SCHEDA FILM

IL RAGAZZO DEL PONY EXPRESS

Anno: 1986 Durata: 87 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:-

Produzione:NUMERO UNO CINEMATOGRAFICA PER RETEITALIA

Distribuzione:C.I.D.I.F. (1986)

TRAMA

Agostino detto Ago, presa con grande gioia familiare la laurea con 110 e lode, ha il problema di trovare un lavoro: lui non manca di darsi da fare, ma incontra o un muro, o soluzioni assurde e perfino indecorose. Rita, una sua ex compagna di studi che lavora al Pony Express (una agenzia di recapiti celeri) lo induce a procurarsi un motorino, per essere assunto. I soldi per acquistarlo Ago li trova in un modo a dir poco inconsueto: si scontra in una bella ragazza che esce d'impeto dalla automobile restandogli tra le mani la borsetta di costei. La ragazza (Claudia) riavrÓ la borsa (e, a suo tempo con i primi guadagni, il denaro); lei Ŕ una ragazza-bene, lavora con Olivia un'amica assai sofisticata padrona di un negozio di articoli alla moda, la quale Olivia, riconosciuto un giorno nel fattorino che reca una lettera il "presunto" scippatore lo denuncia. Ma Claudia, che ha preso in simpatia (ricambiata) Ago, dichiara che c'Ŕ stato un equivoco di persona. I due ormai si vogliono bene e, dopo i soliti piccoli malintesi tra innamorati, concluderanno in letizia il loro amore tanto pi¨ che un colpo di fortuna frutta al giovane un impiego, pi¨ consono alle sue qualitÓ ed agli studi brillantemente fatti.

CRITICA

"Tira aria di famiglia fra 'Sette chili in sette giorni', il film natalizio con Pozzetto e Verdone, e 'Il ragazzo del Pony Express' con Jerry CalÓ, che Ŕ uscito da quasi tre mesi, ma che arriva solo ora sugli schermi bresciani: si comincia infatti con una laurea, stavolta per˛ in Economia e commercio ed acquisita con 110 e lode, per poi proseguire con la questione della disoccupazione giovanile. (...) Il tutto con una regia abbastanza anodina, per non dire scialba, le smorfie di CalÓ, che si Ŕ comunque trovato assai pi¨ a suo agio in precedenti occasioni, i languidi sorrisi e lo sguardo assassino della Ferrari che offre agli ammiratori anche uno scampolo di seno e che rimedia con le doti fisiche alle defaillances interpretative, acrobazie motociclistiche, contorno giovanilistico, la presenza dell'ex-Giancattivo Alessandro Benvenuti nei panni di un ragioniere fatalista, un omaggio al passato con Tiberio Murgia. Con film simili, comunque, Ŕ pi¨ che mai il caso di dire che chi si contenta gode..." (Marco Bertoldi, 'Il Giornale di Brescia' , 8 febbraio 1987) "Jerry CalÓ di nuovo al centro di un passatempo giovanilista con un leggero spunto sentimentale e tanta goliardia. Diretto dal giovanissimo Franco Amurri che lo ha scritto in collaborazione con Jerry CalÓ, Marco Cavaliere, Cesare Frugoni e Stefano SandriÚ, il film non va al di lÓ di un passatempo basato su allusioni e battute salaci. Jerry CalÓ ammicca riproponendo le sue due espressioni consuete: ora l'aria da furbo, ora il candore di un bambino. Buon comprimario, Alessandro Benvenuti nei panni di un ragioniere che divide col protagonista una camera d'affitto; lei Ŕ Isabella Ferrari, qui smagrita e dedita allo yoga in una parte appena abbozzata. Le altre sono Germana Dominici, Emanuela Taschini e Gabriella Saitta, oltre a una fugace apparizione di Nerina Montagnani." ('la Repubblica' , 4 dicembre 1986) "CalÓ Calogero detto Jerry classe 1951, nato a Catania ma cresciuto fra Milano, Verona e Bologna. Dal '79 a oggi, 14 film con titoli come 'I fichissimi' e 'Al bar dello sport', 'Vado a vivere' da solo' e 'Domani mi sposo', 'Yuppies', 'Vacanze in America' ecc. Se i risultati sono quelli che sono, l'ambizione Ŕ chiara: disegnare una piccola mappa (modello fratelli Vanzina) dei giovani d'oggi, completa di aspirazioni, distrazioni e disoccupazioni. (...) Diretto con mano giÓ relativamente sicura dall'esordiente Franco Amurri, 'Il ragazzo del pony express' si distacca (timidissimamente) dagli altri prodotti acqua e sapone del filone targato Reteitalia per una certa cura accordata ai personaggi di contorno e per qualche trovata discreta (come la gag-tormentone della Vespa senza cavalletto, l'indiano che abita nel quartiere CoppedŔ o la trasformazione in pseudoGilda della timida collega). Il ritmo per˛ non Ŕ proprio travolgente, e la strizzatina d'occhio conclusiva a intrigo internazionale non riscatta un finale assai fiacco, col pony express finalmente 'a cavallo di un caval...'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero' , 2 dicembre 1986)

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