Hotel Colonial1986

SCHEDA FILM

Hotel Colonial

Anno: 1986 Durata: 117 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:THRILLER

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:-

Produzione:MAURO BERARDI E ALESSANDRO TASCA PER YARNO CINEMATOGRAFICA - WILLIAM M. SIEGEL PER LEGEIS THEATRICAL, HEMDALE FILM CORPORATION

Distribuzione:COLOMBIA PICTURES ITALIA - COLUMBIA TRI STAR HOME VIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

TRAMA

Nel cuore della notte Marco Venieri viene svegliato dalla cognata Francesca che, disperata, lo prega di andare in Colombia a recuperare il corpo del marito Luca (fratello di Marco) ucciso in un piccolo albergo di Buena Ventura. Marco parte senza sapere a della vita di questo suo congiunto ex terrorista pentito scomparso da tempo dall'Italia dopo aver tradito molti suoi compagni. Egli giunge a Bogotà dove un'ambigua funzionaria dell'ambasciata italiana, Irene Costa, lo accoglie senza eccessivo entusiasmo. Il cadavere che viene mostrato a Marco non è quello di suo fratello. Convinto che Luca è ancora vivo decide di ritrovarlo. Si reca pertanto, dopo un viaggio avventuroso, in un paesino: qui ricostruisce tutti i movimenti di Luca. Scopre che egli si era messo in affari poco puliti (droga, prostituzione, soppressione di indios, contrabbando di armi) con spregiudicati individui. Dopo varie peripezie (finisce anche in carcere) ed altre peregrinazioni in ambienti poco ospitali pieni di insidie di ogni genere, si addentra nella vita della gente povera colombiana. Conosce anche un italiano, un certo Werner, che si arrangia a fare piccoli lavoretti per tirare avanti. Col suo aiuto Marco giunge a conoscere il misterioso Carrasco, ricco proprietario dell'Hotel Colonial invischiato in un giro poco chiaro con altri uomini ambigui e senza scrupoli. Marco è vicino alla verità: Carrasco si comporta con l'italiano in modo apparentemente amichevole anche se vorrebbe che andasse via. Alla fine Marco decide di lasciare la Colombia per sempre senza voler sapere altro di Luca. Ma la squallida scoperta di alcuni capelli di bambini indios sulla barca di Carrasco gli apre definitivamente gli occhi. Torna da Carrasco dopo aver capito che proprio quell'individuo losco, cinico e spietato è suo fratello Luca e decide di ucciderlo. Compiuto il disperato gesto parte e torna in Italia, a Venezia, dove però non confesserà mai alla cognata Francesca e al figlio di lei come veramente sono andate le cose.

CRITICA

"'Hotel Colonial', che nell'inconscio vorrebbe forse intitolarsi 'Professione: terrorista', girato per la maggior parte in Messico con grande dispendio di dollari e di energie, non raggiunge il bersaglio della partecipazione emotiva, della curiosità e della condanna politica perché mette troppa carne al fuoco, e in nessun, caso la porta a giusta cottura. Gli eventi si accavallano, si frantumano in un eccesso di colore locale; i personaggi sono didascalici, il meccanismo drammaturgico si inceppa ogni qualvolta sembra avviato in direzione d'una grande metafora dell'irrealtà sudamericana dominata dall'ambiguo e dall'eco delle P.38. La bella fotografia di Giuseppe Rotunno, la scenografia di Giantito Burchiellaro, il montaggio di Nino Baragli, tutta gente che conosce bene il proprio mestiere, non bastano insomma a realizzare le alte ambizioni di Cinzia Torrini. Né bastano a convincerci Robert Duvall o John Savage, che devono aver preso il film sottogamba, o la Rachel Ward che, venuta da 'Uccelli di rovo', fa fare una brutta figura alla nostra ambasciata a Bogotà. Meno ancora ci persuadono le parentesi affidate a un Massimo Troisi che, portando all'estremo il suo manierismo comico, in quella tragica cornice è assolutamente un fuor d'opera. Che cosa resta? Squarci di miserabilismo, simpatiche scimmiette trucidate dai malvagi, e tanta 'realtà romanzesca'. E resta un consiglio amichevole al regista Torrini: a guardarsi dai film più grandi di lei..." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 17 Gennaio 1987) "'Hotel Colonial' è un ibrido, frutto di vari compromessi. Lo schema della narrazione rimanda, attraverso 'Apocalypse Now' ma senza la guerra, al Conrad di 'Cuore di tenebra', ma l'ambizione di travestire una tragedia - meglio: un dramma morale - da racconto d'avventure non si realizza. La scelta di Duvall, classe 1930, cioè troppo vecchio per la parte, fa da spia ai compromessi di fondo. ?? di una bravura che gira a vuoto, anche perché la contrapposizione tra Caino e Abele (un Savage un po' legnoso) risulta troppo schematica e prevedibile. Quella segretaria d'ambasciata (Rachel Ward) è sfocata, caricata di una duplicità immotivata. Soltanto Troisi, nella figuretta di un traghettatore napoletano insabbiato, funziona anche se appare come un corpo estraneo nel tessuto del film." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 18 Gennaio 1987) "La regia di Cinzia Torrini arrivata qui alla sua opera seconda dopo i meritati successi della prima, tenta con molta buona volontà ed anche molti impegni di salvare il salvabile: aiutata da una fotografia di qualità e da musiche e vivaci ritmate, ma, nonostante i suoi sforzi, i risultati restano scarsi, e piuttosto deludenti. L'ambiente c'è, non si può negarlo, i tropici e il sottosviluppo beneficiano non di rado di una convincente illustrazione e c'è anche, nel disegno del rapporto tra i due fratelli, prima a distanza e poi scontro-rivelazione, una certa intensità di climi, tessuta di ricordi d'infanzia, di sentimenti ritrovati e perduti; ma, pur confermando le doti già apprezzate una prima volta nella regista, non bastano a riscattare il film non solo dalle sue pecche di racconto, e quindi anche drammatiche, ma dal suo troppo evidente tentativo di proporsi soltanto come un'operazione commerciale ricalcata sui più facili e correnti modelli americani. Senza riuscire, peraltro neanche in questo. La conferma più scoperta di questa operazione ci è fornita dal cast. I due fratelli veneziani, infatti, sono gli americani John Savage e Robert Duvall, Il primo è il buono, il secondo, naturalmente, è il cattivo. Facce verosimili, e anche giuste, per caratteri credibili solo a metà. La nota femminile, nel personaggio di una italiana addetta alla nostra ambasciata di Bogotà, ce la dà l'inglese Rachel Ward, che ricorderete, immagino, in 'Uccelli di rovo'. Il solo italiano interpretato da un italiano è Massimo Troisi, in una parte tutta di fianco che si sarebbe scritta da solo. L'ho sempre stimato e ammirato fin d

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