Il Consiglio d'Egitto2001

SCHEDA FILM

Il Consiglio d'Egitto

Anno: 2001 Durata: 135 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:ALLEGORICO, STORICO

Regia:Emidio Greco

Specifiche tecniche:-

Tratto da:liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia

Produzione:MARIELLA LI SACCHI E AMEDEO LETIZIA PER FACTORY (ITALIA) - FOCUS FILMPRODUCTION AND DISTRIBUTION (UNGHERIA) - SDP (FRANCIA)

Distribuzione:KEY FILMS (2002)

ATTORI

Silvio Orlando nel ruolo di Abate Vella
Tommaso Ragno nel ruolo di Avvocato Di Blasi
Renato Carpentieri nel ruolo di Monsignor Airoldi
Marine Delterme nel ruolo di Contessa di Regalpietra
Yann Collette nel ruolo di Grassellini
Antonio Catania nel ruolo di Don Saverio Zarbo
Leopoldo Trieste nel ruolo di Padre Salvatore
Enzo Vetrano nel ruolo di Abate Meli
Ubaldo Lo Presti nel ruolo di Principe di Trabìa
Guido Cerniglia nel ruolo di Marchese Geraci
Carlo Vitale nel ruolo di Monaco Camilleri
Ornella Giusto nel ruolo di Principessa Vassallo
Aurora Quattrocchi
 
 
 

MONTAGGIO

Sarandrea, Bruno
 

SCENOGRAFIA

Crisanti, Andrea
 

COSTUMISTA

Gyarmathy, Ágnes

TRAMA

Nel dicembre del 1782 una violenta tempesta fa naufragare, sulle coste siciliane, la nave dell'ambasciatore del Marocco Abdallah Mohamed ben Olman. L'arrivo a Palermo dell'illustre ospite provoca trambusto. Dal momento che nessuno sa parlare bene l'arabo la priorità diventa quella di trovare un interprete. Per il ruolo si propone frate Giuseppe Vella, un maltese di umili origini che per arrotondare le entrate interpreta i sogni nei quartieri popolari. Nessuno sa, in realtà, che frà Giuseppe non conosce affatto l'arabo e che quello che parla è un misto di siciliano e maltese. Partito l'ambasciatore il frate decide di mettere a frutto la sua nuova fama di interprete facendo credere che un manoscritto arabo sulla vita di Maometto, conservato a Palermo, sia un fondamentale testo storico-politico: 'Il Consiglio di Sicilia'. Incaricato della traduzione, frà Giuseppe ne inventa una di sana pianta. Divenuto abate, Vella inventa la più sublime delle mistificazioni: 'Il Consiglio d'Egitto', un falso codice storico politico scritto ex-novo - vergato in caratteri che somigliano all'arabo ma riportano parole maltesi - il cui contenuto permetterebbe l'abolizione di tutti i privilegi feudali.

CRITICA

"Non è facile respirare lusso compositivo e grandiosità d'impianto scenografico in un film italiano. 'Il consiglio d'Egitto' di Emidio Greco, ispirato al testo di Leonardo Sciascia, centra questo primo obiettivo e non è poco (...) La riuscita del film deve moltissimo ai bravi attori, fra i quali vanno ricordati Antonio Catania e Renato Carpentieri, ma soprattutto lo strepitoso Silvio Orlando, protagonista di un ruolo difficile a cui sa regalare con finezza i colori complessi della furba rassegnazione e del disincanto dolente". (Piera Detassis, 'Panorama', 18 aprile 2002) "La mistificazione, l´alterazione del vero, i falsi del passato soverchiati dai falsi del presente, la menzogna come realtà e come Storia: ne 'Il Consiglio d´Egitto' di Emidio Greco i temi sono quelli vicini al nostro tempo d´artificio, di trasformismi, di imposture, di bugie e smentite, di poteri senza qualità, e quelli più interessanti per il regista fin dal suo primo film 'L´invenzione di Morel' (1974). (...) C´è, ne 'Il Consiglio d´Egitto', uno stile di sobrietà elegante, impeccabile e splendente; un´ambientazione molto bella che ricorre all'intensità della luce, della musica e dei dettagli più che all'accumulazione di arredi, che delega ai personaggi i volti della Storia; e un´interpretazione eccellente soprattutto del protagonista Silvio Orlando e di Renato Carpentieri, mentre Giancarlo Giannini compie il miracolo di rendere una voce narrante fuori campo nobile, bella. (...) 'Il Consiglio d´Egitto', ricco di trame e sottotrame, di Storia e di Presente, di significati e di supersignificati, è appassionante come un´avventura a tratti anche comica, buffonesca; è ammirevole anche per la bravura (fatta di conoscenza, non ostentazione, e senza sprechi) che lo fa apparire un kolossal d´eccezione". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 marzo 2002) "La storia come menzogna, il potere che crea e manipola la realtà, l'inganno come base dell'arte di governare, ieri e oggi. (...) Attori eccellenti, in testa Silvio Orlando, ambientazione sobria e penetrante, dialoghi magnifici. Una festa per l'intelligenza". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 marzo 2002) "Un film intelligente su segreti e bugie che si rincorrono nel tempo e nello spazio, un ping pong dialogico in cui si glossano realtà e finzione, nella consapevolezza che la mistificazione regna sovrana sempre e ovunque e che la Storia fa le sue giravolte arbitrarie. E' girato con molto sfarzo, arredi, costumi, tonache, livree e damaschi, sorrisi e panorami d'epoca, e un ottimo cast: Renato Carpentieri, Antonio Catania, Leopoldo Trieste e Tommaso Ragno, il perfetto avvocato illuminista Di Blasi che fiuta l'imbroglio che poi verrà scoperto. Ma soprattutto gira nel film l'atmosfera del Tempo, e le sconfitte dell'Utopia che si ripresenteranno agli appuntamenti con la morale, mentre il Vero e il Falso rimbalzano come birilli oggi, in tempi in cui tutti smentiscono tutto". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 marzo 2002) "Viene da pensare che 4 ore per la tv, in due serate (il film per altro è coprodotto da Rai Cinema), sarebbero state la dimensione più giusta. Silvio Orlando è l'abate Vella, un travet imbroglione in cui l'attore napoletano dà il meglio di sé. Tommaso Ragno (un prestigioso curriculum teatrale con Martone Ronconi, Cecchi, Strehler) è una rivelazione nei panni dell'avvocato giacobino. Renato Carpentieri è bravo come sempre. La voce off è di Giancarlo Gianinni". (Alberto Crespi, 'l'Unità', 29 marzo 2002) "Evidentemente appassionato alla storia che narra, Emidio Greco assortisce un ottimo gruppo di attori e dedica molta attenzione ai dettagli (accurati i costumi e le scenografie); ma la sintassi delle immagini è più televisiva che cinematografica e i tempi drammatici, dilatati a due ore e un quarto, finiscono col mettere alla prova lo spettatore". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 aprile 2002)

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