La citt? ideale2012

SCHEDA FILM

La città ideale

Anno: 2012 Durata: 105 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:GIALLO

Regia:Luigi Lo Cascio

Specifiche tecniche:DCP, 35 MM

Tratto da:-

Produzione:ANGELO BARBAGALLO PER BIBI FILM CON RAI CINEMA

Distribuzione:ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ (2013)

ATTORI

Luigi Lo Cascio nel ruolo di Michele Grassadonia
Catrinel Marlon nel ruolo di Alessandra
Luigi Maria Burruano nel ruolo di Avv. Scalici
Massimo Foschi nel ruolo di Avv. Chiantini
Alfonso Santagata nel ruolo di Pubblico Ministero
Aida Burruano nel ruolo di Mamma
Roberto Herlitzka nel ruolo di Custode maneggio
Barbara Enrichi nel ruolo di Giudice
Angela Antonini
 

SOGGETTO

Lo Cascio, Luigi
 

MUSICHE

Rocca, Andrea
 

MONTAGGIO

Rayner, Desideria
 

COSTUMISTA

Barbera, Maria Rita

TRAMA

Michele Grassadonia è un appassionato ecologista che ha lasciato Palermo e si è trasferito a Siena, la sua città ideale, e da circa un anno ha cominciato un nuovo stile di vita, cercando di non utilizzare l'acqua corrente e l'energia elettrica. Una notte di pioggia, però, Michele rimane coinvolto in una serie di strani e misteriosi avvenimenti...

CRITICA

"Debutto ambizioso (una storia kafkiana...) per Lo Cascio che dimostra di saper girare, trovando atmosfere e chiaroscuri di un racconto che tiene apposta chiuso in una confezione misteriosa. Nei panni d'un maniaco ecologista coinvolto in un incidente sposa la causa di un finale aperto e si dichiara pronto a un'opera seconda in cui potrà guardare i mortali." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 18 aprile 2013) "Magari alla fine non si resta del tutto soddisfatti ma 'La città ideale' ha il pregio di partire e procedere, almeno fino a un certo punto, in modo coinvolgente. E incuriosisce, con la sua costruzione non banale di un'atmosfera kafkiana. L'attore Luigi Lo Cascio (anche benvenuto autore, qui, della sua opera prima) è un architetto siciliano trasferito con entusiasmo a Siena, città ideale per la sua sensibilità d'inflessibile ecologista. Una serie di circostanze Io infila incolpevole (ma troppo incerto, proprio perché non attrezzato a difendersi) in un paradossale tunnel giudiziario, stretto tra le arti sofisticate e indifferenti alla sua idea oggettiva di verità del giudice Alfonso Santagata e degli avvocati Massimo Foschi e Luigi Maria Burruano. Il primo e più riuscito livello è quello del racconto surreale. Il secondo e il terzo, più ideologici, sono: uno, quello dell'attrito tra un mondo ideale che non può esistere perché disumano e una dialettica tra ordine e disordine relativi che invece sono la vita vera. L'altro, quello del dubbio nei confronti di una giustizia persecutoria." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 aprile 2013) "L'esoridio nella regia di Luigi Lo Cascio, uno degli attori di punta del nostro cinema, è un oggetto da maneggiare con cura. Basterebbe un non nulla per romperlo. Basterebbe, ad esempio, nominare Kafka. L'abbiamo fatto anche noi, da Venezia (dove il film ha esordito alla Settimana della Critica). Del resto, come si fa? Ogni volta che in un film, o in un romanzo, o nella vita reale un uomo piomba in un incubo senza vie d'uscita, il sommo Franz fa capolino. Eppure «kafkiano» è uno degli aggettivi più usurati del vocabolario. E allora? Bisogna chiedere aiuto a Jean-Marie Straub e Daniele Huillet, gli unici registi che - più di Orson Welles, sissignori! - hanno fatto un film da Kafka senza essere «kafkiani» con le virgolette. Kafka, spiegarono ai tempi di 'Rapporti di classe' (capolavoro tratto da 'Amerika'), non va filmato in modo onirico e surreale perché è lo scrittore più concreto e realistico che esista. 'La città ideale' tenta di fare la stessa cosa, fin dal titolo: qualunque essere raziocinante sa che la «città ideale» non esiste, e il film lo dimostra. Ma Michele Grassadonia, il protagonista (lo stesso Lo Cascio) emigrato da Palermo a Siena, è convinto del contrario. Crede che Siena sia perfetta per mettere in atto il suo sogno ecologista. Michele vuole testardamente vivere «a chilometro zero»: non fuma, non consuma energia elettrica, ricicla l'acqua, non usa l'auto. Ma una sera è costretto ad uscire con la macchina di un amico, e cominciano i guai. (...) E' tutto mentale, ma tutto tremendamente vero. 'La città ideale' è il corrispettivo filmico di quei processi mentali in cui frenate appena in tempo per evitare un tamponamento, e non è successo nulla, ma la mente comincia a lavorare: Dio mio, e se lo prendevo, e quello moriva, e bisognava attendere la polizia, e facevo tardi, e la casa andava in fiamme perché ho lasciato la pentola sul fuoco, e bruciava tutto il quartiere, la città, il mondo... Non è Kafka: è la vita, con i suoi percorsi paralleli e le sue «sliding doors». Era meglio se non usciva, Michele. Era meglio se rimaneva a Palermo. Era meglio... E' meglio che vediate questo film, è proprio bello." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 aprile 2013) "Una scommessa alta per un esordiente, soprattutto perché Lo Casco non si accontenta di un soggetto «due-camere-e-cucina» ma si avventura in un viaggio nell'ambiguità dell'esistenza, e della sua rappresentazione, cercando a questo una corrispondenza costante nelle sue immagini. (...) Chi è davvero Michele la cui vita viene sconvolta in una serata di poggia, quando guidando lui che non tocca da anni un'automobile per fare un piacere al capo, investe qualcosa o qualcuno? (...) non è un thriller 'La città ideale', anche se intorno a questa morte accidentale si costruisce la progressione narrativa. Al centro del mistero c'è piuttosto il protagonista, il puzzle complicato di frammenti emozionali che stridono con la facciata delle convinzioni, e coi fantasmi che ha rinchiuso in un angolo remoto, a cominciare dal padre perseguitato. Vi somigliate tanto gli dice la madre, e invece lui ha provato a essere diverso in ogni modo, a essere un altro mentre circolarmente si trova quasi a prendere il suo posto: stessa sconfitta, stessa disillusione. (...) C'è qualcosa di disturbante, e di molto forte in questa messa nudo di un maschile (incertezze comprese), e della sua retorica in un mondo tra uomini, attraversato da improvvisi lampi di un femminile che è pura proiezione, la madre, l'amante, l'oggetto del desiderio (a tratti si pensa a 'Shame' di Steve MacQueen). Lo Cascio lavora su un tempo sospeso, un flusso surreale a cui la luce di Pasquale Mari e il montaggio di Desideria Rayner imprimono con precisione il sentimento oscuro, di soffocante inquietudine che la scoperta progressiva di questo ipotetico sé produce. Ed è un sé individuale ma anche collettivo, sono i lati oscuri sopiti e gli opportunismi (o le «opportunità») di ciascuno che all'improvviso affiorano negli incubi notturni del personaggio e nelle meschinità di una «città ideale» che non è tale, e non può esserlo perché è diventata la proiezione delle sue fantasmagorie. Nel gioco di specchi, e del cinema, la «verità» diviene dunque «il possibile», rivelando il suo conflitto, e il talento di un cineasta che ci sorprende." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 11 aprile 2013) "Anche sceneggiatore e interprete, Luigi Lo Cascio esordisce nella regia con una commedia nera dai risvolti kafkiani. (...) Del film non sapremmo dire se risulta più irritante l'ottusa macchina di giustizia o l'ottuso idealismo di Michele; e l'impressione è che Lo Cascio non abbia saputo ben equilibrare i toni onirico/grotteschi del racconto. Resta però l'interesse di un'opera originale, diversa dalle altre, con belle partecipazioni di attori." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 aprile 2013) "Dimostra di saperci fare l'esordiente regista Luigi Lo Cascio, che dirige se stesso in una commedia a mezza via tra Pirandello e Kafka. (...) Il film tiene fino in fondo, nonostante il ritmo lento." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 aprile 2013) "Ancora fragile e imperfetto nell'esecuzione, ma dotato di un disegno e di ambizioni perlomeno inconsuete. (...) Il tutto zigzagando fra grandi numeri d'attore (Massimo Foschi e Luigi M. Burruano, paladini del Falso), immagini sempre molto controllate, fugaci omaggi al Welles del 'Processo'. E dialoghi così ben torniti che gli si perdona anche qualche insistenza." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 Settembre 2012) "Esordiente alla regia, lo Cascio cerca verità e senso civico, ma trova un'indagine kafkiana, con avvocati sopra le righe, mamme protettive e prove equine. Da Sciascia a Borges e Polanski, poche sono le novità e tanti i registri: smisurata ambizione e misurata presunzione, Luigi affastella metafore e fa confusione. Idealistico." ('Il Fatto Quotidiano', 1 Settembre 2012)

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