SCHEDA FILM

Il silenzio dei prosciutti

Anno: 1993 Durata: 85 Origine: USA Colore: C

Genere:COMICO, THRILLER

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:EZIO GREGGIO, JULIE CORMAN PER SILVIO BERLUSCONI COMMUNICATIONS, THIRTIETH CENTURY WOLF

Distribuzione:PENTA DISTRIBUZIONE (1994) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO

TRAMA

Un uomo viene ucciso in una doccia. La sua voce defunta ci racconta questa storia e ci dà le risposte. Siamo a Los Angeles, città dove le tensioni razziali sono esasperate, dove le gang si combattono, dove la polizia fa quello che può. Un giovane agente dell'FBI, Jo Dee Fostar riceve l'incarico dal suo capo di scovare un assassino psicopatico che sta uccidendo 120 persone la settimana. Lo indirizza da uno psichiatra pazzo rinchiuso nel Manicomio di Hollywood, un certo Doctor Animal. Ma il Doctor Animal rivela purtroppo di essere oltre che pazzo pure rimbambito. Jane, fidanzata di Jo si caccia in un guaio: essendo senza un dollaro, fugge con 400.000 dollari rubati al suo datore di lavoro Mr. Laurel. La povera Jane finisce in un tetro albergo fuori città proprio fra le braccia dello psychokiller Antonio Motel. In un rocambolesco rifacimento della doccia di Hitchcock la povera Jane viene assassinata da una vecchietta quanto mai riconoscibile. L'FBI brancola nel buio, arresta persone estranee al caso come Hilary Clinton, Pavarotti ed altri malcapitati. Lily, contatta Jo nel tentativo di riuscire a capire dov'è fuggita sua sorella Jane. Jo fa un estremo tentativo. Torna dal Doctor Animal sottostà ad una seduta analitica dello psichiatra, ma lo convince, in cambio dell'apertura di una Pizzeria, a svelargli il nome dell'assassino. Lily e Jo, con l'aiuto del Ranger della zona scovano il motel e trovano una serie di sorprese: Antonio non è Antonio bensì sua madre, ma anche Jo non è proprio Jo ... ne Lily è Lily, Jane è viva ... e pure Balsam. Nella sarabanda finale ci penserà l'arrivo dello spettro di Alfred Hitchcock a rimettere le cose a posto.

CRITICA

"Prima 'fatica' cinematografica di Ezio Greggio, che è andato addirittura oltreoceano per confezionare un prodotto che ricorda, nel soggetto e nella sceneggiatura, quei film che gli studenti universitari realizzavano, col concorso degli amici e dei parenti, per divertire i colleghi. Ma mentre i limiti di quei prodotti erano ben chiari, e spesso strappavano la risata divertita, qui si rischia di piangere per la frustrazione. Aggravata dall'evidente intenzione del presunto neo-cineasta di fare il verso a gente come Landis o Abrahams, coinvolgendo attori come DeLuise, ls Pacula, Balsam e Zane, per ottenere un indegno pasticcio, sempre oscillante tra la farsa sgangherata e grossolana ed un surrealismo post-goliardico." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 117, 1994) "Citazioni, giochi di parole, storpiature sintattiche, paradossi linguistici, invenzioni surreali, ironia a getto continuo, qualche intelligente divagazione metafilmica. C'è senza dubbio un'overdose di materiali da rielaborare, che impedisce a Greggio di garantire un divertimento costante e di dare compattezza narrativa alla frammentarietà strutturale dell'operazione. Ma i titoli di testa della 30th Century Wolf, la riproposta della sequenza erotica dell'interrogatorio di Sharon Stone di 'Basic Instinct' (qui la bionda di turno ha due disgustose gambe pelose), l'ironico omicidio finale di Greggio (...) pugnalato nella doccia da un uomo truccato da Hitchcock, entrano già di diritto in un'antologia ideale della parodia cinematografica." (Alberto Castellano, "Il Mattino", 19 marzo 1994) "Cerca, insomma, di imitare come può lo 'spoof' americano; e perché non sussistano equivoci, ha convinto lo stesso Mel Brooks (un accoltellato in uscita dall'hotel di Jack lo Squartatore), Joe Dante e John Landis a comparire in ruoli cammeo. tutti sforzi inutili, perché la regia fiacca rende insipide le citazioni, e il 'comico' non supera il livello del gioco di parole goliardico: tipo il signor Laurel, che tutti chiamano Hardy. Divertente? Per restare sul suo terreno, si direbbe che in America Greggio sia diventato 'groggy': traballante e un po' suonato." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 25 marzo 1994)

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