solito raccontano e i compromessi che richiede la vita di tutti i giorni. Una distanza raccontata però con il fascino e l'eleganza delle canzoni e del ballo. Certo, si capisce benissimo che né Mia né Sebastian sono dei bravi ballerini (ma la Stone e Gosling sono bravissimi quando recitano), eppure i loro passi un po' meccanici e i loro corpi un po' trattenuti fanno parte del gioco, della voglia del regista-sceneggiatore di sottolineare l'inattualità dei film che raccontano ancora i sogni e insieme il loro fascino imperituro. Ecco, forse inattualità è la parola perfetta per entrare nello spirito del film e capirne la bellezza e la verità. (...) Come una specie di pendolo che non si ferma mai, 'La La Land' oscilla continuamente tra il fascino coinvolgente delle canzoni di Justin Hurwitz (musiche) e Benj Pasek e Justin Paul (parole) e le incomprensione o i fallimenti che incrinano le vite reali, tra la bellezza del cinema di una volta (...) e il fatto che la pellicola finisca per rompersi e bruciare, mentre il glorioso cinema Rialto deve chiudere. E se nel planetario dove Nicholas Ray aveva girato le scene con James Dean i due possono sognare di ballare tra le nuvole, poi quel panorama sembrerà a tutti e due molto brutto. Suggellando con un'ultima, struggente scena, il fatto che i film e la vita non vanno sempre con lo stesso passo. Ma che forse i primi sono indispensabili per la seconda." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2016) "Occhi puntati su Chazelle (...) che con questo musical ambientato nella Los Angeles di oggi (...) reinventa uno dei generi classici più difficili da maneggiare. Con una grazia e un'inventiva che cancellano le piccole falle di una sceneggiatura scandita dal passare delle stagioni e dedicata ai due eterni sogni di ogni musical. L'amore e il successo, che non sempre vanno di pari passo ma a volte sì, almeno per un po'. (...) lo schermo si allarga fin dalla prima scena in un gigantesco cinemascope per accogliere le invenzioni di un film che manderà in estasi gli appassionati e chiunque ne abbia abbastanza del cinismo oggi obbligatorio. (...) Chazelle non bara, non moltiplica le inquadrature, non gioca di montaggio, ma punta tutto sulla bravura dei due protagonisti (la Stone è come sempre una meraviglia), sottolineata anche da arditi giochi di luce in diretta. Poi sostiene il loro amore per lo spettacolo con una serie di citazioni sempre molto pertinenti che sottolineano il tema centrale del film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 settembre 2016) "Chazelle stavolta tenta proprio un musical, ossia un'operazione oggi rischiosissima; ma sembra saperlo, e anzi attraverso il genere ci parla della possibilità o dell'impossibilità di un certo tipo di cinema oggi. (...) Ryan Gosling ed Emma Stone non sono dei grandi ballerini né dei gran cantanti: ma il regista sembra voler utilizzare questa loro carenza, e farne forse addirittura il tema del film. Anziché camuffare il tutto, come ad esempio era in 'Chicago', che inquadrava i ballerini fino alle ginocchia e inseriva primi piani dei piedi delle controfigure, Chazelle fa il musical come è giusto farlo: ampi ed eleganti piani-sequenza, inquadrature in cinemascope con i personaggi a figura intera, a vedere i piedi e dunque la performance fisica degli attori. Che ce la mettono tutta e soprattutto non fanno il musical, ma lo imitano. È questo il punto: il film è pervaso da una malinconia e da un senso di perdita per un cinema che non c'è più (e per un certo tipo di jazz ugualmente scomparso). I numeri musicali e un monologo clou dell'attrice sono continuamente interrotti e disturbati, le musiche vengono trasmesse da impianti di diffusione ambientale, le sale cinematografiche sostituite dagli home theatre. Ma sarebbe bello ritrovare la magia di quel mondo, sogna Chazelle con toni un po' crepuscolari. (...) Non si pensi però a un'operazione cervellotica, teorica. Chazelle vuole appassionare, far funzionare il marchingegno, e ci riesce, anche se chissà che effetto avrà sul pubblico questo unire riflessione nostalgica e voglia di coinvolgere. I numeri musicali sono pieni di idee, e le musiche di Justin Hurwitz belle e benissimo orchestrate, tra semplicità delle melodie, gusto rétro e accensione ritmica. Nonostante le lungaggini della seconda parte, quando si devono dipanare gli snodi obbligati della vicenda, l'insieme fila bene, e ha un bel colpo di coda nel finale, che non sveliamo ma che ancora una volta unisce entusiasmo e malinconia, mostrando la storia come un insieme di assenze e di atti mancati, e rivendicando la possibilità del cinema di consolare, e di riscattare il vuoto delle nostre vite." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 1 settembre 2016) "(...) 'La La Land' non è soltanto un musical sognante e romantico permeato dalla nostalgia vintage del passato (...). Stone e Gosling non sono Rogers e Astaire, i loro passi di danza appaiono a volte incerti, persino goffi ma anche questo fa parte della sua scommessa. Il suo omaggio al genere (e a tantissimo immaginario che nel film si incontra) appare più come il tentativo di un reinventarlo fuori dalla logica postmoderna, senza paura dei propri limiti, con la fiducia nell'energia del cinema. Il regista (trentunenne) vi dissemina con intelligenza il presente, un cellulare che squilla interrompe l'incanto della canzone, il richiamo automatico dell'automobile che smorza la poesia, e una fragilità ugualmente contemporanea di stati d'animo e situazioni, la corsa folle e imprevedibile della vita - coi suoi detour senza rewind che si possono solo fantasticare, come un filmino super8 familiare più appassionante del sontuoso kitsch hollywoodiano." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 settembre 2016) "(...) senza essere un capolavoro - esistono ancora? - e senza eludere incertezze e stracchezze riesce tuttavia in qualcosa di mirabile: adattare, senza asservire, i topoi del musical classico alla realtà odierna, che quando va male è brutta e basta, quando va bene coniuga professioni, amori e sogni al tempo della precarietà. (...) romantico e voluttuoso, tenero e disperato, nostalgico e avveniristico, 'La La Land' non confida nel lieto fine, ma crede in qualcosa di più importante, una promessa di felicità. Che è poi l'esatto contrario della certezza della precarietà. Qui Chazelle rintraccia quel senso politico endemico al musical, che non ideologico ma sociologico: tutti dovrebbero avere una possibilità di riuscita, ma come? Abbandonando l'individualismo per la coppia: l'unione fa la forza, meglio, l'amore fa la forza, e poi ognuno faccia ciò che vuole. Le citazioni, i rimandi, le strizzatine d'occhio e gli sfregamenti di suole si sprecano (...) ma il gusto (post)postmoderno - si pensi a manifestazioni correnti quali 'Glee'- non prevale mai, perché tutto è filtrato, compromesso e ammaccato dalla realtà (...) ." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 settembre 2016) "(...) un neo-musical affiatato e inventivo, classico e aggiornato, dove si perdona agli attori di non saper ballare e poco cantare perché ormai Ginger&Fred, Kelly&Charisse siamo noi. (...) Avido di dispiegare una matura, a volte virtuosistica, cultura di regia cinemusicale, il 31 enne Damien Chazelle (...) prima dei titoli apre il suo terzo lungometraggio 'La La Land' con uno scatenato balletto nell'ingorgo delle tangenziali di L.A. (il titolo riprende un'idea della città, che tiene un po' «sollevati da terra»), un interminabile piano sequenza vitalistico e corale mirato sull'incontro dei due protagonisti, un vero pezzo di bravura. Stucchevole? Forse, ma siamo in un film musicale, tutto può diventare stucchevole, dipende dalla forza di un'alchimia, la fusione tra realtà materiale e canto dei personaggi, dipende dal fatto che la visione riesca a librarsi nel suono, il dramma nella musica. Bè, va detto che a volte il refrattario Gosling e la ipertrofica Stone non sono in sintonia con la magia passionale dei loro personaggi e che, spesso, più interessante della loro relazione è la dolorosa distruzione della cultura jazz a favore di banali ibridi da showbiz, il giovane Chazelle sa già benissimo quali ingredienti versare negli alambicchi. Nel finale, quando la vita ha fatto a pezzi il sogno d'amore, un'altra magistrale scorribanda di musical reinventa la realtà, impone il desiderio, fa battere i cuori, con un contagocce d'intelligente ironia. Nel nome del mito, si riscrive ciò che fu già riscritto, dagli anni 50 di 'Cantando sotto la pioggia' di Donen agli 80 di 'Un sogno lungo un giorno' di Coppola, con tocchi di 'Hair' e composizioni cubiste alla Baz Luhrmann, ma proprio quando la citazione si fa sentire Chazelle riesce a sfuggire portandoci nel suo mondo, lasciando semmai memoria dove sembrava citazione, e dunque piacere di emozioni nel tempo. Applaudito." (Danese Silvio, 'Nazione-Carlino-Giorno', 1 settembre 2016) "Ogni rivoluzione che si rispetti dev'essere conservatrice. Si spazza via l'inutile, il superfluo, la muffa, si tiene l'essenziale, rinvigorito e trasformato. Non ha nulla a che fare con la sterile nostalgia, e invece tutto a che vedere con lo spirito del tempo di cui si nutre. Rinnovare vuol dire rimettere a nuovo e del resto è in quest'ottica che va letto l'ironico ammonimento di Giuseppe Verdi: «Tornate all'antico, sarà un progresso»... Cosi, se nel XXI secolo, un regista recupera e ricrea un genere, il musical, venerabile relitto novecentesco, e se un direttore di festival lo presenta in concorso e in apertura, l'impresa diventa doppia quanto ad ambizione. Il fatto che poi sia coronata da successo è un'ulteriore sottolineatura del talento del primo e delle capacità del secondo. 'La La Land' è il film di Damien Chazelle che Alberto Barbera ha scelto per inaugurare questa 73 edizione della Mostra di Venezia. Trentenne, Chazelle è lo stesso autore che con 'Whiplash' sbancò due anni fa gli Oscar e i botteghini. Adesso si accinge a fare lo stesso con questo film, applaudito in sala. (...) Grazie alle musiche di Justin Hurwitz, Chazelle (...) costruisce (...) una storia allegra e sentimentale, piena di colore e di malinconia dove non c'è un dettaglio fuori posto. Gosling sembra che non abbia mai fatto altro che ballare e cantare, la Stone è uno di quei prodigi che fanno restare a bocca aperta non è bella, non è sexy, eppure è incantevole. (...) Il riferimento a Demy (...) non è secondario: rispetto al classico genere americano, quello reso celebre da Fred Astaire, Ginger Rogers, Gene Kelly, per intenderci, il francese Demy aveva saputo dargli qualcosa di diverso, in cui storia e musica erano paritari, la prima non un semplice pretesto della seconda, quest'ultima sempre tenuta in linea e mai preponderante." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 1 settembre 2016) "Il musical? Piace ancora. Anzi, diventa qualcosa di inedito, di glamour, di travolgente. Lo diventa nelle mani del regista Damien Chazelle, l'autore di 'La La Land' (...). Protagonisti, due attori che stanno nella lista dei desideri di ogni spettatore, Ryan Gosling e Emma Stone. Ma soprattutto, protagonisti i colori esagerati, da vecchio Technicolor; protagoniste le musiche, dal jazz al pop alle ballate intimiste; protagonisti i balli, in stile Fred Astaire e Ginger Rogers, con le ghette ai piedi. O le coreografie epocali, immense, come nella sequenza d'apertura. E tante, tante citazioni filmiche: da 'Ballando sotto la pioggia' a 'Un americano a Parigi', e arrivando più vicino a noi, profumo dei musical di Baz Luhrmann, da 'Romeo + Juliet' a 'Moulin Rouge'. (...) 'La La Land' (...) gioca col cinema, con i suoi stereotipi, senza vergognarsi mai. (...) Cose già sentite, certo. Ma Chazelle le dice in modo fiammeggiante, fantasmagorico. Chapeau." (Luca Vinci, 'Libero', 1 settembre 2016) "Enfatico e pieno di energia e contrasti, «La La Land» è tutto un romantico rimescolare il mito del successo americano tenendo insieme le due matrici più radicali della cultura statunitense, la musica jazz e il cinema. Il cuore e il batticuore della storia d'amore illustrata in Cinemascope nel film è incarnato dalla coppia composta da Ryan Gosling e Emma Stone (...). Muovono i loro passi per le strade di Los Angeles, in un universo che Chazelle raffigura sospeso su un presente fuori dal tempo, colorato del mito della vecchia Hollywood anni 50, rimembranza di un passato cinematografico che fa il paio con quello musicale dell'età del jazz. (...) Damien Chazelle, che ha anche scritto il film modulandolo su tematiche che già avevano animato il suo primo lungometraggio («Guy and Made-line on a Park Bench»), cerca la traccia di una malinconia attraversata da cromatismi ottimistici, affidando i suoi due innamorati a un gioco di delusioni e disillusioni che ne descrive tanto il versante romantico quanto quello realistico. Il film sta tutto nell'equilibrio un po' improbabile tra un immaginario che sostiene la fede nelle muse cui si affida, il sogno di un'arte che nutra gli individui di passioni e convinzioni, e una definizione dei protagonisti che finisce col collocarli nella disillusione delle loro vite adulte. L'ambiguità è esattamente quella che Chazelle cavalcava già in «Whiplash», solo che qui l'orchestrazione è a tutto schermo e il film sembra un musical che sta tra Stanley Donen e Bob Fosse, tra il classicismo e la modernità. Le due cifre dialogano ma non sempre si capiscono, esattamente come i due protagonisti, che finiranno per fare i conti con le loro speranze senza lasciare da parte la concretezza delle vite. Chazelle pensa chiaramente anche al francese Jacques Demy, ma viene in mente anche il Coppola di «Un sogno lungo un giorno» e «Cotton Club». Certo i numeri musicali composti da Justin Hurwitz (...) sono tutti tenuti sulla linea di una tensione melodica che spinge forte verso il jazz e in questo il film trova un appoggio soprattutto in Ryan Gosling che dà prova di grande generosità e personalità (...). Emma Stone lo affianca con lucidità sentimentale non indifferente e i due tengono molto bene il ritmo di un confronto che è alla base del film." (Carlo Antini, 'Il Tempo', 1 settembre 2016)

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