SCHEDA FILM

La baraonda

Anno: 1980 Durata: 107 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Florestano Vancini

Specifiche tecniche:PANORAMICO - COLORE CINECITTA'

Tratto da:-

Produzione:GIANNI MINERVINI E ANTONIO AVATI PER LA A.M.A. FILM E UGO TUCCI PER UTI PRODUZIONI ASSOCIATE

Distribuzione:VARIETY FILM

 

MUSICHE

Carpi, Fiorenzo
 

MONTAGGIO

Meniconi, Enzo
 

SCENOGRAFIA

Pantani, Silvana
 

COSTUMISTA

Pantani, Silvana

TRAMA

Il racconto è tenuto insieme dal tenue filo che pare torni a legare Federico Salvi, un giovane medico sportivo di turno alla sei giorni ciclistica che si svolge al Palasport di Milano, ed Erminia, una ragazza romagnola che ha avuto con lui una fugace avventura amorosa d'estate, a Cesenatico, un paio d'anni prima. La ragazza, infatti, continua a pedinare il medico - che ha completamente dimenticato quella parentesi estiva - riuscendo a catturarlo con il suo fare spregiudicato e aggressivo, fino a convincerlo a prendersi le proprio responsabilità nei suoi confronti e nei confronti del bambino nato dalla loro relazione. Infine, inaspettatamente e senza scenate, gli dice che sa cavarsela da sola, e parte con il bimbo per il Canada. La cornice dell'esile vicenda è la "baraonda" del Palasport durante la sei giorni, che consente al regista di abbozzare un campionario di dolente umanità. Tante piccole storie appena accennate, qualche fuggevole indugiare della cinepresa su volti e risvolti, che induce quasi lo spettatore distratto a rendersi conto che dentro quella massa di tifosi e di faccendieri che popola il Palasport esistono uomini e problemi. E un finale emblematico: nel cielo notturno, che fa da sipario al Palasport finalmente deserto, un solitario barbone scorge un oggetto misterioso. Promessa di incontri ravvicinati dell'umanità con qualcuno in grado di metter un po' di ordine nella "baraonda"?

CRITICA

"Il film non può dirsi eccezionale, anche se - a confronto delle quotidiane banalità che il cinema italiano (e non) degli anni 80 ci propone - ha un suo tenue richiamo alla responsabilità personale di ciascuno nella vita. Il regista, però, ha perduto l'occasione di andare più a fondo nei comportamenti dei suoi personaggi e di delineare con più incisività i drammi, le passioni, i fenomeni individuali e collettivi che si svolgono ai bordi della pista: violenza, droga, deviazioni sessuali, intrighi parapolitici, esaltazione religiopsa, terrorismo... tutto un calderone pittoresco e patetico lì confluito dalle pieghe oscure della metropoli." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 93, 1982)

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