La guerra di Mario2005

SCHEDA FILM

La guerra di Mario

Anno: 2005 Durata: 100 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Antonio Capuano

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:-

Produzione:DOMENICO PROCACCI, FRANCESCA CIMA E NICOLA GIULIANO PER FANDANGO, INDIGO FILM, MEDUSA FILM, SKY

Distribuzione:MEDUSA (2006)

ATTORI

Valeria Golino nel ruolo di Giulia
Marco Grieco nel ruolo di Mario
Andrea Renzi nel ruolo di Sandro
Anita Caprioli nel ruolo di Adriana Cutolo
Rosaria De Cicco nel ruolo di Nunzia
Antonio Pennarella nel ruolo di Guido
Valeria Sabel nel ruolo di Olga, Madre di Giulia
Lucia Ragni nel ruolo di Giudice
Imma Villa nel ruolo di Mirella, tutrice di Mario
Nunzio Gallo nel ruolo di Nonno
Emanuele Annunziata nel ruolo di Luciano
 

SOGGETTO

Capuano, Antonio
 

SCENEGGIATORE

Capuano, Antonio
 
 

MONTAGGIO

Franchini, Giogiò
 

SCENOGRAFIA

Fiorito, Lino
 

COSTUMISTA

Ciancio, Daniela
 

EFFETTI

Pappadà, Guido

TRAMA

Per difenderlo da abusi e maltrattamenti, il Tribunale dei Minori sottrae alla sua famiglia Mario, un bambino di nove anni, e lo dà in affido provvisoriamente a una coppia di quarantenni non sposati appartenenti all'alta borghesia, Giulia e Sandro, che da tempo stavano cercando di adottare un bambino difficile. Giulia è a suo agio nella condizione di mamma, Sandro, invece, è spaventato dalla nuova situazione e dalla realtà con cui si deve confrontare. Mario si trova improvvisamente proiettato in un mondo che non riconosce in cui i nuovi genitori lo viziano accondiscendendo ad ogni suo desiderio. In questa gabbia dorata, Mario si sente tanto solo ed incompreso da volersi rifugiare in una realtà immaginaria ispirata ad un videogioco e regolata da un "codice cavalleresco". Al suo magico mondo possono accedere solo i suoi due nuovi amici: un cagnolino randagio e un compagno di scuola. Quando il primo muore investito da un auto e il secondo lascia la scuola per trasferirsi in un'altra città, Mario diventa cupo e depresso. Giulia, che nel frattempo è rimasta incinta, continua ad assecondare ogni suo capriccio finché...

CRITICA

"Ad Antonio Capuano va riconosciuta una personalità d'autore ispida, schiva e non omologata. Se vi sembra poco, provate a ripensare alle fanfare che sotto varie forme continuano ad ammorbare qualsiasi approccio al cinema cosiddetto vesuviano. 'La guerra di Mario', peraltro, ci sembra programmato per inquietare e disturbare lo spettatore, ma nello stesso tempo vincolato a un sottotesto neo-neorealistico che non può fare a meno di risultare generico e irrilevante. Non è in gioco, dunque, la verità umana e ambientale, bensì quella della messinscena che si basa sul peculiare rapporto istituito tra fabula e racconto, contenuto e immagini: visto con occhio sgombro da pretese oracolari, insomma, il film abbozza ipotesi tutt'altro che banali, ma poi si disunisce rifugiandosi ora nel vago richiamo antipsichiatrico stile anni Settanta, ora nelle capziose parentesi oniriche, ora nelle grevi citazioni cronachistiche. La guerra vissuta quotidianamente dai napoletani si materializza - come in provetta drammaturgica - nell'incontro/scontro tra un tostissimo ragazzino di strada e la quarantenne borghese d'ampie vedute che vorrebbe adottarlo e intanto lo ha ottenuto in affidamento. Nel confortevole appartamento di Posillipo l'alchimia non può che fallire e, anzi, tradursi in una penosa serie di incidenti pratici e terremoti emotivi: Capuano è pronto a cogliere le contraddizioni della protagonista, che s'innamora dello strafottente Mario, abdica a qualsiasi ruolo educativo ed esercita, in fondo, la tipica, finta e nevrotica, condiscendenza democratica nei confronti del sottoproletariato. Valeria Golino risponde bene, anche se il suo taglio recitativo è già di per sé ruvido e non avrebbe bisogno di sottolineature plateali. Il piccolo Marco Grieco è, ovviamente, più che spontaneo: purtroppo per il film, però, tutti finiscono per avere insieme torto e ragione, compreso il giudice tutelare (Lucia Ragni) che toglie l'ipotetico figlio alla madre inadeguata. Due solitudini sono destinate a non incontrarsi mai; e anche il regista dà l'impressione di scartare a priori il buon senso e rassegnarsi a vagabondare senza meta sulla rotta Posillipo-Ponticelli." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 marzo 2006). "Non è vero, come si legge sui giornali, che 'La guerra di Mario' ha trionfato nell' agosto scorso al Festival di Locarno. In realtà il film scritto e diretto di Antonio Capuano è piaciuto agli addetti ai lavori, ma la giuria l'ha snobbato limitandosi a un'inutile menzione per il piccolo protagonista Marco Grieco. Andava evidenziata piuttosto l'interpretazione di Valeria Golino, una vera attrice che sta facendo da anni un suo percorso ambizioso e importante. (...) La caratteristica di 'La guerra di Mario' è di non presentare una realtà divisa fra buoni e cattivi. Ciascuno svolge fino in fondo il ruolo che il destino gli ha inflitto all'interno di una società fondata su una frattura incolmabile fra il mondo rispettoso delle regole e l'impudente realtà del sottomondo. Avanzando tuttavia il sospetto che le leggi e chi le rappresenta (una psicologa, la tutrice del tribunale) non siano all'altezza di interpretare un caso come quello di Mario e salvarlo da un avvenire disastroso. Nei sei film che è riuscito a fare in quindici anni, Antonio Capuano non si è mai allontanato da Napoli, che anche qui rappresenta la cornice non occasionale di questo dilacerarsi di anime in pena: un paradossale incanto di mediterranea luminosità nella nitida fotografia di Luca Bigazzi. Ancora una volta il riferimento ovvio è a De Sica, di cui Capuano si può considerare una sorta di erede naturale, che tuttavia si nega lo spasso occasionale del folklore e le consolazioni del patetico, aggiornato com'è alle asprezze della cronaca circumvesuviana. Se la materia palpita di verità dolorosa, lo stile di questo cinema della crudeltà è asettico e la sfilata dei personaggi si snoda come una commedia umana. Ma il campo di battaglia della "guerra di Mario" resta soprattutto il volto di Valeria Golino, espressivo al di là delle parole." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 marzo 2006) "Antonio Capuano non ha mai raccolto consensi unanimi. Con cinque film si è segnalato però come voce di grande personalità della scuola napoletana. Voce aspra, disturbante. Anche in 'La guerra di Mario'. (...) Sullo sfondo c'è una verità umana precisa da cui Capuano ha attinto. E c'è anche una gran fatica emotiva che ha reso stressante la triangolazione tra regista, attrice e non-attore bambino. Il risultato è però alto e Valeria Golino non è mai stata così intensa. Hanno la loro parte di merito i produttori napoletani Nicola Giuliano e Francesca Cima." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 marzo 2006) "Uno dei migliori film italiani con una Valeria Golino eccezionale per misura e intensità emotiva, sul cui volto si legge ogni sfumatura, ogni ambivalenza. (...) Un film denso e frugale, alla De Sica, intelligente perché mescola l'educazione infantile col trauma sociale, nel traffico morale e materiale di Napoli. La verità delle reazioni dei ragazzi è materia che il regista Capuano conosce bene e qui il piccolo Marco Grieco, che porta disegni e filastrocche, è perfetto, così come l'uomo di casa, un Andrea Renzi felicemente introspettivo. Eppure il pubblico non ha reagito: ma è un film che ci riguarda e non fa retorica, che mostra l'inadeguatezza delle leggi di fronte ai fattori umani e disumani. Se andasse in prima serata in tv farebbe uno sfracello d'ascolti. Fidatevi." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 marzo 2006)

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