I figli della mezzanotte2013

SCHEDA FILM

I figli della mezzanotte

Anno: 2013 Durata: 146 Origine: CANADA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Deepa Mehta

Specifiche tecniche:ARRICAM LT, (2K)/SUPER 35 STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)

Tratto da:romanzo omonimo di Salman Rushdie (ed. Mondadori)

Produzione:DAVID HAMILTON E DILIP MEHTA PER HAMILTON-MEHTA PRODUCTIONS, IN CO-PRODUZIONE CON NUMBER 9 FILMS

Distribuzione:VIDEA (2013)

ATTORI

Satya Bhabha nel ruolo di Saleem Sinai
Shahana Goswami nel ruolo di Mumtaz/Amina
Rajat Kapoor nel ruolo di Aadam Aziz
Seema Biswas nel ruolo di Mary Pereira
Shriya Saran nel ruolo di Parvati
Siddharth nel ruolo di Shiva
Ronit Roy nel ruolo di Ahmed Sinai
Rahul Bose nel ruolo di Generale Zulfikar
Charles Dance nel ruolo di William Methwold
Kulbushan Kharbanda nel ruolo di Picture Singh
Anupam Kher nel ruolo di Ghani
Darsheel Safary nel ruolo di Saleem a 10 anni
Soha Ali Khan nel ruolo di Jamila
Anita Majumdar nel ruolo di Emerald
Zaib Shaikh nel ruolo di Nadir Khan
Samrat Chakrabarti nel ruolo di Wee Willie Winkie
Shabana Azmi nel ruolo di Naseem dagli anni '40 in poi
Sarita Choudhury nel ruolo di Primo Ministro
Shikha Talsania nel ruolo di Alia
Chandan Roy Sanyal nel ruolo di Joe D'Costa
 

SOGGETTO

Rushdie, Salman
 

SCENEGGIATORE

Rushdie, Salman
 

MUSICHE

Sawhney, Nitin
 

MONTAGGIO

Monie, Colin
 
 

COSTUMISTA


Ahluwalia, Dolly

TRAMA

Il 15 agosto 1947, a mezzanotte, l'India proclama l'indipendenza dall'Impero britannico. Quella notte, l'infermiera di un ospedale di Bombay scambia due neonati nelle culle - Sinai, figlio di una donna povera, e Shiva, erede di un coppia benestante - così che l'uno vivrà il destino dell'altro, incrociando le rispettive esistenze con quelle degli altri bambini "figli della mezzanotte", ovvero nati nello stesso momento e dalle doti straordinarie...

CRITICA

"È una mania scambiare i neonati in culla. Dopo 'Il figlio dell'altra' una nuova favola su 60 anni di storia indiana, dal '47, quando il Paese si rese indipendente. Le nobili intenzioni del romanzo di Salman Rushdie, nel girone melò di eventi pubblici e privati rischiano di sembrare un'americanata, saga di grandi e medie illusioni." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 28 marzo 2013) "Anche Salman Rushdie è nato nel 1947 e ha avuto in dono i poteri della grande scrittura. Però il suo bestseller di oltre seicento pagine, pubblicato nel 1981, era troppo difficile da portare sullo schermo: fitto di personaggi e di avvenimenti, di legami parentali, di luoghi, richiedeva capacità di sintesi eccezionali. A raccogliere la sfida è stato lo stesso scrittore; che però sceneggiatore non è, e si sente. Così il film, ben diretto e bene ambientato dalla regista indiana Deepa Mehta, è soprattutto una diligente illustrazione del romanzo. Niente di disonorevole, per carità; salvo che il realismo magico delle scene oniriche va smarrito e l'intervento continuo della voce narrante risulta un po' invadente." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 marzo 2013) "Di solito gli scrittori, una volta concessi i diritti, si disinteressano di ciò che accadrà del loro libro al momento del trasferimento sullo schermo. Al contrario Salman Rushdie, di cui è nota la passione per il cinema, si è occupato lui stesso di produrre e sceneggiare 'I figli della Mezzanotte' (Mondadori), il fluviale romanzo che nel 1980 lo impose all'attenzione internazionale, scegliendo come regista l'indiana naturalizzata canadese Deepa Mehta. (...) Sembrerebbe materia epica, ma come si sa la chiave di questo straordinario romanzo è semmai picaresca, ironica, improntata a un realismo magico-fiabesco. Grazie all'ambientazione e all'indovinata scelta degli attori, il film (girato in Sri Lanka) restituisce in parte questi umori, però l'eccessivo accumulo di eventi sull'arco di 146 minuti e una propensione ad accentuare il registro sentimentale attenuano inevitabilmente lo smalto ironico, magmatico e visionario del testo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 marzo 2013) "Film atteso in tutto il mondo, accompagnato da polemiche e tentativi di boicottaggio durante la lavorazione, ma poi sorprendentemente passato senza alcuna riserva sotto le forche caudine della censura indiana: non c'è da stupirsene, trattandosi del più famoso romanzo di Salman Rushdie, lo scrittore anglo-indiano colpito anni fa dalla «fatwa» iraniana per l'altro suo libro 'I versetti satanici'. (...) Ridotto all'osso, sfrondato dallo stile letterario di Rushdie (magico e visionario, spesso paragonato a Gabriel García Márquez), 'I figli della mezzanotte' si rivela paradossalmente per quello che è: un robusto feuilleton familiare che forse deve qualcosa anche a Dickens, oltre che ai sudamericani. Filmone discontinuo, qua e là tagliato con l'accetta, qua e là divertente. Due ore e mezza che, almeno sul piano della quantità, non deludono." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 28 marzo 2013) "Tratto dall'omonimo best-seller di Salman Rushdie del 1980, 'I figli della mezzanotte' è un «film epico sulla mia nazione». Così l'ha definito la regista indiana residente in Canada Deepa Mehta, che ha acquisito i diritti dallo scrittore per un solo dollaro, ottenendo che lui firmasse la sceneggiatura. Una saga famigliare che parte addirittura dal 1917 andando a intrecciare i conflitti indo-pakistano e quello da cui nacque il Bangladesh. Il senso della storia del subcontinente indiano - ci insegnano libro e film intrisi di realismo magico - non può prescindere da un 'atto d'amore' che unisce quel popolo fatto di sogni, sofferenze e un legame indissolubile al mondo della magia." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 28 marzo 2013)

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