I colori della passione - The Mill and The Cross2011

SCHEDA FILM

I colori della passione - The Mill and The Cross

Anno: 2011 Durata: 97 Origine: POLONIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, STORICO

Regia:Lech Majewski

Specifiche tecniche:RED ONE CAMERA,REDCODE RAW, 2K, 35MM (1:1.85), DCP (1:1.85), HDCAM 1080/23.98PSF 16 X 9 FULL FRAME (AKA 1.78)

Tratto da:ispirato al dipinto "La strada per il Calvario" (1564) di Peter Bruegel e al libro "I colori della passione - The Mill and The Cross" di Michael Francis Gibson

Produzione:LECH MAJEWSKI, MALGORZATA DOMIN, PIOTR LEDWIG PER TELEWIZJA POLSKA, FREDDY OLSSON, BOKOMOTIV FILMPRODUKTION, ODEON STUDIO, SILESIA FILM,24 MEDIA, SUPRA FILM, ARKANA STUDIO, PIRAMIDA FILM

Distribuzione:CG (2012)

ATTORI

Rutger Hauer nel ruolo di Pieter Bruegel
Charlotte Rampling nel ruolo di Maria
Michael York nel ruolo di Nicholas Jonghelinck
Joanna Litwin nel ruolo di Marijken Bruegel
Dorota Lis nel ruolo di Saskia Jonghelinck
Ruta Kubas nel ruolo di Esther

TRAMA

Un viaggio dentro all'epico capolavoro del maestro fiammingo Pieter Bruegel, "La salita al Calvario" (1564): la tela riproduce la Passione di Cristo ambientando la scena nelle Fiandre del XVI secolo, sconvolte dalla brutale occupazione spagnola. Il protagonista della narrazione è il pittore stesso intento a catturare frammenti di vita di una dozzina di personaggi: la famiglia del mugnaio, due giovani amanti, un viandante, un'eretica, la gente del villaggio e i minacciosi cavalieri dell'Inquisizione spagnola. Le storie disperate di questi uomini e di queste donne, costretti ad affrontare la sanguinosa repressione in corso, si sviluppano e si intrecciano sullo sfondo di un paesaggio suggestivo e surreale popolato da oltre cinquecento figure. Tra di loro, oltre al pittore, ci sono l'amico e collezionista d'arte, Nicholas Jonghelinck, e la Vergine Maria.

CRITICA

dalle note di produzione: "Nel 2005, lo scrittore e critico d'arte Michael Francis Gibson vide 'Angelus' di Lech Majewski in un cinema di Parigi. Affascinato dalla sensibilità pittorica dello sguardo registico di quest'ultimo, Gibson gli fece avere una copia del suo libro 'The Mill and The Cross' (Il mulino e la croce), un'analisi del dipinto "La salita al Calvario" di Pieter Bruegel. Majewski, colpito dalle riflessioni formulate da Gibson sull'opera di Bruegel, decise allora di sviluppare un progetto ambizioso: la trasposizione cinematografica del lavoro del maestro fiammingo, attraverso il ricorso alla tecnica dei tableaux vivant (già sperimentata in campo cinematografico da registi del calibro di Pasolini, Godard, Greenway). Per Lech Majewski questa sfida ben si inseriva nel percorso artistico da lui iniziato anni prima nel campo della pittura e della poesia, e proseguito in seguito con la realizzazione di film di grande rilevanza artistica." "Ci sono 500 personaggi, ed ognuno ha una sua storia, nella 'Salita al calvario', capolavoro di Bruegel, la passione di Cristo ambientata nelle Fiandre del XVI secolo dominate da brutali spagnoli. Se il protagonista del film di Majewski è lo stesso pittore, visto nel misterioso farsi della sua ispirazione, ci sono anche alcuni personaggi del quadro in 500 costumi d'epoca cuciti da operose sarte polacche. (...) La parentela tra cinema e pittura, già al centro di film come quello di Greenaway su Rembrandt, 'L'arca' di Sokurov nel museo di Leningrado, il Vermeer di 'La ragazza con l'orecchino di perla' con Scarlett Johansson, è confermata dall'affascinante 'I colori della passione', (...) distribuito dalla CG, del videoartista polacco Lech Majewski, che scrive poesie, insegna, dirige prosa ed opera, da Brecht alla 'Carmen' e soprattutto dipinge con il cinema. (...) La Passione di Bruegel si situa su un contesto storico, politico, religioso (la vergine Maria è Charlotte Rampling) ed artistico (il mercante Michael York) del grande secolo della pittura." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 30 marzo 2012) "XVI secolo, nelle Fiandre oppresse dalla Controriforma, Pieter Bruegel concepisce e dipinge la grande tela 'La salita al Calvario'. Trae ispirazione dalla vita quotidiana delle campagne, prendendo come modelli i contadini, le donne, i bambini di un villaggio. Assistiamo alle fasi della creazione del quadro, che sarà al tempo stesso un grande esempio di pittura sacra e un'allegoria delle sofferenze di un popolo. Le tecnologie digitali e tridimensionali stanno affascinando sempre più il cinema d'autore. Così, il videoartista Majwevski compie un'operazione concettuale inedita, paragonabile solo a certe scene di Tarkovskij e Sokurov: realizza ogni inquadratura come un quadro animato, riproducendo con sorprendente precisione luci e colori della pittura dell'epoca. Usa insomma le videocamere (egli effetti di post-produzione) come una tavolozza digitale. Non solo: grazie a tecniche di computer graphics e 3D che hanno richiesto tre anni di lavoro, il film mira a far «entrare» lo spettatore nel dipinto. I più contemplativi apprezzeranno; gli insofferenti ai film cosiddetti 'lenti' troveranno questo lentissimo." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 marzo 2012) "Quattro anni di ossessione, l'uso meticoloso delle nuove tecnologie così da poter rappresentare più punti di vista in ogni inquadratura, una tavolozza fedelissima all'originale: è tutto ciò che è servito per poter «incontrare Bruegel sul suo stesso territorio». Spiega così il regista polacco Lech Majewski il suo nuovo film 'I colori della passione', audace viaggio in forma fiamminga nel brulicare della vita delle Fiandre al tempo del pittore Pieter Bruegel il Vecchio. (...) Il film di Majewski non è il primo dedicato a Bruegel, prima di lui si era cimentato con quelle raffinatissime atmosfere Tarkovskij (difficile non rimpiangerlo). Sullo schermo, privi di ogni narrazione, scorrono, uno dopo l'altro, alcuni tableau vivants - il mugnaio, i saltimbanchi, pastori e poi lui, il pittore (Rutger Hauer) testimone dell'ingiustizia che, pioggia vento o sole, è sempre fuori, in mezzo alla gente, pronto a dipingere ciò che vede. E' una delle poche persone parlanti e pensanti del film che - se si esclude il 'Miserere' - è costruito sui rumori «naturali» e prevede un solo crescendo drammatico quando gli zoccoli dei cavalli dei soldati spagnoli battono il terreno annunciando soprusi e morte. La passione di Cristo, sotto lo sguardo di Maria (Charlotte Rampling) si consuma fra le colline, in un tempo non suo, al di fuori della cronologia ufficiale, così da assumere su di sé echi simbolici più consistenti. La tangenza con la contemporaneità è altissima, la medesima che il regista dice di voler proporre con il suo prossimo lavoro, che sarà dedicato a Dante." (Arianna Di Genova, 'Il Manifesto', 30 marzo 2012) "Lech Majewski ha fatto il miracolo: il regista sperimentale polacco amico di Basquiat e Andy Warhol ha dato vita, o meglio vite, al quadro capolavoro fiammingo 'La salita al Calvario' (1564) di Peter Bruegel il Vecchio. Videoarte pretenziosa che non regge la dimensione narrativa? Niente affatto. Siamo alle soglie del capolavoro. Colpito da un saggio critico che indagava le tante storie e misteri dietro quell'enorme campo lungo in cui Bruegel descrisse meticolosamente 500 personaggi del suo tempo, adattando anacronisticamente il calvario del Cristo a usi e costumi dell'Europa del XVI secolo con un sagace accenno alla situazione politica della sua amata terra (gli spagnoli invasori sono i cavalieri rossi rappresentanti l'oppressione dell'occupazione delle Fiandre), Majewski ci riporta indietro nel tempo e come 'The Artist' non usa quasi mai la parola per descrivere la quotidianità del 1500. Come Bruegel nasconde la figura del Cristo al centro del quadro a dimostrazione di una sua convinta filosofia di vita (...), così Majewski introduce la figura di Maria (un'austera Charlotte Rampling) e le sofferenze del figlio Gesù a metà film, tra il risveglio di una casa borghese allegramente sovrastata dal chiasso dei bimbi (è la dimora di Bruegel stesso) e il misterioso linciaggio di un giovane popolano portato al patibolo con il Cristo senza che nessuno possa saperne il perché. (...) Molto più coinvolgente, e accessibile, del 'Nightwatching' (2007) di Greenaway ispirato al famoso quadro di Rembrandt." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 marzo 2012) "Una folgorazione fatta a film. E che purtroppo resterà invisibile alle masse, relegato a quelle poche sale italiane ancora devote al cinema di qualità. Ingaggiato dal critico d'arte M.F. Gibson, il cine-artista polacco Majewski si è fatto travolgere dal dipinto di Pieter Bruegel 'La salita al Calvario' (1564) e l'ha celebrato in un'opera cinematografica 'ibrida', difficilmente ascrivibile ai generi se non per accostamento ai mirabili tableau vivant di Pasolini, Godard e soprattutto di Peter Greenaway. (...) Una vera gioia audio-visiva, resa possibile da un genio capace di plasmare la sofisticatezza dell'odierna technè, sempre sorvegliata in ogni suo gesto espressivo. Per chi è convinto che l'Arte possa costantemente stupire." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 aprile 2012)

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