Green Zone2010

SCHEDA FILM

Green Zone

Anno: 2010 Durata: 156 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, GUERRA

Regia:Paul Greengrass

Specifiche tecniche:ARRICAM LT, ARRICAM ST, ARRIFLEX 235, SUPER 35 STAMPATO A (1:2.35)

Tratto da:libro "Imperial Life in the Emerald City: Inside Iraq's Green Zone" di Rajiv Chandrasekaran

Produzione:WORKING TITLE FILMS, RELATIVITY MEDIA, STUDIO CANAL

Distribuzione:MEDUSA

ATTORI

Matt Damon nel ruolo di Roy Miller
Greg Kinnear nel ruolo di Clark Poundstone
Brendan Gleeson nel ruolo di Martin Brown
Khalid Abdalla nel ruolo di Freddy
Amy Ryan nel ruolo di Lawrie Dayne
Jason Isaacs nel ruolo di Tenente Colonnello Briggs
Said Faraj nel ruolo di Sayyed
Michael O'Neill nel ruolo di Colonnello Bethel
Yigal Naor nel ruolo di Al Rawi
Antoni Corone nel ruolo di Colonnello Lyons
Raad Rawi nel ruolo di Zubaidi
Martin McDougall nel ruolo di Sig. Sheen
Sean Huze nel ruolo di Conway
Edouard H.R. Gluck nel ruolo di Ed Johnson
Allen Vaught nel ruolo di Jonathan Vaught
Nicoye Banks nel ruolo di Perry
Paul Rieckhoff nel ruolo di Maggiore Gonzalez
Aymen Hamdouchi nel ruolo di Ayad
Soumaya Akaaboune nel ruolo di Sanaa
Bijan Daneshmand nel ruolo di Mazin Aide Zubaidi
Adam Wendling nel ruolo di Adam Michaels
Amar Adatia nel ruolo di Zain
Brian VanRiper nel ruolo di Brian Bronner
Jerry Della Salla nel ruolo di Wilkins
Paul Karsko nel ruolo di Paul Sims
 

SCENEGGIATORE

Helgeland, Brian
 

MUSICHE

Powell, John
 

MONTAGGIO

Rouse, Christopher
 

SCENOGRAFIA

Watkins, Dominic
 

COSTUMISTA

Sheldon, Sammy
 

EFFETTI

Chiang, Peter

TRAMA

Cronaca dei giorni che precedettero l'inizio del conflitto in Medio Oriente, nel 2003. Roy Miller viene chiamato a Baghdad, insieme ad un team di ispettori dell'esercito, per cercare le armi di distruzione di massa che gli americani credono stoccate e nascoste nel deserto iracheno. Tuttavia, la missione si trasforma in un'inaspettata operazione di copertura...

CRITICA

"Chissà come fischieranno le orecchie a Bush. Le armi di distruzione di massa per cui è stata scatenata la guerra in Iraq non sono mai esistite. Lo specialista dei film d'azione Paul Greengrass va giù duro nel suo 'Green Zone', ambientato a Bagdad nell'aprile del 2003. (...) La cinepresa a spalla contribuisce a movimentare la scena ma anche a far venire il mal di mare. Un record in pieno deserto." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 aprile 2010) "Come il Vietnam. Come, in parte, l'Afghanistan. L'Iraq entra prepotentemente nell' obiettivo del cinema americano. Dalla commedia grottesca a sfondo pacifista 'L'uomo che fissa le capre' all'adrenalinica consacrazione agli Oscar di 'The Hurt Locker', e prima ancora con 'Redacted' e 'Nella valle di Elah', bastava aspettare, far decantare gli umori, le polemiche, e anche questa guerra, come sempre a Hollywood, sarebbe stata messa a fuoco e sarebbe diventata film (con scarsi successi però al botteghino); i soldati sporchi di sabbia e con i nervi distrutti, personaggi; gli intrecci politici nascosti dietro a un reticolo di dossier e documenti top secret, una trama. Un thriller, come molto spesso si rivela essere la politica internazionale, se si scava un po' dietro quella che vorrebbero inocularti come verità ufficiale. 'Green zone' è questo: un film che affronta sotto le mentite spoglie di un action movie i fantasmi di quella guerra irrisolta, di un conflitto che ha saturato gli schermi di tutto il mondo lasciando però lunghe ombre sugli aspetti più ambigui della conduzione militare. (...) Greengrass, con un bagaglio di buoni thriller - bastino gli ultimi due capitoli della trilogia su Jason Bourne, sempre con Damon -, è un veterano dei film di storia ancora freschi di cronaca: autore di 'United 93' (...) e prima di 'Bloody Sunday' (...), ha cominciato la sua carriera con documentari sui conflitti globali per la tv britannica. In dieci anni ha viaggiato per il mondo raccontando i Paesi dilaniati dalla guerra. E sebbene si schermisca ripetendo che 'non è un film sulla guerra in Iraq, ma un thriller ambientato in Iraq', per rendere più realistico 'Green zone' si è avvalso della collaborazione di due dozzine di reduci, di paramilitari, di soldati che hanno partecipato alla ricerca delle armi di distruzione di massa, e di ex-ufficiali CIA che gli hanno svelato quanto possa essere falsa la verità." (Ilario Lombardo, 'Avvenire', 9 aprile 2010) "Il film di Greengrass con Damon sembra un quarto 'Bourne' che continua a correre in Iraq. (...) Ritmo e montaggio sono adrenalina pura, tutto è giocato su un unico registro ma il messaggio è forte e chiaro. Damon, avvertito, non si ferma: ringrazia il dottore ma va avanti." (Maurizio Porro , 'Corriere della Sera', 9 aprile 2010) "Bel tipo Paul Greengrass. Uno che ha l'ossessione per la verità e per questo, forse, è tra i pochissimi ad aver messo d'accordo critici e pubblico su una spy-saga violenta come quella di 'Jason Bourne'. I suoi capitoli, il secondo e il terzo, sono un esempio brillante di thriller complottista ancorato all'improbabile realtà che tutti stiamo vivendo dalla caduta del Muro di Berlino. Ha l'ossessione della verità e della verosimiglianza - merito degli anni passati a girare per l'ITV (tv indipendente che spesso ha dato filo da torcere alla Bbc e scuola di cinema per molti registi) - e così quel superagente smemorato, poliglotta, perseguitato e abilissimo è diventato un riferimento del genere e anche del nuovo modo di guardare i servizi segreti e in particolare la CIA, l'ottica post 11 settembre. (...) Difficile fare un thriller così, dove le pedine le ha già mosse la storia. Ma Greengrass qui interviene con il talento da shooter e la sua indignazione civile. Difetto e dote. Meno complesso e scritto di 'Syriana', meno romanzato e hollywoodiano di 'Nessuna verità', la Hollywood in Iraq si aggrappa ancora a singoli un po' nichilisti e sempre calpestati e tumefatti per combattere il sistema corrotto. Il cinema a stelle e strisce sa che la guerra al terrore è giocata con carte truccate. E così 'Green Zone' (...) pur non essendo un capolavoro, fa il suo. Ci ricorda che questa è una guerra ancora più bugiarda di molte altre, che Greengrass è regista di razza che gira come pochi altri (il finale è da antologia: intuisci facilmente chi morirà, e come, ma il fiato si strozza lo stesso), che deve cambiare compositore per il cinema (Powell ci assorda come in 'Bourne', ma qui non ce n'è motivo), e che è grazie a pochi cineasti come lui che si sta ricostruendo una memoria storica collettiva alternativa. (...) Patriottico, civile come solo i registi radical degli anni '70, fedele all'idea di America ma non alle sue istituzioni malate. C'è un po' della tv di '24' e 'Alias' nella lotta Kinnear-Gleason e in Damon, c'è 'Hurt Locker' nell'unità speciale. C'è quel cinema americano che ha smesso praticamente subito di essere embedded." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 9 aprile 2010)

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