Fortap?sc2008

SCHEDA FILM

Fortapāsc

Anno: 2008 Durata: 106 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO

Regia:Marco Risi

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:ANGELO BARBAGALLO E GIANLUCA CURTI PER BĖBĖ FILM TV, MINERVA PICTURES GROUP, RAI CINEMA

Distribuzione:01 DISTRIBUTION (2009) - DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2009)

ATTORI

Libero De Rienzo nel ruolo di Giancarlo Siani
Valentina Lodovini nel ruolo di Daniela
Michele Riondino nel ruolo di Rico
Massimiliano Gallo nel ruolo di Valentino Gionta
Ernesto Mahieux nel ruolo di Sasā
Salvatore Cantalupo nel ruolo di Ferrara Salvatore 'Sasā' Cantalupo
Gigio Morra nel ruolo di Carmine Alfieri
Gianfranco Gallo nel ruolo di Donnarumma
Antonio Buonomo nel ruolo di Lorenzo Nuvoletta
Ennio Fantaschini nel ruolo di Sindaco Cassano
Duccio Camerini nel ruolo di Angelo Nuvoletta
Renato Carpentieri nel ruolo di Prof. Amato Lamberti
Gianfelice Imparato nel ruolo di Pretore Rosone
Daniele Pecci nel ruolo di Capitano Sensales
Ivano Marescotti nel ruolo di GianLorenzo Branca
Ettore Massa nel ruolo di Antonello Maresca
Marcello Mazzarella nel ruolo di Emissario Siciliani
Maria Lauria nel ruolo di Infermiera
Raffaele Vassallo nel ruolo di Ciro
Roberto Calabrese nel ruolo di Geometra
Tony Laudadio nel ruolo di Antonio Bardellino
 
 
 

MONTAGGIO

Benevento, Clelio
 

SCENOGRAFIA

Peng, Sonia
 

TRAMA

E' la storia del giornalista Giancarlo Siani che, a 26 anni appena compiuti, č stato ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985, sotto la sua casa nel quartiere residenziale del Vomero, a Napoli, colpevole solo di voler fare il suo mestiere con professionalitā e rigore.

CRITICA

"A determinare il tono del film č la scelta del suo interprete principale. Libero De Rienzo: semplice e perbene, solare, antieroico. I tempi sono peggiorati. Saviano č costretto a una vita cupa e nascosta. Ma il messaggio č lo stesso: la mafia (e le sue varianti) č viltā e disonore. E stare dalla parte giusta significa spezzare l'inganno secondo il quale le mafie sarebbero protettive dei bisognosi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 marzo 2009) "Comunque Marco Risi adempie a un dovere morale e lo fa col tono giusto, amaro e malinconico, non rassegnato e triste, mostrando un ragazzo che si divertiva nel suo lavoro e voleva che fosse socialmente utile."(Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 27 marzo 2009) "Figlio del grande Dino, un campione del sorriso ironico alla cui memoria dedica affettuosamente 'Fortapāsc', Risi junior discende piuttosto dall'impegno del postneorealismo. E' un filone nobilissimo, che trova un limite nella sua deludente incidenza sulla soluzione dei problemi: serve per ricordare, per smuovere l'indignazione, ma si ferma lā. Del resto non si č mai visto un prodotto artistico in grado di cambiare il mondo. Resta il fatto che vedere ambienti e personaggi calati nella loro realtā arricchisce ciō che puō dare il tiggė. Specialmente se, come in questo caso, il milieu viene indagato con proprietā antropologica, mescolando folklore e ferocia, aspetti di rozza ingenuitā e cinismo allucinante. Ottimi gli attori di sostegno, fra i quali spiccano Ernesto Mahieux, Massimiliano Gallo e Ennio Fantastichini. Puntuale il contributo del protagonista, Libero De Rienzo, al quale manca solo quel carisma che fa appassionare il pubblico alle disavventure di un eroe per caso." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 27 marzo 2009) "Affidandosi a Libero De Rienzo, che emana incredula curiositā a ogni sguardo, compreso l'ultimo rivolto ai suoi killer, Marco Risi torna al cinema di impegno e denuncia ('Mery per sempre', 'Il muro di gomma'). Usa la vera Citroën di Siani, ne pedina l'ostinazione nel non voler baciare le mani protese sulla cittā (Francesco Rosi č il modello dichiarato, babbo Dino il Maestro al quale il film č dedicato). E' l'inevitabile limite di una trama che tutto vuole e deve dire, costringendosi alle pennellate simboliche: Maradona e morti ammazzati, belle note di Vasco e brutti modi da fiction. Il contrario di 'Gomorra', opera meno legata al giusto omaggio a una vittima e pių libero di affrescare pessimismo (con buona pace di Fabio Cannavaro)." (Alessio Guzzano, 'City', 27 marzo 2009) "Buonissimo film, asciutto e vigoroso, che segna un gran progresso di Marco Risi. Lo stile č ammirevole sia nella minacciosa corsa notturna dei motociclisti in cittā, sia negli ambienti ricchi, pesanti e cafoni delle case dei camorristi, sia nella semplicitā del protagonista, sia nel senso di allarme che grava sui quartieri." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 27 marzo 2009) "Che Marco Risi sia un bravo regista, lo sappiamo dai tempi di 'Mery per sempre'. Ma 'Fortapāsc' č un salto di qualitā importante, del quale papā Dino (al quale il film č dedicato) sarebbe giustamente orgoglioso. Osservate la scena della cruentissima strage nelle vie di Torre Annunziata:Tarantino non l'avrebbe girata meglio, né con pių efferatezza. Osservate il montaggio alternato fra il summit dei boss e la seduta del consiglio comunale: certo, č un omaggio a 'Le mani sulla cittā', ma ricorda anche il ferocissimo parallelo di 'M' (Fritz Lang, come no?) tra la riunione dei ladri e quella dei poliziotti, tutti a caccia del serial-killer (il montaggio, di Clelio Benevento, č strepitoso). Come nei momenti pių crudi di 'Gomorra', sembra sia tornato il poliziottesco degli anni '70; ma riciclato con una coscienza civile nuova, al tempo stesso disperata e combattiva. Finché esistono film come 'Fortapāsc', questo paese non č morto." (Alberto Crespi, 'L'Unitā', 27 marzo 2009) "Ci sono aspetti che non funzionano nelle scelte cinematografiche di Risi, a tratti il film sembra ingabbiato dal suo soggetto, cose importanti dell'epoca, tipo i disoccupati organizzati vengono appena accennati (perché poi?) mentre manca quella parte di resistenza culturale napoletana che comincia proprio col terremoto. Forse c'č pure poca Napoli, e del resto la narrazione si concentra a Torre Annunziata, la figura della fidanzata di Siani č strana, quasi accessoria, l'iconografia da film di genere a tratti č troppo sottolineata e evidente. Funzionano perō gli esterni, la desolazione delle case, il silenzio, la spiaggia piena di detriti, l'arroganza di un certo potere sempre presente. E questa sfida dell'informazione oggi cosė sofferente, e di nuovo aggredita e minacciata non solo dai boss (Saviano costretto a vivere sotto scorta) ma anche dalla prepotenza volgare del governo che ci troviamo. C'č l'Italia di oggi, oltre che la storia italiana, a 'Fortapāsc'." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 27 marzo 2009)

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