SCHEDA FILM

Happiness - Felicità

Anno: 1998 Durata: 135 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Todd Solondz

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:TED HOPE, CHRISTINE VACHON

Distribuzione:BIM-COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (1999)

ATTORI

Jane Adams (II) nel ruolo di Joy Jordan
Jon Lovitz nel ruolo di Ex fidanzato di Joy
Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Allen
Dylan Baker nel ruolo di Bill
Lara Flynn Boyle nel ruolo di Helen Jordan
Cynthia Stevenson nel ruolo di Trish Jordan
Rufus Read nel ruolo di Billy
Louise Lasser nel ruolo di Mona
Ben Gazarra nel ruolo di Lenny
Camryn Manheim nel ruolo di Kristina
Jared Harris nel ruolo di Vlad
 

SOGGETTO

Solondz, Todd
 

SCENEGGIATORE

Solondz, Todd
 

MUSICHE

Kondor, Robbie
 

MONTAGGIO

Oxman, Alan
 

SCENOGRAFIA

DePrez, Thérèse

TRAMA

Nel New Jersey, Joy Jordan, 30 anni, vive nella casa che i genitori le hanno lasciato per trasferirsi in un altro appartamento in Florida. Joy ha appena rotto con il fidanzato Andy per iniziare una relazione con uno dei suoi studenti, un immigrato russo di nome Vlad. Joy ha due sorelle. Trish è casalinga, sposata con figli; Helene è scrittrice di successo ma è sentimentalmente molto instabile: inizia a flirtare con un anonimo molestatore telefonico, non sapendo che si tratta del suo vicino di casa, il solitario Allen, a sua volta desiderato dalla dirimpettaia Kristina. Allen sfoga le sue difficoltà sul piano affettivo con l'analista Bill, marito di Trish. Ma Bill lo ascolta distrattamente: il suo pensiero è rivolto alla ossessione privata che lo sconvolge e che riguarda gli amici adolescenti di suo figlio Billy, alle prese con la scoperta delle pulsioni sessuali. Una sera Allen esce con Kristina e, in un locale, lei gli confessa di aver ucciso e fatto a pezzi il portiere Pedro che l'aveva costretta ad un rapporto carnale. Joy accetta di andare a casa di Vlad: c'è un'altra donna, Joy va via delusa, ma prima Vlad le chiede in prestito dei soldi. Quando il cerchio delle indagini si stringe intorno a Bill, il figlio affronta il padre, che alla fine confessa le proprie colpe, prima di venire arrestato. La famiglia di Bill scappa. Sei mesi dopo, le tre sorelle sono a tavola con i genitori nella casa in Florida. Arriva Billy, e comunica con tono trionfante di essere finalmente diventato uomo.

CRITICA

"Dopo 'Fuga dalla scuola media', insistendo sul capitolo 'famiglia', Solondz mette in scena un teatrino d'interni spaventoso, quindi bisognoso di cure, drammaturgiche e cinematografiche, a tinte morte, com'è morta la coscienza: Solondz invita a riflettere, anche con ironia, su una voragine di punti interrogativi. Qualcuno ride, l'altro si arrabbia: il regista simpatizza per entrambi". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 30 gennaio 1999) "Che la visione del mondo di Solondz non sia tutta rose e fiori l'aveva già dimostrato il suo primo film, 'Fuga dalla scuola media', dove la sua vis satirica si abbatteva sulla famiglia media americana e i dolori dell'adolescenza. In 'Happiness', che è stato presentato lo scorso anno come il caso della Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, Solondz allarga il campo, ma tiene di mira lo stesso mondo, i 'suburbia' borghesi, la middle class con qualche mezzo e poca fantasia, i vizi segreti e le pubbliche virtù del New Jersey preso ad epitome della provincia, e fa, rispetto alla vita familiare, la stessa operazione di dissacrazione ironica che Tarantino ha fatto nei confronti della malavita: e quindi stile, estremizzazione, vetriolo, risate". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 31 gennaio 1999) "'Happiness' ha fatto scalpore negli Usa ma non è un freddo saggio sulla pedofilia quotidiana, quella non da prima pagina, da Marcinelles. Né un caldo pamphlet satirico sulla sessualità dell'americano medio, 40 anni dopo lo 'sconvolgente' rapporto Kinsey. È più un' impressionante dichiarazione d'amore, paura e disgusto per il New Jersey, lo 'stato giardino', dove il regista è cresciuto (come Sayles e Christina Ricci). Farcito da spiritosi aforismi sull'ossessione per la 'felicità' obbligatoria (la costituzione Usa ne garantisca il diritto, ma il mercato vuol farne un ferreo obbligo) che si trasforma in una sorta di schiavitù da società opulenta". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 29 gennaio 1999)

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