SCHEDA FILM

IL DESERTO DEI TARTARI

Anno: 1976 Durata: 150 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:ALLEGORICO

Regia:-

Specifiche tecniche:VISTAVISION EASTMANCOLOR

Tratto da:ROMANZO OMONIMO DI DINO BUZZATI (ED. MONDADORI)

Produzione:MICHELLE DE BROCA, JACQUES PERRIN, GIORGIO SILVAGNI, BAHAM FARMANARA PER CINEMA DUE, REGGANE FILMS, FIDCI, FILDEBROC, F.R.3, CORONA FILMPRODUKTION

Distribuzione:INC - GOLDEN VIDEO, DELTAVIDEO, VIDEO CLUB LUCE, GRUPPO EDITORIALE BRAMANTE

TRAMA

Giovan Battista Drogo, appena ventenne, tenente di fresca nomina, per il suo primo servizio viene inviato - forse per uno sbaglio - alla fortezza Bastiano, baluardo del morente impero austroungarico, posto agli estremi confini orientali, di fronte a un deserto che dai Tartari prese il nome. Il capitano Hortiz un giorno ha visto dei nemici subito sfumati nel nulla; lo hanno preso per visionario; eppure tutti nel forte attendono con ansia l'arrivo del nemico per realizzare i propri sogni di gloria. Ma il tempo passa inesorabile e grigio. Lo Stato Maggiore richiama il fanatico maggiore Mattis, responsabile della morte del tenente conte von Amerling, e il combattuto colonnello Filimore. Hortiz ottiene il comando in un periodo critico, ma non cosi' lungo da conoscere il giorno fatale. La fortezza è quasi sguarnita quando passa nelle mani del pazzoide capitano Simeon. Drogo, divenuto comandante in seconda, è ormai conscio dell'imminenza dell'attacco. Ma il maggiore medico Rovine inutilmente tenta di rimetterlo in sesto dalla malattia che progressivamente lo ha demolito. Spedito in città, Drogo morirà nella carrozza, ancor prima dell'inizio delle ostilità.

CRITICA

"Realizzato con altissimo impegno. Il film è già eccezionale nella sua veste audiovisiva e nelle musiche equilibrate e sottilmente espressive." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 81, 1977). "Forse il miglior film che Valerio Zurlini abbia firmato in vent'anni di onorata carriera (...) magistralmente fotografato e con un buon commento musicale, 'Il deserto dei tartari' supera con onore la prova, sempre difficile, di inserire in un contesto realistico, cui obbliga il cinema narrativo, i motivi metafisici del romanzo, affidati a paesaggi e a figure che sono nel contempo dei simboli e dei lucidi caratteri. " (Giovanni Grazzini, "Il Corriere della Sera, 30 ottobre 1976)

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