Fuoco assassino1991

SCHEDA FILM

Fuoco assassino

Anno: 1991 Durata: 135 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, GIALLO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM, SCOPE, DE LUXE

Tratto da:-

Produzione:RICHARD B. LEWIS, PEN DENSHAM, JOHN WATSON PER IMAGINE FILMS ENTERTAINMENT, TRILOGY ENTERTAINMENT GROUP, UNIVERSAL PICTURES

Distribuzione:U.I.P. - CIC VIDEO - DVD PIONEER ELECTRONICS

TRAMA

A Chicago, il tenente Stephen McCaffrey comanda la squadra n. 17, ritenuta la più efficiente del Corpo dei Vigili del fuoco. Stephen ha un fratello minore, Brian, che, avendo assistito da piccolo alla atroce morte del padre, anche lui vigile, per salvare un bambino, è insieme respinto ed affascinato dal fuoco. Brian, deciso a seguire le orme del padre, entra nella squadra di Stephen, che mette sotto di sé il "novellino", un po' scoraggiandolo, un po' proteggendolo. Poiché al suo primo intervento in un incendio Brian si impaurisce e viene deriso perché porta in salvo dal magazzino in fiamme un manichino, il giovane passa a fare l'assistente di un ispettore del Corpo, Donald Rimgale, incaricato di accertare la eventuale dolosità degli incendi. Il suo passaggio di consegne viene deciso dal consigliere municipale Martin Swayzak con il quale Stephan è furibondo poiché ha ridotto gli stanziamenti per i Vigili del fuoco. Gli incendi sono troppi, le vittime si susseguono, mentre in carcere c'è un individuo, Ronald Bartel, un piromane che della sua mania ha fatto una filosofia di vita (per lui il fuoco è una "bestia" astutissima), il quale sembra aver indovinato l'unica soluzione possibile e cioè l'esistenza di una mente criminale. Mentre Brian si è fatto più agguerrito e Jennifer Vaitkus, una sua amica, gli fornisce alcuni dati riservati sul bilancio del consigliere, il protagonismo di Stephen subisce un crollo: un altro "novellino", Tim, gli muore a fianco per una imprudenza e il tenente si tormenta. Rimgale, ispezionando le rovine di vari edifici, si convince che il dolo c'è: un elemento chimico, messo in loco a facilitare la combustione, ha lasciato indubbie tracce. Si crea un complicato intreccio fra i tagli al budget del consigliere, interessato a stornare denaro verso altri scopi, il carattere autoritario e violento di Stephen e la mancanza di paura del fuoco da parte di Brian che vuole essere degno del padre e conoscere la verità sui misfatti. Risulterà che il colpevole è un maniaco delle fiamme, che in un certo senso egli idolatra, poiché è appunto il fuoco a consentire l'esistenza ed il prestigio del glorioso Corpo del Vigili di Chicago. Durante un apocalittico incendio, i due fratelli si trovano a tu per tu con il maniaco fra le mura di un edificio in fiamme. Brian riuscirà a salvare Stephen? E il consigliere municipale riuscirà a farla franca?

CRITICA

"Un film certamente spettacolare, ma anche frastornante e macchinoso. Gli episodi degli incendi, con relativi annessi (asce, idranti, crolli, fumo e fuoco, esplosioni e ustionati vari) si alternano con particolari emotivi, familiari e legali. Scritto da un ex appartenente al Corpo dei vigili del fuoco, il film è un riciclaggio assai arruffato e retorico di non pochi momenti, rperibili nel filone di opere similari e privilegia gli effetti speciali a discapito dei personaggi, risultando a volte assai schematico nella descrizione dei comportamenti di costoro." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 112, 1991) "Per poter vincere il fuoco bisogna amarlo un po'; e per poter firmare un thrilling a confusione rapida bisogna fare meno fumo e più arrosto." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 21/9/91). "Le figure femminili sono sbiadite, gli attori del calibro di Robert De Niro e Donald Sutherland, si inseriscono a disagio nel quadro." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero', 22/9/91). "Non manca nulla per trasformare questa gara tra pompieri in uno spettacolo gradito al pubblico." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 24/9/91). "Girato benissimo nelle scene incendiarie 'Fuoco assassino' ripercorre con tempi lunghi un mito americano, pur peccando di una sceneggiatura che non comunica granché." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27/9/91). "Il film molto lungo, rispetta anche l'ultima furbizia, infilare tra gli attori un paio di divi che hanno parti minime ma il cui nome serve da richiamo: Robert De Niro e Donald Sutherland." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28/9/91). "Un De Niro sottotono ma sempre bravo". (Mirella Poggialini, 'Avvenire', 29/9/91).

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