Ho voglia di te2007

SCHEDA FILM

Ho voglia di te

Anno: 2007 Durata: 110 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO, SENTIMENTALE

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo omonimo di Federico Moccia (ed. Feltrinelli)

Produzione:RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA

Distribuzione:WARNER BROS. PICTURES ITALIA

TRAMA

Step torna a Roma dopo aver trascorso due anni negli Stati Uniti. Molte cose sono cambiate da quando è partito, ma il ragazzo deve ancora affrontare i fantasmi del passato così come non si sono del tutto sopiti i sentimenti provati per il suo primo amore, Babi. Ad aiutarlo nella sua difficile ricerca della felicità interviene l'incontro con Gin, una ragazza bella e travolgente che gli farà provare emozioni e sensazioni che credeva sopite...

CRITICA

"Di quanti errori e lacerazioni è costellato il percorso dall'adolescenza alla giovinezza, quando gli ormoni esplodono e l'energia trabocca? 'Ho voglia di te' affronta il tema nel più piatto dei modi, ma evidentemente questo conta poco per una tribù di ragazzini che si affaccia all'esperienza dell'amore con tanta voglia di facili rime con cuore. Togli le griffe e i locali di moda, togli l'ectasy e i più permissivi costumi sessuali, e sotto la superfici dell'oggi rispunta il mai tramontato repertorio dei battiti, gelosie, insicurezze: (...) Certo, a fronte dell'annunciato successo commerciale, il critico potrebbe obiettare che la materia poteva essere raccontata bene, che il regista spagnolo Luis Prieto equivale a un altro, che la cornice romana non è valorizzata, che i protagonisti sono mal caratterizzati e i personaggi minori inesistenti. E potrebbe rimpiangere l'epoca in cui l'educazione sentimentale era firmata Flaubert. Dimenticando però che anche nell'Ottocento, a vincere sul piano delle vendite, erano, pur non chiamandosi così, i romanzi rosa. Resta da osservare che nel passaggio dalla pagina allo schermo, Step ci ha guadagnato; Scamarcio, l'idolo di tutte, gli conferisce una vulnerabilità e un fascino tenero che il suo alter ego cartaceo non possiede." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 9 marzo 2006) "Perché, quando uno, avendo una certa età e per di più trovandosi lì con il ruolo sempre un po' antipatico di 'critico', prova un vago imbarazzo a vedere film come 'Ho voglia di te?' Perché non riconosce, non può riconoscere, il valore banale quanto volete ma eterno di racconti così. (...) Il seguito di 'Tre metri sopra il cielo', delle avventure amorose del ribelle Step diventate oggetto di culto per gli adolescenti, è piuttosto ben fatto. Snodi efficaci, valorizzazione degli sfondi romani compresi i famosi lucchetti di Ponte Milvio recentemente difesi dal poetico Sindaco della Capitale., buona scrittura di situazioni e di personaggi (non tutti). E soprattutto due protagonisti perfettamente in grado di 'passare' da quel sentimento semplice e immediato dell'identificazione generazionale creato mezzo secolo fa da Brando e Jimmy Dean. Laura Chiatti ha trovato più qui che nei più nobili film di Francesca Comencini e Paolo Sorrentino l'occasione di dimostrarsi attrice." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 9 marzo 2007) "Nella storia messa su pellicola da Luis Prieto (e da Federico Moccia, visto che oltre al romanzo all'origine dell'operazione firma anche la sceneggiatura in coppia con Teresa Ciabatti) non c'è niente che ricordi il cinema, quella verità che sa dare un'anima alle immagini, quella volontà di scegliere un punto di vista personale, quello sforzo di raccontare dei personaggi capaci di vivere di vita propria. Niente. Ci sono solo una serie di cliché che ripropongono per quasi due ore molti scontati luoghi comuni sugli adolescenti di oggi. (...) Rispetto al primo film ci sono meno moto e più auto, molta pubblicità palese e meno gergalità d'accatto, svapora la misoginia (c'è anche un tentato stupro castigato a cazzotti) ma rimane la stessa genericità sociologica. Questo riassunto, però, rischia di dare un' immagine più dinamica e (quasi) avvincente di un film che è invece piatto e sfibrato. Non c'è scena (impossibile parlare di colpi di scena) che non sia più che prevedibile, più che scontata, più che generica. In fondo non funziona nemmeno come piccolo campionario di casi adolescenziali, figuriamoci come melodramma in sedicesimo. Non ti appassioni mai, al massimo puoi solo esaminarlo, come si fa con un esempio, un risultato statistico. E le situazione più false e imbarazzanti sono quelle che si vorrebbero più rappresentative, più vere, come le scene in discoteca. O in ospedale. C' è più verità e dramma e tensione e amore in una sola battuta di un melò di Matarazzo o di Irving Rapper (non dico Sirk o Fassbinder) che nei centodieci minuti di 'Ho voglia di te'. Che dopo aver scambiato le immagini in movimento con i

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