SCHEDA FILM

Kalifornia

Anno: 1993 Durata: 118 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:ARRIFLEX, SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35) SCOPE - DE LUXE

Tratto da:-

Produzione:POLYGRAM FILMED ENTERTAINMENT, PROPAGANDA FILMS, KOUF/BIGELOW PRODUCTIONS, VIACOM PRODUCTIONS

Distribuzione:WARNER BROS ITALIA - PANARECORD

TRAMA

Minacciato di sfratto dal proprietario della terra dove tiene la propria roulotte e tormentato dall'ufficiale addetto alla sua sorveglianza, che per favorire il suo reinserimento nella società lo spedisce continuamente in giro a sostenere colloqui di lavoro che non promettono nulla di buono, l'ex detenuto Early Grayce è alla ricerca di un'alternativa. Un giorno, presentandosi all'Università per un posto di usciere, la sua attenzione viene catturata da un annuncio che gli offre la via d'uscita ideale: "Cerchiamo qualcuno disposto ad alternarsi alla guida e dividere con noi le spese di viaggio, in cambio offriamo una settimana indimenticabile in giro per le strade d'America alla ricerca dei luoghi che sono stati scenario di delitti celebri". Si tratta di Brian, impegnato nelle ricerche per una tesi di dottorato sui serial killer, e Carrie, fotografa professionista e anticonvenzionale che realizza immagini di esplosiva sensualità del tutto inadatte al pubblico delle mostre. I due, benché appagati e soddisfatti della propria vita, hanno deciso entrambi di abbandonare la routine quotidiana per collaborare alla realizzazione di un libro sugli omicidi più celebri d'America. Durante un viaggio attraverso il Tennessee, l'Arkansas e il Texas, Brian e Carrie visiteranno i luoghi di alcuni delitti passati alla storia fino alla meta finale: la California.

CRITICA

"A venticinque anni di distanza, la Kalifornia con la "kappa" di killer non insegue più i sogni di 'Easy Rider'. Più che libero e selvaggio, l'on the road del novanta è zona di transito per 'heavy riders', per cavalieri col fiato pesante e la mente disturbata. Tutto scorre, tutto cambia: il 'karma' è una parola francese, le porte della percezione usci socchiusi alla morte, il chopper una Lincoln decappottabile e al Brad Pitt filiforme di 'Thelma & Louise' han fatto gonfiare i soliti bicipiti e ora pare il figlio d'una relazione illecita tra Robert Redford e Braccio di Ferro. Esagerati. La voce fuori campo è, culturalmente, fuori di testa. Nella sostanza il film - che a Venezia ha trovato insospettabili fan - esprime la seguente teoria: gli intellettuali borghesi masticano poco di serial killer, violenza, pistola ma poi sono affascinati dalla furia sensuale e dalla beata ignoranza dei dropouts. I quali - picchiati dal padre, snobbati dalla madre o sgridati dalla zia che siano - sono comunque tipi incredibili: dicono 'svuotare il serbatoio' quando vanno a fare pipì, per 'bionde' intendono le birre, vanno in giro ad uccidere anziani con il catetere e si portano dietro una fidanzata che chiamano 'micia'." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 9 dicembre 1993) "Scandito dalle tappe canoniche del film sulla strada (Tennesse, Arkansas, Texas, Nevada...) e smaltato dalla fotografia di Bojan Bazelli, 'Kalifornia' propone in chiave abilmente spettacolare un enigma di ardua decifrazione: chi sono e che faccia hanno questi 'mostri' che straziano decine di vite umane? Rifiutando l'approccio fenomenologico oggi di moda, l'esordiente Dominic Sena irride in un contesto più hollywoodiano alla pretesa di spiegare in chiave psicoanalitica quell'istinto di morte ("Ogni volta che tiri il grilletto uccidi tuo padre"). L'unica risposta possibile è quella che il professorino, finalmente approdato a Malibù, elabora nell'ultima scena: "Chiunque può uccidere, ma noi dobbiamo fare i conti con la nostra coscienza e il nostro senso di colpa. Early non l'aveva mai fatto". Specialmente nella prima parte, più allusiva e insinuante, 'Kalifornia' si propone come un "quartetto da camera", anzi da macchina, che intreccia con efficacia pulsioni erotiche, fragilità esistenziali e scarti di verità. Sono tutti e quattro bravi gli interpreti, anche se la parte del leone se la ritaglia Brad Pitt, nel ruolo di Early. Chi l'ha visto nei panni di Reford giovane nel recente 'In mezzo scorre il fiume', stenterà a riconoscerlo: metà Cristo metà Satana, caracolla per tutto il film invocando quelle 'porte della percezione' che Huxley rivelò in un celebre libro, feroce e umorale come ogni assassino che non ha niente da perdere. Auguratevi di non fare mai un viaggio insieme a un tipo così." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 9 dicembre 1993)

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