Io e te2011

SCHEDA FILM

Io e te

Anno: 2011 Durata: 97 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Bernardo Bertolucci

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti (ed. Einaudi)

Produzione:FICTION E MARIO GIANANI PER WILDSIDE IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM

Distribuzione:MEDUSA (2012)

ATTORI

Jacopo Olmo Antinori nel ruolo di Lorenzo
Tea Falco nel ruolo di Olivia
Sonia Bergamasco nel ruolo di Arianna
Veronica Lazar nel ruolo di Nonna
Tommaso Ragno nel ruolo di Ferdinando
Pippo Delbono nel ruolo di Psicologo
 
 
 

MONTAGGIO

Quadri, Jacopo
 

SCENOGRAFIA

Rabasse, Jean
 

COSTUMISTA

Kosak, Metka

TRAMA

Lorenzo è un adolescente solitario e problematico, che vive un rapporto conflittuale con la famiglia e con il mondo che lo circonda. E il suo desiderio di estraniarsi dalla quotidianità che lo opprime sta per diventare realtà: infatti, invece di partire per la settimana bianca insieme ai suoi compagni di scuola, Lorenzo ha deciso di nascondersi e passare l'intero periodo nascosto in cantina, lasciando fuori il mondo e le sue regole. Il suo piano è perfetto, ma a mandare all'aria tutto sarà l'arrivo della sorellastra Olivia, una 25enne ribelle e vivace, che con il proprio bagaglio di problemi sconvolgerà il microcosmo di Lorenzo...

CRITICA

"Se sono molti gli uomini che lavorano attorno alla propria opera, sono pochi quelli intorno ai quali l'opera lavora. Bertolucci è uno di questi e la confessione di qualche giorno fa su 'alias' («gli analisti hanno psicanalizzato per anni non me, la mia opera») lo confermano. 'Io e te', il piccolo grande duetto «antropofagico» di Bernardo Bertolucci - che per 9 anni un'ostinata malattia ha tenuto lontano dai set - esce nelle sale italiane dopo la grande accoglienza di Cannes e San Sebastian. Certo il cineasta di Parma, al 16° lungometraggio, non è mai caduto così in basso. (...) Concentrando il suo sesto film «romano» quasi tutto nello spazio claustrofobico, spazialmente ma mentalmente infinito, di questa cantina, grande come un atelier dark, e nel «duetto per cannibali» tra Lorenzo e Olivia, quoziente di difficoltà altissimo e demodé, degno di C.T. Dreyer e di 'Tva Manniskor' (Due esseri), 1945, o di Joseph Mankiewicz di 'Gli insospettabili' (1972), Bertolucci ha dovuto prima di tutto operare chirurgicamente sul romanzo 'lo e te', aiutato dallo stesso autore, Niccolò Ammaniti, ex «cannibale» che non ha perso il pelo né il vizio, da Francesca Marciano e Umberto Contarello. Lo ha sforbiciato di inizio e di fine, perché l'happy end nel cinema non è mai «end», ma è sempre in qualche modo «happy», e qui perfino «hippy», una felice idea o trovata; ne ha microvariato i dettagli perché memoria di lettura e memoria di lettura visiva non combaciano; e ha aggiunto alcuni personaggi o situazioni, sia per problemi ritmici che di sostanza. Però in «cantina», chiave di comprensione del cinema horror, luogo psicoanalitico per eccellenza, simbolo dell'inconscio, secondo una recente interpretazione di Alessandro Cappabianca, si deve «salire», e sul terrazzo «scendere» per invertire gli stereotipi dell'incorporamento bigotto. Missione compiuta grazie a una strumentazione adeguata: un soundtrack diegetico (cioè l'iPhone perennemente nelle orecchie di Lorenzo) degno di Gary Goertz, compreso David Bowie che canta 'Space Oddity' in italiano, e a un equipaggio perfetto e affiatato: Jacopo Quadri, il montatore che difficilmente manca mai un raccordo emozionale; Franco Piersanti, il compositore che scandalizza il dogma neoromantico ritrovando vitale Arnold Schoenberg lo scenografo cinefilo e proto-punk Jean Rabasse; Fabio Cianchetti, un sovrumano direttore delle luci da sottoscala che ha inventato sovrimpressioni cromatiche da capogiro, in 3d senza più doverlo usare. E l'accordo stonato in una armonia perfetta? Quando Lorenzo gira ripetutamente «a otto», come un detenuto in cella o un armadillo impazzito, scena che si ripropone ai distratti. Una ripetizione etologicamente corretta, ma che qualunque memoria teenager troverà ridondante." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 25 ottobre 2012) "La scoperta di una nuova voglia di vivere, davanti e dietro la macchina da presa, passa per Bernardo Bertolucci attraverso la nascita di un amore, quello tra un fratello e una sorella, che si conoscevano appena. Tornato sul set con rinnovato entusiasmo dopo gli anni di malattia, il regista parmense firma con "lo e te", dal romanzo breve di Niccolò Ammaniti e fuori concorso a Cannes, la storia di una rinascita. (...) Con una ventata di ottimismo e speranza che ha spinto il regista a ribaltare il tragico finale del libro." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 ottobre 2012) "Buona notizia, Bertolucci è tornato e sulla sua sedia a rotelle sa ancora stare in piedi nel Cinema che conta: 'lo e te' è il piccolo, grande film della rinascita, 9 anni dopo 'The Dreamers'. Oggi non si sogna più, la rivoluzione è in soffitta e in cantina si scappa dalla realtà, ma BB è sempre lui: sulle note di 'Space Oddity', riabbraccia il mondo, anche se sa di non poterlo più cambiare, e ritrova i giovani perduti e, crediamo, la sua perduta giovinezza. Applausi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 ottobre 2012) "Piacerà a coloro che da 50 anni apprezzano (giustamente) Bernardo Bertolucci come uno dei grandi narratori di cinema espressi nel nostro Paese. Lo dimostra anche qui in questo piccolo film «da camera» a due soli personaggi. Lo dimostra, ma il suo buon tempo se n'è andato (e non solo per la salute che gli ha detto no nell'ultimo decennio). Lo dimostra il rispetto con cui 'Io e te' è stato trattato all'ultimo festival di Cannes." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 ottobre 2012) "Pretenzioso melò, che Bertolucci ha tratto da un romanzo di Ammanti. (...) I due protagonisti sono antipatici, la storia non acchiappa, le banalità (d'autore) e il romanesco sono in agguato. Che barba." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 ottobre 2012)

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