Il salario della paura1977

SCHEDA FILM

Il salario della paura

Anno: 1977 Durata: 125 Origine: USA Colore: C

Genere:AVVENTURA, DRAMMATICO

Regia:William Friedkin

Specifiche tecniche:35 MM, VISTAVISION, TECHNICOLOR

Tratto da:romanzo "Le salaire de la peur" di Georges Arnaud

Produzione:FRIEDKIN FILM PROPERTIES INTERNATIONAL N.V., PARAMOUNT PICTURES, UNIVERSAL PICTURES

Distribuzione:CIC (1978)

ATTORI

Roy Scheider nel ruolo di Jackie Scanlon/Juan
Bruno Cremer nel ruolo di Victor Manzon/'Serrano'
Francisco Rabal nel ruolo di Nilo
Amidou nel ruolo di Kassem/'Martinez'
Ramon Bieri nel ruolo di Charles Corlette
Peter Capell nel ruolo di Lartigue
Karl John nel ruolo di Marquez
Friedrich von Ledebur nel ruolo di Carlos
Chico Martínez nel ruolo di Bobby Del Rios
Joe Spinell nel ruolo di Spider
Rosario Almontes nel ruolo di Agrippa
Richard Holley nel ruolo di Billy White
Anne-Marie Deschott nel ruolo di Blanche
Jean-Luc Bideau nel ruolo di Pascal
Jacques François nel ruolo di Lefevre
André Falcon nel ruolo di Guillot
 

SOGGETTO

Arnaud, Georges
 

SCENEGGIATORE

Green, Walon
 

MUSICHE

Tangerine Dream
 

SCENOGRAFIA

Box, John
 

COSTUMISTA

Powell, Anthony
 

EFFETTI

Ystrom, Marv

TRAMA

In uno sgangherato Stato dell'America Latina - nonostante la miseria che vi regna, la dittatura, il terrorismo politico - si rifugiano persone che per ragioni diverse in patria hanno conti aperti con la legge o con la criminalità organizzata. E' il caso di Jackie Scanlon che, unico superstite di un quartetto di rapinatori, è ricercato dalla mafia perché nel corso della rapina è stato ucciso un sacerdore, fratello di un boss. Victor Mason, invece, è un banchiere parigino responsabile del fallimento della propria banca e causa del suicidio del fratello; Kassem, invece, è fuggito da Israele dopo avere preso parte a un sanguinoso attentato a Gerusalemme. Angerman è un aguzzino nazista che verrà presto eliminato dall'ebreo Nilo. Oltre che privi di denaro, i quattro (che nell'ordine si fanno chiamare: Juan Dominguez, Serrano, Martinez e Marquez) sono perseguitati dalla corrotta polizia del villaggio per via delle leggi di immigrazione. Disperati, i quattro accettano di trasportare su due autocarri antidiluviani delle casse di nitroglicerina, indispensabile per arrestare l'incendio di un pozzo petrolifero. Il "salario della paura" è di 8 mila pesos per ciascuno dei quattro (Marquez viene sostituito dal suo "giustiziere" Nilo). L'impresa è pazzesca, dovendosi percorrere 200 miglia di foresta su di una pista infame e con un carico in condizioni pessime. Serrano e Martinez finiscono in un burrone. Nilo muore per le ferite infertegli da guerriglieri. Juan Dominguez giunge alla meta e si assicura tutto il compenso ma nel villaggio sono giunti i killers che la mafia ha sguinzagliato per eliminarlo.

CRITICA

"Il film, opera di un Friedkin che i produttori americani considerano il 'golden boy' del momento (ha meno di 40 anni ed è noto per 'L'esorcista', nonché per 'Il braccio violento della legge'), è costato 21 miliardi ed è risultato lungo 3 ore nell'originale, poi ridotto malamente nelle edizioni estere. Le notizie spiegano gli evidenti sforzi del regista per imbastire un grosso spettacolo, chiaramente basato sulle impressionanti sequenze del pazzesco viaggio; e chiariscono perché della gratuità di alcuni personaggi (come quelli di Angerman e Nilo) e della mutilazioni nelle vicende degli altri. Inoltre il racconto è un remake del celeberrimo 'Vite vendute' di Henri-Georges Clouzot (1953), essendo tratto dallo stesso romanzo di Georges Arnaud: il paragone, divenendo obbligatorio, finisce per indurre a valutare il film attuale per quello che ciascuno avrebbe voluto fosse e non per quello che obiettivamente è. A nostro avviso, i personaggi non sono approfonditi, ma non mancano di fisionomia. Le situazioni politiche e sociali del Paese ove accadrà la tragedia sono appena sfiorate, ma appaiono da un fondo abbastanza eloquente e capace di suggerire molteplici riflessioni critiche nell'animo dello spettatore attento e coscienzioso (...) Le sequenze tipiche del 'viaggio infame' sono a volte insistite, ma non mancano di far presa su chi segue il film per quello che è sullo schermo. Secondo Friedkin si tratta del film 'in cui ho messo tutto me stesso, il mio preferito': il risultato dimostra impegno tecnico e non poche qualità cinematogrfiche." ('Segnalazioni cinematografiche, vol. 86, 1979)

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