Harsh Times - I giorni dell'odio2005

SCHEDA FILM

Harsh Times - I giorni dell'odio

Anno: 2005 Durata: 120 Origine: USA Colore: C

Genere:AZIONE, DRAMMATICO

Regia:David Ayer

Specifiche tecniche:16 MM, SUPER16 STAMPATO A 35 MM

Tratto da:-

Produzione:CRAVE FILMS

Distribuzione:MIKADO (2007)

ATTORI

Christian Bale nel ruolo di Jim Luther Davis
Freddy Rodríguez nel ruolo di Mike Alonzo
Eva Longoria nel ruolo di Sylvia
Tammy Trull nel ruolo di Marta
Adriana Millan nel ruolo di Rita
Kenneth Choi nel ruolo di Fujimoto Kenny Choi
Terry Crews nel ruolo di Darrell
Samantha Esteban nel ruolo di Letty
Chaka Forman nel ruolo di Toussant
César García Gómez nel ruolo di Listo Cesar Garcia
Noel Guglielmi nel ruolo di Flaco
Sonia Iris Lozada nel ruolo di Gracie Sonia Lozada
Michael Monks nel ruolo di Agente Hollenbeck
Blue Mesquita nel ruolo di Leo
Craig Ricci Shaynak nel ruolo di Gillespie
Armando Riesco nel ruolo di Alex
Emilio Rivera nel ruolo di Eddy
J.K. Simmons nel ruolo di Agente Richards
Tania Verafield nel ruolo di Patty
 

SOGGETTO

Ayer, David
 

SCENEGGIATORE

Ayer, David
 

MUSICHE

Revell, Graeme
 

MONTAGGIO

Buff IV, Conrad
 

SCENOGRAFIA

Herbert, Devorah
 

COSTUMISTA

Michel, Michele

TRAMA

Jim Luther Davis sta per partire per una missione antidroga in Colombia, Mike Alonzo è un programmatore di computer disoccupato. Insieme decidono di passare un po' di tempo bighellonando per Los Angels bevendo birra e causando guai, ma il loro divertimento si rivela molesto per gli altri...

CRITICA

"Il neoregista David Ayer si dimostra buon sceneggiatore anche quando racconta la genesi di questo inquietante noir della coscienza: ciascuno, dice, ha portato qualcosa, come a un picnic. Nel senso che tutti, primi gli attori, si sono appassionati alla storia e ciascuno l'ha vissuta sulle sue misure emotive. Avendo già scritto 'Training Day' ed anche l'action 'Fast and Furious', Ayer torna sui suoi passi, quelli classici del racconto di formazione o meglio di de-formazione in cui due amici cercano di risolvere insieme le violenze della vita, specie quelle che fioriscono a South Central, a Los Angeles. (...) Niente di nuovo, socialmente parlando, ma la dinamica del rapporto psicologico è di ottima lega drammatica, il girovagare a vuoto diventa un calvario di cui siamo testi, il rapporto di dare avere tra i due, per sempre bambini che non crescono e considerano L.A. un campo giochi personale, è scritto con una malsana cognizione di causa. C'è la scusante della guerra, ma la strada perduta e già tracciata, mentre la memoria di una adolescenza difficile scusa solo in parte il disamore e la totale mancanza di solidarietà." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 giugno 2007) "Già applaudito sceneggiatore di 'Training Day' e 'The Fast and the Furious', David Ayer ha firmato la sua prima regia con l'occhio a 'Taxi Driver', ambientando l'azione nei luoghi veri sulla base di un solido copione. Ma, a parte Bale, il cast non è all'altezza e Ayer non ha il tocco di Scorsese." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 8 giugno 2007) "Per la sua prima regia, David Ayer mette in scena un altro reduce disadattato e lo trasferisce da New York alla 'città degli angeli': contesto e situazioni molto simili a quelli di 'Training Day'. Il film da lui stesso sceneggiato nel 2001. Non è certo il caso di paragonarlo a Scorsese; però 'Harsh Times' è un film che colpisce forte e duro, ambientato in una terra di nessuno urbana dove i crimini restano impuniti e ogni divisione tra buoni e 'cattivi' è solo un ricordo del cinema di una volta. Conoscitore diretto della materia (cresciuto a L.A., è un ex-militare), Ayer si astiene dal giudicare; ma anche dall'invocare i disastri psicologici della guerra come alibi per il suo protagonista, un perdente devastato dalla rabbia che Christian Bale interpreta con nervosa energia." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 giugno 2007) "Benché non racconti niente di nuovo, 'Harsh Time - I giorni dell'odio' di David Ayer funziona. Perché conta su una solida sceneggiatura, certo, ma anche perchè mostra il degrado umano senza riserve morali e senza imboccare facili vie di fuga. Ottima la fotografia volutamente 'sporca'". (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 8 giugno 2007)

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