Il tempo che resta2005

SCHEDA FILM

Il tempo che resta

Anno: 2005 Durata: 78 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:OLIVIER DELBOSC E MARC MISSONNIER PER FIDELITE' PRODUCTIONS, FRANCE 2 CINEMA

Distribuzione:TEODORA FILM (2006)

TRAMA

Romain è un fotografo trentenne. Eseguite delle analisi, un medico lo pone di fronte alla verità: è affetto da una malattia incurabile e gli restano solo pochi mesi di vita. Una notizia simile provoca sgomento, disperazione, ma è anche l'unica e ultima possibilità di diventare migliori, riconciliarsi con il prossimo ed essere finalmente sereni...

CRITICA

"Nonna e nipote, un rapporto proustiano che il sensibile e quasi sensitivo François Ozon, enfant prodige del cinema francese e regista di '8 donne', mette al centro della dolorosa storia tutta coniugata al maschile di un giovane gay fotografo di successo, malato terminale che rifiuta i contatti, lascia il compagno, si dedica alla nonna Jeanne Moreau: il tempo che resta serve per accettare quello che manca e per avere a tutti i costi un figlio. Mai prodigo di happy end Ozon metaforizza il male di vivere e l' assenza d' amore, stavolta in cinemascope, finendo in mare aperto, alla ricerca di assoluto. Seconda rimozione del lutto dopo 'Sotto la sabbia' con la Rampling, il dramma incita alla lacrima senza retorica e il fatto che il protagonista sia dichiaratamente gay non pone il 'problema': Melvil Poupaud ha una malinconia e delicatezza espressiva davvero bisex." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 giugno 2006) "Con 'Le Temps Qui Reste' Ozon mette in scena la morte senza soluzioni ricattatorie o espedienti lacrimosi. E dà vita a un film estremamente sobrio, di struggente dolcezza, sottile ambiguità e mai triste. Il regista si guarda bene dall'esibire il dilagare del male e lo strazio dell'agonia, concentrandosi invece sulla dolorosa presa di coscienza della morte imminente di Romain e descrivendo il suo ripiegamento affettivo, con estrema durezza. Un film dai dialoghi serrati, che raffredda un materia incandescente come la morte, senza privarla della sua drammaticità. E che, dall'inizio alla fine, dall'incontro con una sconosciuta (Valeria Bruni Tedeschi) alla penultima inquadratura (un campo di più di un minuto sulla spiaggia che si svuota), riesce a mantenere una fluidità quasi miracolosa. Si piange, è vero, ma non per il dolore: piuttosto, per le volte che non si è stati capaci di apprezzare a pieno la vita." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 24 giugno 2006)

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