JEFFERSON IN PARIS1995

SCHEDA FILM

JEFFERSON IN PARIS

Anno: 1995 Durata: 136 Origine: USA Colore: C

Genere:STORICO

Regia:James Ivory

Specifiche tecniche:NORMALE A COLORI

Tratto da:-

Produzione:ISMAIL MERCHANT PER MERCHANT-IVORY PRODUCTIONS

Distribuzione:MEDIASET - MEDUSA VIDEO

ATTORI

Nick Nolte nel ruolo di Thomas Jefferson
Gwyneth Paltrow nel ruolo di Patsy Jefferson
Estelle Eonnet nel ruolo di Polly Jefferson
Greta Scacchi nel ruolo di Maria Cosway
Thandie Newton nel ruolo di Sally Hemings
Charlotte de Turckheim nel ruolo di Maria Antonietta
James Earl Jones nel ruolo di Madison Hemings
Jean-Pierre Aumont nel ruolo di D'Hancarville
Lambert Wilson nel ruolo di Conte Di Lafayette
Michael Londsdale nel ruolo di Re Luigi Xvi
Olivia Bonamy nel ruolo di alunna
Seth Gilliam nel ruolo di James Hemings
Simon Callow nel ruolo di Richard Cosway
Todd Boyce nel ruolo di William Short
Vincent Cassel nel ruolo di Camille Desmoulins
 
 

SCENEGGIATORE

Prawer Jhabvala, Ruth
 
 

SCENOGRAFIA

François, Guy-Claude
 

TRAMA

Il quarantunenne Thomas Jefferson nominato dal governo degli Stati Uniti ambasciatore a Parigi vi si trasferisce dopo la morte della moglie cui ha giurato eterna fedeltà. Porta con sé la figlia maggiore Patsy, un segretario e lo schiavo mulatto James Hemings. E' bene accetto dalla nobiltà parigina e suscita interesse nelle dame d'alto rango, specialmente nell'italiana Maria, sposata con Richard Cosway. Jefferson partecipa alla vita della corte di Luigi XVI e Maria Antonietta, e s'invaghisce dell'avvenente Maria Cosway che lo ricambia. Quando gli giunge notizia della morte dell'ultima figlia minore, Jefferson si ritiene affrancato dalla sua promessa di eterna fedeltà e propone a Maria di trasferirsi con lui in America: ma costei si allontana per seguire il marito a Londra. Jefferson intende riunire, frattanto, a Parigi l'intera famiglia: fa venire dall'America la figlia minore Colly. Quando Maria Cosway ritorna a Parigi in lei rinasce il dubbio di non potersi adattare alla cultura americana, che ancora tollera la schiavitù e finisce per interrompere la propria relazione. All'approssimarsi del ritorno di Jefferson in Virginia, James Hemings dichiara di voler restare a Parigi, preferendo la libertà: Jefferson si impegna di concedergliela, giunto in America.

CRITICA

"Troppa carne al fuoco? Troppi film in uno solo? Ma provatevi a stiparli in un film di due ore senza noiosità didattica, con la sagacia di cui danno prova Ivory e la sua sceneggiatrice. D'accordo: la love story tra Jefferson e la pittrice oriunda italiana Maria Cosway (storicamente provata) non è appassionante, ma offre almeno un momento di grande finezza psicologica la scena nell'orto in cui la Scacchi constata di persona, da impercettibili sfumature, il legame tra Jefferson e la sua schiava quindicenne (storicamente da dimostrare). E' vero che Thandie Newton esagera in smorfie e mossette nella resa di Sally Hemings, ma, a paragone degli esibiti congressi carnali che straripano sugli schermi, come giudicate il ritegno di Ivory: reticenza? Pudore espressivo? Capacità di suggerire? Non è degno del miglior Rossellini il modo con cui Ivory - e il bravissimo Michael Lonsdale - racconta il pianto di Luigi XVI dopo aver appreso che non è cominciata una rivolta, ma una rivoluzione? Credetemi: 'Jefferson in Paris' ha almeno il merito di essere un film politicamente scorretto." (Morando Morandini, "Il Giorno", 23 Maggio 1995) "Tutto giusto: ma il film è piatto, Jefferson e Cosway sono sagome unidimensionali più che personaggi, la schiava mulatta seduce il padrone con mimiche e gesti da comica di Charlot, l'inutile cornice giornalistica ottocentesca si perde per via, la versione italiana crea con la confusione delle lingue un clamoroso pastrocchio, C'è un momento bello: il re è a caccia nella foresta quando un messaggero a cavallo lo informa dei moti popolari a Parigi; 'E' una rivolta?', chiede; 'No, sire, è una rivoluzione'; il sovrano si volta, e scoppia a piangere."(Lietta Tornabuoni, "La Stampa", 21 Maggio 1995) "James Ivory, la sua fedele sceneggiatrice Ruth Prawer Jhabvala e il produttore Ismail Merchant formano ormai da tempo un terzetto ben collaudato, ma questa volta l'affiatamento non è riuscito a superare la prova del confronto fra vizi privati e pubbliche virtù che l'individuo vive misurandosi con la società e con la Storia. Film deludente e di maniera, nonostante l'impegno produttivo, il sontuoso impianto scenografico e la ricostruzione accurata, 'Jefferson in Paris' è piatto e sfocato, fragile e prolisso. Né l'interpretazione di Nick Nolte contribuisce a conferire spessore e credibilità al personaggio di Thomas Jefferson." (Enzo Natta, "Famiglia Cristiana", 26 Luglio 1995)

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