Io, loro e Lara2009

SCHEDA FILM

Io, loro e Lara

Anno: 2009 Durata: 115 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Carlo Verdone

Specifiche tecniche:35 MM (1:2.35)

Tratto da:-

Produzione:WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA

Distribuzione:WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2010) - DVD E BLU RAY: WARNER HOME VIDEO (2010)

ATTORI

Carlo Verdone nel ruolo di Carlo Mascolo
Laura Chiatti nel ruolo di Lara
Anna Bonaiuto nel ruolo di Beatrice Mascolo , sorella di Carlo
Marco Giallini nel ruolo di Luigi Mascolo , fratello di Carlo
Sergio Fiorentini nel ruolo di Alberto Mascolo , papà di Carlo
Angela Finocchiaro nel ruolo di Elisa Draghi, assistente sociale
Olga Balan nel ruolo di Olga
Agnese Claisse nel ruolo di Aida
Tamara di Giulio nel ruolo di Eva
Cristina Odasso nel ruolo di Mirella Agnello
Giorgia Cardaci nel ruolo di Francesca
Marco Guadagno nel ruolo di Padre Giulio
Roberto Sbaratto nel ruolo di Padre Savastano
Loukoula Letizia Sedrick Boupkouele nel ruolo di Madou
Antoinette Kapinga Mingu nel ruolo di Sofia
Nimata Carla Akakpo nel ruolo di Hakira
Gianfranco Mazzoni nel ruolo di Signor Gallone
Valeria Ceci nel ruolo di Signora Gallone
Marco Minetti nel ruolo di Venditore Autosalone
 
 

MONTAGGIO

Di Mauro, Claudio
 

SCENOGRAFIA

Marchione, Luigi
 

COSTUMISTA

Romanoff, Tatiana

TRAMA

Carlo Mascolo, sacerdote missionario in Africa, viene assalito da una profonda crisi esistenziale e di fede. Tornato a Roma, dietro suggerimento dei suoi superiori, decide di prendersi una pausa di riflessione, ritrovare il calore della sua famiglia e cercare di superare il problema. Tuttavia, il suo ritorno gli riserverà amare sorprese, poiché si troverà intrappolato in una società schizofrenica assolutamente priva di rapporti umani, con i suoi familiari - il padre Alberto, il fratello Luigi e la sorella Beatrice - troppo concentrati su se stessi e che sembrano ignorare i suoi problemi. Poi, un giorno, nel già complicato universo della famiglia Mascolo irrompe all'improvviso Lara, atipica guida turistica, bella e dalla vita complicata che, dopo l'iniziale ostilità, aiuterà Carlo e la sua famiglia a ritrovare l'armonia.

CRITICA

"Verdone ha cominciato la sua carriera all'Alberichino, producendosi in gustose incarnazioni ritagliate dalla realtà: dal bullo al borghese ipocrita all'imbroglione cinico. Un repertorio che poi ha travasato nei film, passando dallo sghiribizzo al disegno composito. Tuttavia il prete di 'Io, loro e Lara' non è un personaggio parodico ('Un sacco bello') o un impostore ('Acqua e sapone'); semmai ricorda (ma con tutt'altro spirito) il sacerdote Nanni Moretti di 'La messa è finita', che tornato in famiglia scopriva un mondo talmente privo di valori da indurlo a ripiegare nella fuga. (...) Questo Don Carlo di Verdone non aspira a farsi maschera, piuttosto si mantiene incredulo e indignato sul limitare del teatrino di contemporanea decadenza che ha davanti. Salvo poi, spinto dalla generosità e dal candore, a cacciarsi in situazioni assurde che Verdone imbastisce in modo esilarante e di cui è protagonista sublime; mentre l'impalcatura architettonica del racconto soffre di qualche fragilità e gli altri caratteri, nonostante il buon (e ottimo) livello degli interpreti, non sono del tutto messi a fuoco. Ma a rendere comunque coerente la commedia, assicurandone la riuscita, provvede la sentita motivazione che la pervade. Da credente autentico seppur eterodosso, si direbbe che Verdone abbia voluto rivolgere un appello alla chiesa, sollecitandola a prendere posizioni meno teologiche e più pragmatiche. Come fa il suo onestissimo Don Carlo, sempre pronto a guardare (se non ad assolvere) il prossimo con l'affettuosa tolleranza di chi vive sulla propria pelle debolezze e disagi dell'umano vivere." (Alessansra Levantesi, 'La Stampa', 08 gennaio 2010) "Quando un comico si veste da prete di solito lo fa per strappare la risata. Se lo fa un comico in grande crescita come l'ultimo Verdone, però, le cose cambiano. 'Io, loro e Lara' parte da uno spunto che può ricordare il vecchio 'Stanno tutti bene' di Tornatore (un uomo torna da lontano e scopre che il suo paese, o la sua famiglia, è alle soglie del baratro) ma finisce per essere un'acre benché sorridente resa dei conti con l'Italia di oggi, la sua incredibile volgarità, la sua ipocrisia. Vista da un missionario, lo stesso Verdone, di ritorno dopo lunghi anni in Africa dove ne ha passate di tutti i colori. È un ulteriore passo avanti dopo la ferocia di 'Grande grosso... e Verdone'. Dal raccapriccio, che può scantonare in comico, si passa infatti allo sgomento. Dallo stupore (come siete, anzi come siamo diventati) al fastidio, se non alla denuncia (possibile che a tutti vada bene così?). Non è una posizione facile per un comico. Difatti Verdone lascia più spazio che mai agli eccellenti coprotagonisti e al loro corteo di rancori, cecità, avidità, tenendo invece dubbi e dilemmi per sé." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 05 gennaio 2010) "'Io loro e Lara è una felice sintesi fra il Verdone comico e quello più meditabondo. È un film feroce sull'Italia di oggi, sull'egoismo e sul razzismo che ci circondano - mentre non sopravvaluteremmo l'aspetto 'terzomondista': l'Africa, in fondo, nel film si vede molto poco. Noi italiani dovremmo vederlo con lo spirito di chi osserva un buffo, spietato autoritratto. E noi critici dovremmo finalmente riconoscere in Verdone non solo un formidabile ritrattista di casi umani estremi, ma anche un raffinato regista di situazioni al confine tra comico e drammatico. Fate caso come, nel film, nessuno stia mai a sentire il prossimo; soprattutto, nessuno (in Italia, in Africa è diverso) sta mai a sentire Carlo, che sembra sbarcato all'improvviso in un paese di sordi (con la «s» minuscola!). E per valutare la bravura dell'attore-regista, osservate con attenzione la strepitosa scena in cui Angela Finocchiaro tenta di sedurlo: quale mattatore regalerebbe alla sua partner tutto il peso comico di una sequenza, riservandosi un ruolo da spalla di lusso? Verdone può, ormai, permetterselo: anche perché il coro di attori che lo circondano è perfettamente intonato." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 gennaio 2010) "Nel suo nuovo film Carlo Verdone è di una bravura che si può solo definire mostruosa. Ora l'unico problema di questa commedia accurata e accorata potrebbe essere quello di schivare l'abbraccio dei professionisti dell'indignazione che usano il cinema come strofinaccio per spolverare i propri e altrui luoghi comuni. Infatti 'Io, loro e Lara' si sviluppa su tre assi portanti: un climax a blocchi (la prima parte decisamente esilarante, poi un bouquet di mezzitoni e infine il finale fintamente consolatorio), l'attenzione spasmodica al coro dei comprimari e una riflessione più crepuscolare che impettita sul contemporaneo affievolirsi dei valori. (...) Il segreto sta, come sempre, nell'inimitabile presa sul dettaglio che il Grande Osservatore esercita nel rispetto dei diversi tempi comici: ora stupefatto, ora goffo, ora polemico, ora malinconico, il suo alter ego in abito talare riflette ogni sfumatura dell'ambiente e dei comportamenti, le tramuta in emozioni, le rimodella in espressioni e le restituisce agli spettatori in forma di visione insieme laica e cattolica, istintiva e riflessiva, depressa e speranzosa. Le tecniche di regia sono rese invisibili e grazie al felice contrappunto di fotografia, scenografia e musica il ritratto di gruppo - nonostante l'impianto quasi teatrale - non scade mai nel moralismo spray e si propone anzi come antitesi ai finti tribunali dei dibattiti in tv. Non insisteremmo, peraltro, sul confronto etico tra occidente egocentrico e terzomondo idillico: non fosse altro perché il primo è rappresentato anche da creature come Lara che l'emergente Laura (Chiatti, nuova pupilla del pigmalione di via Giulia) incarna con acerba grazia non disgiunta da un velo di angelica malizia. Sono trent'anni che l'occhio carloverdoniano inquadra la tragicommedia dell'inadeguatezza; ma se non fossimo in grado di cogliere l'elegante amarezza di un film come questo saremmo noi spettatori a scoprirci inadeguati a usufruire di un cinema italiano onesto innanzitutto con se stesso." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, 08 gennaio 2010') "Difficile parlare di Carlo Verdone. Perchè da uno come lui ti aspetti il massimo e quindi proprio con lui finisci per essere più severo, perchè è forse l'ultimo alfiere dell'ultima generazione di comici italiani geniali, malinconici e profondi. Con Troisi ci si divertiva a disegnare una rivalità che nella realtà era profonda stima reciproca: i due erano diversi e complementari, "melan-comici" (definizione geniale del collega Stefano Reggiani riguardo a Verdone stesso), sapevano raccontare piccoli momenti e piccoli uomini in cui si poteva rispecchiare l'anima del paese. Un'indagine dolce e dura, quella di Verdone, che tra caratterizzazioni e capolavori più o meno riconosciuti ('Borotalco' e 'Compagni di scuola' su tutti) ha saputo ritrarre un'Italia presuntuosa, assurda, cafona, rifatta. Italiani, brava gente. A chiacchiere. Li ritraeva con amore e perfidia, li cercava nel suo passato e nel suo presente, nelle scuole fatte e nelle sue passioni (vedi i ruoli dati a Mario Brega e Sora Lella) e il suo pubblico lo ha eletto a idolo e maestro di pensiero, imparando a memoria scene intere e facendo diventare alcune battute modi di dire. Ecco perché, dopo 30 anni di carriera, piace un Verdone che - come spesso accade, se non sempre - cerca strade diverse. Ci aveva provato con Silvio Muccino, provando a replicare ciò che fece Sordi con e per lui. Si era lasciato andare a un revival fiacco con 'Grande, grosso e Verdone', ora vira a 180° con 'Io, loro e Lara'. Commedia corale con attori straordinari anche per un mago del casting come Verdone (irresistibile Giallini, ottimi Fiorentini, Bonaiuto e Finocchiaro, i "loro"), il regista e attore cerca la caratterizzazione nelle rare e gustose autocitazioni ('Un sacco bello' e soprattutto 'Borotalco': Don Carlo che si atteggia a pilota da Parigi-Dakar è un ritorno a Manuel Fantoni) e in qualche scena esilarante, ma imposta il film con una coerenza narrativa e un rigore volti a un'opera più coraggiosa e complessa del solito. Ottima intenzione, suffragata anche da alcuni dettagli (forse i più difficili, ironia della sorte) ottimamente curati, ma che naufraga in un film che fa fatica a reggersi in piedi. Per via di quel montaggio spesso raffazzonato e per alcune scene, anche importanti, che sfuggono via al regista e agli attori (quella in banca tra i tre fratelli è esemplare: non ci sono i tempi nè la sincronia e i tre sembrano ridere pensandosi fuori campo, forse) e non corrette dall'occhio di solito attento dell'artista romano. (...) Ma la sceneggiatura offre battute e svolte insoddisfacenti, Laura Chiatti, pur brava e volenterosa, non sembra mai entrare davvero nel personaggio e il tutto rimane a metà strada. Vero è che questo Verdone, però, ci piace (più come regista che come attore): se questo film non è riuscito, può essere il primo di una nuova carriera. Come Almodovar può ritrovarsi in un cinema diverso. Per Pedro non fu buona la prima, e così vale per Carlo. Ma il ragazzo si (ri)farà." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 05 gennaio 2010) "La storia tratteggiata dall'artista romano non fa che riprendere e cucire insieme gli aspetti più tragici del nostro vivere comune, che qui confluiscono con una efficacia devastante. Si parla di tutto il peggio della nostra società: adolescenti senza ideali, matrimoni di comodo tra le donne straniere ed i nostri anziani, il denaro che fa da collante nei rapporti interpersonali, quand'anche si tratti di legami famigliari. Accanto a ciò, tanti pregiudizi ed una ormai conclamata incapacità di sapere ascoltare gli altri, perché nella varia umanità dei mostri che ricordano quelli di Dino Risi, ci che conta è risolvere i propri problemi, con buona pace per quelli degli altri, siano essi del parente, dell'amico o dell'Africa intera. Certo, in meno di due ore di film Verdone non può approfondire al meglio ogni tematica (e di tanto in tanto inciampa in qualche problema di ritmo nella narrazione), ma ci fornisce indizi sufficienti per una buona riflessione sul tutto, tra risate amare e la consapevolezza di essere davanti al filone cinematografico del miglior Verdone, il quale deve capire una volta per tutte di doversi separare dal suo lato più comico (che si traduce in macchiettistico) e proseguire sulla strada tracciata da film come 'Perdiamoci di vista', 'L'amore è eterno finché dura', 'Ma che colpa abbiamo noi'. E come, appunto, questo 'Io, loro e Lara'". (Manuel Monteverdi, 'Libertà', 12 gennaio 2010)

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