SCHEDA FILM

La domenica della buona gente

Anno: 1953 Durata: 95 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:radiodramma omonima di Vasco Pratolini e Giandomenico Giagni

Produzione:GIOVANNI ADDESSI PER TRIONFALCINE

Distribuzione:SIDEN FILM - MFD HOME VIDEO

TRAMA

Un ex calciatore che naviga in cattive acque spera di trovar lavoro come allenatore presso la squadra del Napoli, che quella domenica gioca a Roma. Ma il Napoli perde e le speranze dell'ex calciatore sfumano. La moglie sta per abbandonarlo, ma la loro bambina li ricongiunge. Quella stessa domenica, un pensionato, che ha giocato al totocalcio, nella speranza di vincere le 300.000 lire, che basterebbero a rimettere in equilibrio il suo bilancio, quando scopre d'aver fatto 13, si mette a far progetti ed è desolato quando il suo 13 si trasforma in un 12. Ha vinto quattro milioni e gli sembrano pochi. Alla stessa partita assiste anche Giulio, il fidanzato di Maria. Giulio è disoccupato e Maria sperava che lo zio, che quella domenica pranza in casa sua, potesse impiegarlo; ma Giulio non ci va. Allo stadio Giulio incontra una giovane vedova, venuta da Salerno in cerca dell'amante, che l'ha abbandonata, mentre lei aspetta un bambino. Giulio riesce a confortare e a calmare la donna, venuta a Roma con propositi omicidi. Quando la donna, prima di ripartire, incontra l'amante, che col suo cinismo l'esaspera, s'accorge che nella borsetta non c'è più la pistola: Giulio prudentemente gliel'ha sottratta. Maria rimprovera aspramente Giulio per il suo comportamento; ma, dopo un breve litigio, si riconciliano.

CRITICA

"In alcuni scadimenti melodrammatici (...) in talune insistenze macchiettistiche (...) risiedono i due limiti evidenti del film, limiti cui, del resto, opere del genere, tenute su un registro impressionistico, al di fuori di una storia solidamente costruita, difficilmente riescono a sottrarsi. Ma essi sono gradevolmente compensati dalla scioltezza di un raccontare lesto, appoggiato ad una frequente, acuta facoltà di osservazione, ad un umore sapido (...), ad un fervore dilogico, opportunamente colorati di succhi dialettali (...) ad una recitazione svelta". (Giulio Cesare Castello, "Cinema", 129, 15 marzo 1954)

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