I Am Not Your Negro2016

SCHEDA FILM

I Am Not Your Negro

Anno: 2016 Durata: 93 Origine: BELGIO Colore: B/N

Genere:DOCUMENTARIO

Regia:Raoul Peck

Specifiche tecniche:HD, DCP

Tratto da:scritti di James Baldwin

Produzione:RÉMI GRELLETY, RAOUL PECK, HÉBERT PECK PER VELVET FILM, INC., VELVET FILM, ARTÉMIS PRODUCTIONS, CLOSE UP FILMS, IN COPRODUZIONE CON ARTE FRANCE, INDEPENDENT TELEVISION SERVICE (ITVS)

Distribuzione:FELTRINELLI REAL CINEMA IN COLLABORAZIONE CON WANTED (2017)

ATTORI

Samuel L. Jackson nel ruolo di Narratore (V.O.)
 

SOGGETTO

Baldwin, James
 

SCENEGGIATORE

Peck, Raoul
 

MUSICHE

Aigi, Aleksei

TRAMA

Nel 1979, James Baldwin scrive una lettera al suo agente in cui descrive il progetto letterario "Remember This House", un libro rivoluzionario, un racconto personale della vita e degli omicidi di tre dei suoi amici più stretti: Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King, Jr. Tuttavia, al momento della morte di Baldwin, avvenuta nel 1987, lo scrittore lascia solo trenta pagine complete del suo manoscritto. Con questo documentario, il maestro del cinema Raoul Peck mette in scena il libro che James Baldwin non ha mai terminato. Il risultato è un dettagliato resoconto sulla situazione raziale in America, raccontato attraverso le parole originali di Baldwin e ricco di materiale d'archivio. Un viaggio nella storia del popolo afroamericano che collega il movimento dei diritti civili del passato fino al più recente fenomeno #BlackLivesMatter.

CRITICA

"'Remember This House' è il titolo del libro che James Baldwin intendeva dedicare ai tre grandi leader del movimento per i diritti civili, e suoi amici, Medgar Evers, Martin Luther King e Malcolm X. Le uniche 30 pagine di quel libro, che Baldwin scrisse prima di morire, nei 1987, sono al centro del nuovo, magnifico, film di Raoul Peck, 'I Am Not Your Negro', testo altissimo, di cinema, poesia e politica, narrato attraverso le parole stesse dello scrittore di 'The Fire Next Time' (...), pronunciate con dolcezza da brivido dal molto poco dolce Samuel Jackson. (...) il ritmo e le associazioni d'immagini, parole e suoni di 'I Am Not Your Negro' trasmettono l'emozione irrequieta della ricerca e lo sguardo limpido, senza paura, della filosofia. Nel film di Peck è infatti la grande lezione del cinema colto e libero di Charles Burnett e Haile Gerima, due maestri riconosciuti da questo autore apolide che, come Baldwin (che visse parecchi anni in Francia), può guardare alla questione della razza in America con la chiarezza ulteriore di un outsider." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 23 marzo 2017) "'I Am Not Your Negro' frulla diritti civili e doveri cinematografici, Malcolm X, Martin Luther King e Medgar Evers, Hollywood classica e Black Lives Matter, discorso pop e sostanza politica, a riprova che per andare contro si deve prima studiare e capire. E mentre 'The Blacker the Berry' di Kendrick Lamar licenzia l'approdo poetico e ideologico, ecco la certezza: dimenticate 'Moonlight' e gli #Oscars-SoBlack che lasciano il Twitter che trovano, questo Negro non stinge." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 marzo 2017) "In una Berlinale mai così avara di film americani, il contributo a stelle e strisce più importante bisognava andarselo a cercare nella sezione Panorama Dokumente. E basta citare il titolo per capire perché: 'I Am Not Your Negro' dell'haitiano Raoul Peck, peraltro coprodotto da Francia, Usa, Belgio e Svizzera, è infatti un'appassionante controstoria degli Stati Uniti raccontata dal punto di vista degli afroamericani (...). Con un narratore d'eccezione come James Baldwin, grande scrittore, attivista e polemista (una specie di Pasolini afroamericano, passateci il paragone rozzo e strumentale) oggi poco ricordato in Italia, che oltre ad aver ispirato il film con un libro appena abbozzato, 'Remember This House', ne è il filo conduttore. Un po' perché 'I Am Not Your Negro' incorpora quasi integralmente quel libro incompiuto (voce narrante di Samuel L. Jackson, e chi se non lui). Un po' perché grazie al gran numero di apparizioni pubbliche o televisive disseminate nella sua vita (1924-1987), Baldwin è in sostanza il protagonista di questo film che rielabora materiali d'archivio di ogni sorta. (...) Non solo scene d'attualità, dunque, sempre memorabili (chi ci ridarà mai la grana e la forza di quel bianco e nero...) e spesso agghiaccianti (la brutalità poliziesca che emerge in scatti e filmati di ogni epoca è davvero impressionante). Ma immagini pubblicitarie, illustrazioni popolari, vecchi film osservati in una luce diversa (...). Per smascherare deformazioni e menzogne non solo sul piano fattuale ma su quello non meno importante dell'immaginario (...). E poi cento altri episodi e personaggi oggi meno noti, soprattutto da questo lato dell'Oceano, su cui alla fine si staglia per autorevolezza e singolarità proprio la figura di Baldwin, così diverso dalle aggressive icone 'black' della nostra epoca. Un intellettuale in giacca e cravatta, con l'irruenza di un oratore (...), la velocità di chi ha imparato presto a cavarsela da sé. E la dolcezza di un uomo che nel corso di una vita errabonda, come quella del regista Raoul Peck, non a caso, non ha mai smesso di cercare un modo per conciliare la lucidità e la disperazione dell'intellettuale con il sogno ostinato di un mondo diverso. Bellissime in questo senso le pagine in cui dice di non aver mai sentito la mancanza del cibo o dello sport o delle strade d'America, nei lunghi anni trascorsi a Parigi. Ma solo della sua gente, delle loro facce, di quello stile indefinibile, anche nella vita quotidiana. Ed è proprio l'unione tra la dolcezza del tono e lo choc della denuncia a rendere il film di Peck (e Baldwin) così prezioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 febbraio 2017) "E' davvero impressionante la lungimiranza della visione politica e sociale di Baldwin, soprattutto alla luce della presidenza Obama e della recrudescenza del nazionalismo wasp degli ultimi anni. Lo scrittore riflette infatti non solo sulle menzogne di Hollywood, che con il suo cinema ha notevolmente contribuito a costruire il mito dell'innocenza dell'americano bianco, ma anche su quelle di un intero paese disposto a inventare una guerra tra razze che non ha alcuna ragione di esistere e che ha legittimato la supremazia bianca sull'umanità nera. In questa sorta di collaborazione postuma tra Peck e Baldwin, poeta dell'ingiustizia e della disumanità, in un lavoro che rappresenta l'ideale proseguimento del libro incompleto, il regista dimostra quanto profetiche siano state le sue parole, e quanto oggi siano più che mai necessarie. (...) Documentando le vite di Evers, King e Malcolm X, così diversi tra loro, il regista punta l'obiettivo sul cosiddetto «problema nero in America», ma anche sull'America di oggi, dove l'euforia per l'elezione di Obama non è riuscita a curare le ferite di una nazione costruita con il sangue dei neri e invita a considerare la Storia da altre prospettive, libere da menzogne e pregiudizi, errori di interpretazione, demistificazioni, paternalismi e cliché, per scoprire verità nascoste o cancellate. E se avrà ragione il 'New York Times', che ha definito 'I Am Not Your Negro' un film capace di cambiare il modo di pensare delle persone su questo tema, il documentario potrebbe diventare solo l'inizio di un nuovo e più giusto confronto." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 febbraio 2017) "I novanta minuti del film dell'haitiano Raul Peck sono una vera e propria seduta analitica che mette la cultura bianca al centro di riflessioni scoraggianti. Disperato e arrabbiato in ugual misura, 'I Am Not Your Negro' mostra quale sia stato il percorso accidentato, contrastato fin all'inverosimile (...) di una integrazione che sembra non poter mai raggiungere l'obiettivo finale. I materiali d'archivio innervano il racconto ma a differenza di altri documenti cinematografici non sono l'anima del film che, a suo modo, vuole essere un resoconto etico di una nazione non riconciliata: nemmeno oggi dopo la presidenza di Obama. Raul Peck tesse infatti una tela partendo dalle riflessioni dello scrittore saggista, James Baldwin coraggioso sostenitore di tesi minoritarie espresse con profondità e vigore in università e in tv quando erano in pochi ad applaudirlo. Usando come collante le sue parole il film riscopre l'azione propedeutica di tre figure di culto della lotta per i diritti dei neri: Medgar Evers, Malcolm X e Martin Luther King tragicamente scomparsi in una spirale di follia irrefrenabile. A osservare la grana del bianco e nero o le divise della polizia sembrano tempi lontani ma la cronaca recente s'incarica di dimostrare il contrario. 'I Am Not Your Negro' è un atto di coraggio e di amore, una prova di orgoglio nero assolutamente lontano dalla retorica ma vicino ai sentimenti più naturali di uguaglianza e di rispetto." (Andrea Martini, 'Nazione-Carlino-Giorno', 16 febbraio 2017) "La chiave dell'epica impresa è nell'autore, che compare continuamente sullo schermo ripreso durante incontri pubblici e interviste tv, ma soprattutto in una scelta felicissima. Nulla meglio del cinema può raccontare l'immaginario americano, il profondo sentire di una nazione, e allora ecco che, alle tesi di Baldwin, fanno da puntuale riscontro spezzoni di film, spesso famosissimi, che esplicitano la natura del complesso rapporto tra bianchi e neri in Usa. (...) Realtà in bianco e nero e film in technicolor, spezzoni di classici come 'Soldato blu' e di musical alla Stanley Donen, filmati di manifestazioni e di scontri tra poliziotti e persone di colore compongono il tessuto di un documentario potente e definitivo. Con 'I Am Not Your Negro' la questione razziale ha un punto di riferimento imprescindibile. Le convinzioni di Baldwin possono essere confutate, qualcuno dirà che il film ha una tesi e che non commuove, ma il valore dell'opera è indubbio. Per le numerose apparizioni di celebrità (tra gli altri Marlon Brando, Bob Dylan, Ray Charles) e perché mette sul tavolo considerazioni amare con cui è impossibile non confrontarsi (...)." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 16 febbraio 2017) "'I Am Not Your Negro' (...) è un film importante. Raoul Peck (...) è un regista altrettanto importante. Però il suo documentario non è particolarmente bello (...). L'importanza di 'I Am Not Your Negro' è tutta nel recuperare gli scritti di Baldwin e farne un viaggio nel ruolo che gli afroamericani hanno avuto nella storia dell'America - pardon, degli Stati Uniti. (...) La correttezza di un buon documentario sta tutta nella chiarezza e nella sincerità del suo punto di vista. In questo senso, 'I Am Not Your Negro' è un film corretto: sceglie il punto di vista di Baldwin e racconta una contro-storia degli Usa in cui i rapporti razziali sono l'unica, esclusiva chiave per interpretare un paese, e una vicenda storica e umana, che ovviamente sono molto più complessi. (...) Molto strano, vedere questi frammenti di vecchia Hollywood in un documentario simile si scopre che il cinema americano (cioè, statunitense...) ha già raccontato questa storia in modo a volte subliminale, ma potentissimo. 'I Am Not Your Negro' ce la fa ripassare: cinema didascalico, nel senso più nobile - ma pur sempre un po' ristretto - del termine." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 16 febbraio 2017)

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