SCHEDA FILM

FLUKE

Anno: 1995 Durata: 96 Origine: USA Colore: C

Genere:FANTASY

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:BASATO SUL ROMANZO "FLUKE" DI JAMES HERBERT

Produzione:ROCKET PICTURES (PAUL MASLANSKY, LATA RYAN)

Distribuzione:UIP (1996) - MGM HOME ENTERTAINMENT (GLI SCUDI)

TRAMA

Il cane Fluke fin da cucciolo ha dei ricordi strani per un quadrupede: un incidente d'automobile, un matrimonio, un anello nuziale. Morta la barbona che lo ha raccolto, dopo che mamma e fratellini sono finiti al canile, viene accettato dal cane bastardo Rumbo, che lo fa adottare dal titolare di una demolizione di automobili. Cresciuto, Fluke morde Sylvester (un ambiguo individuo che gli ha pestato la coda al mercato mentre mendica cibo) e costui per vendicarsi lo cattura e lo consegna ad un vivisezionatore, ma dal laboratorio lo fa fuggire Rumbo che, salvatolo, muore dissanguato per una pallottola di Sylvester. Il ravvivarsi dei ricordi convince Fluke di essere Thomas Johnson, un individuo schiantatosi con l'automobile durante l'inseguimento di Jeff Newman. Pertanto si reca nella cittadina dove vivono la vedova, Carol, il figlioletto Brian e l'amico Jeff. Fluke, riuscito a farsi adottare da Carol e da Brian, morde Jeff e deve guardarsi dagli accalappiacani da lui chiamati. Poi penetrato nella sua ex fabbrica, rivive gli ultimi istanti della "sua vita precedente": la lite con Jeff a proposito di un nuovo modello di freno per automobili, l'inseguimento dell'automobile di Jeff; lo sbandamento nella scarpata boscosa per evitare l'impatto con un camion. Salito furtivamente sull'automobile di Jeff, lo assale facendolo uscire di strada. Ma lo shock gli rispolvera la memoria, e si rende conto che Jeff ha tentato invano di soccorrerlo dopo la scomparsa ed è dispiaciuto per la sua morte, pur essendo attratto da Carol. Ed è lui, ferito, a dirgli di soccorrere il figlio Brian, che per cercarlo si è messo a vagare nella neve. Trovatolo al cimitero e raggiunto da Carol, capisce che deve lasciare che la vita prosegua il suo corso e Jeff formi una nuova famiglia coi i suoi cari.

CRITICA

"Il finale ha l'assurda pretesa di far quadrare una fiaba secondo le regole della realtà, imperdonabile errore di sensibilità e struttura di sceneggiatura prima che di regia. Se Carlei avesse visto Babe forse avrebbe imparato qualcosa sull'alchimia dei mondi paralleli". ('Il Giorno', Silvio Danese, 14/3/96) "Il film di Carlei non è unicamente un atto d'amore a tutti i Fido del mondo. Il 35enne regista di Lamezia Terme, diplomatosi alla scuola Gaumont, ha grande competenza tecnica, sa abbandonarsi alla storia senza temere l'enfasi (che è, in parte, la sua cifra stilistica), manovra lo sguardo ad altezza d'animale, dichiara il suo tributo al fluido cinema emozionale di Spielberg, si distacca dagli standard dello studio sistem inserendo una sorta di spirituale malinconia nelle immagini, dirige con maestria Comet, un golden retriever che è, per la sua straordinaria espressività, il De Niro della razza canina. Spiace che un regista con le sue capacità sia "costretto" (?) a lavorare negli Usa: in una "Domenica in" dello scorso anno, Oliver Stone, intervistato da un'ignara Mara Venier, nominò proprio Carlei come talento in ascesa. Nemo propheta in patria". ('Il Messaggero', Fabio Bo, 12/3/96) "Carlei ha spirito d'iniziativa e grande sicurezza professionale; gira bene, assai meglio della maggioranza dei giovani registi italiani; è meno accorto (o troppo accorto) nello scegliere i soggetti, nel controllare una tendenza al sentimentalismo se non alla melensaggine, nel resistere alla tentazione delle soluzioni narrative più facili, più ispirate a "buoni sentimenti" convenzionali e alla voglia di piacere". ('La Stampa', Lietta Tornabuoni, 10/3/96) "Fluke è per Carlei la prova del nove, un progetto cullato invano per 15 anni in Italia, indi emigrato in Usa. Ci sono molti parallelismi, anche figurativi, con La corsa dell'innocente nella sincera passione per gli umiliati e offesi che non possono difendersi. Ma il tutto rimane senza gran presa emotiva, complicato per i minorenni e fin troppo semplice per i maggiorenni, puntuale ma non coinvolgente, accorato ma non poetico, proprio per la discrezione del regista che non ha voluto "giocare" troppo col cane prodigio, perfetto nell'umida espressività e ogni tanto doppiato da un suo simile elettronico. Gli si adeguano con stile i grandi (Eric Stoltz, l'ex "corsaro" Matthew Modine, Nancy Travis) e il teen ager Max Pomeranc, ex scacchista di Searching for Bobby Fischer. Il tutto è fotografato da Mertes, musicato da Siliotto, addobbato dalla Beraldo, montato da Conte, con eleganza: Carlei, va ribadito, il cinema lo sa fare". ('Corriere della Sera', Maurizio Porro, 13/3/96)

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