SCHEDA FILM a cura di Cinematografo.it

Katinka - Storia romantica di un amore impossibile

Anno: 1988 Durata: 91 Origine: DANIMARCA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, SENTIMENTALE

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA

Tratto da:romanzo "Ved vejen" di Herman Bang

Produzione:NORDISK FILM FILMINDUSTRI THE DANISH FILMINSTITUTE

Distribuzione:ONYX FILMS (1989) - VIVIVIDEO

 

TRAMA

In Danimarca, Katinka, graziosa moglie del corpulento capostazione Bai, trascorre una vita tranquilla fino a quando non conosce Huss, un giovane agronomo giunto in paese per lavorare nella zona. Tra i due è quasi un colpo di fulmine. L'uomo inizia a frequentare con discrezione la casa di Bai e a prendere parte ai piccoli riti quotidiani, come quello del tè o del cenone di Natale, cercando sempre un pretesto per parlare con Katinka. Huss cerca di mantenersi il più distaccato possibile per non dare adito a pettegolezzi e infatti nessuno sembra accorgersi degli sguardi che i due innamorati si scambiano. Quando poi l'agronomo deve lasciare la cittadina, Katinka trova il coraggio di chiedergli soltanto un bacio d'addio. Rimarrà sola a osservare le altre donne sposarsi con gli uomini che amano, nel ricordo di Huss, comparso e svanito dalla sua vita come una meteora senza lasciare altra traccia che il ricordo...

 

CRITICA

"Senza timore di figurare come un adepto del cinema di papà, Sydow si compenetra dei segreti della pagina, coglie le sfumature, gioca sui semitoni da ispirato minimalista. Felice è il lungo episodio della gita alla fiera, con la veduta di Napoli nel panopticum e la scorciatoia attraverso il cimitero scelta maliziosamente dal capostazione Bai per sorprendere le coppie che vi si appartano. Amore e morte giocano a rimpiattino in una chiave ora operettistica e ora tragica. Amabilmente stordito è l'autorevole Ole Ernst come Bai, mentre Kurt Ravn riesce a dare uno spessore non banale al fantasmatico Huus. Ma la rivelazione del film mi pare Tammi ??st, una giovane che in scena ha fatto Irina in 'Tre sorelle' e immette nel personaggio qualcosa di quel soffio cecoviano di poesia. Speriamo non suoni riduttivo affermare, in tempi di derisione obbligatoria, che 'Katinka' è qualcosa di meglio di un bel film. E' il film di una brava persona." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 19 marzo 1989) "Max von Sydow è diventato regista. Per il suo esordio, però, non si è ispirato ad un tema svedese ma a un finissimo romanzo, Lungo la strada, di uno dei più celebri scrittori danesi a cavallo fra Ottocento e Novecento, Herman Bang, considerato uno degli esponenti dell'Impressionismo in letteratura. Un'impressionismo che, ora tenendosi ai dati oggettivi della rappresentazione, ora ricorrendo a cifre soggettive per rileggere gli stati d'animo dei personaggi, gli consente qui di raccontare a distanza, ma con finissimi tocchi psicologici, la vicenda di una giovane donna sposata e malata che, pur essendosi innamorata di un altro, non cede, preferendo la rinuncia alla passione. Morendo poco dopo consunta dalla tisi. Il romanzo di Bang, che faceva parte di un ciclo non a caso intitolato 'Esistenu mute' (alla lettera Nature Morte), seguiva i casi della protagonista con estrema delicatezza, evocandovi attorno un paesino rurale di provincia e della gente divisa tra minute faccende domestiche, gioie lievi e miserie modeste. Arrivando a climi di segreta, dolorosa tensione attraverso una quasi rarefatta immobilità di gesti, di sensazioni, di fatti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 marzo 1989) "Molti critici relegarono a Cannes 'Pelle alla conquista del mondo' nella categoria del cinema accademico di papà (o del nonno?), adatto al passaggio sui teleschermi in ore di basso ascolto. Appartiene alla stessa categoria 'Katinka'? Può darsi. E' il racconto crepuscolare di un amore represso, il ritratto delicato di una donna che rinuncia, la rievocazione di un piccolo mondo antico in cui la tristezza è scortata dall'ironia e dall'umorismo. Nei pressi di Cechov Sydow si trova a suo agio. Tammi ??st è di una struggente malinconia, la fotografia di Sven Nykvist, l'operatore prediletto di Bergman, restituisce magicamente la luce del paesaggio nordico." (Morando Morandini, 'Il Giorno')

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