Il grande botto2000

SCHEDA FILM

Il grande botto

Anno: 2000 Durata: 92 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:VITTORIO CECCHI GORI PER CGC FIN. MAVI

Distribuzione:CECCHI GORI

TRAMA

Nel bar Santos di Ostuni, un gruppo di amici si ritrova da tempo per giocare al SuperEnalotto: ci sono Michele, il proprietario del bar, Emilio, Mario e Giuseppe. A questi va aggiunto Antonio, quella sera assente, che è stato calciatore professionista nell'Inter. Michele sta servendo alcuni clienti, quando la televisione annuncia i numeri estratti. Questa volta sono tutti esatti: e anche la vincita è di quelle forti, che cambiano la vita. I quattro sono euforici e cercano la schedina. Chi ce l'ha? Nessuno di loro. L'ha presa in consegna Antonio, che però è andato via ma nessuno sa dove. Tra rabbia e paura, gli amici decidono di andare a cercarlo. L'unica pista è fornita dall'album contenente ritagli sulle gesta sportive dell'ex campione. Con queste indicazioni, il gruppetto parte alla ricerca del fuggiasco, e con qualche segreto che poi viene a galla: Emilio è l'amante della moglie di Michele. Andando da sud verso nord, i quattro arrivano prima a Venezia, poi a Milano, dove pare che Antonio sia andato per vedere il figlio. Lo rintracciano, lo assaltano, gli fanno tirare fuori il biglietto, ma lui non aveva avuto l'intenzione di scappare. Intanto, insieme ad Antonio, i quattro realizzano un primo sogno: entrare sul prato erboso di San Siro.

CRITICA

"Gli antieroi della nuova pellicola di Leone Pompucci, da lui sceneggiata con Nunziante e Paolo Rossi, sono gli ideali eredi di tanti personaggi della commedia all'italiana anni '60: scalcagnati, passivi, incapaci e in fondo di pasta buona. Tuttavia l'approccio alla realtà del cinema del passato era diverso: moralistico e graffiante, non risparmiava nessuno, neppure i protagonisti. Qui c'è un minimalismo che lascia il discorso vero sullo sfondo e assolve tutti nel lieto finale, come se la nota grottesca fosse una questione di stile e non di sostanza. Ovviamente la colpa non è di Pompucci che firma un film gradevole e ben recitato: è il quadro della nostra società che risulta ormai ridotta ai minimi termini". (Lietta Tornabuoni, La Stampa, 12 aprile 2000). "Per il suo terzo film Leone Pompucci, tornato dietro la macchina da presa dopo essersi dedicato alla pubblicità, ha scelto una storia scritta anni fa con Paolo Rossi per dare forma ai risvolti agrodolci della mania tutta italiana del gioco, della contagiosa febbre del Superenalotto. Il regista conferma il talento narrativo, l'incisività stilistica, la padronanza del mezzo già evidenziati da 'Mille bolle blu' e soprattutto 'Camerieri'". (Alberto Castellano, Il Mattino, 15 aprile 2000)

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