First Man2018

SCHEDA FILM

First Man

Anno: 2018 Durata: - Origine: USA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO

Regia:Damien Chazelle

Specifiche tecniche:(1:2.39)

Tratto da:libro 'First Man: The Life of Neil A. Armstrong' di James R. Hansen

Produzione:MARTY BOWEN, DAMIEN CHAZELLE, WYCK GODFREY, RYAN GOSLING PER DREAMWORKS, PERFECT WORLD PICTURES, COPRODUTTORE JAMES R. HANSEN

Distribuzione:UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY

ATTORI

Ryan Gosling nel ruolo di Neil Armstrong
Claire Foy nel ruolo di Janet Shearon
Jon Bernthal nel ruolo di Dave Scott
Pablo Schreiber nel ruolo di Jim Lovel
Pablo Schreiberl nel ruolo di Jim Lovel
Kyle Chandler nel ruolo di Deke Slayton
Jason Clarke nel ruolo di Edward Higgins White
Christopher Abbott
Shea Whigham nel ruolo di Gus Grissom
Corey Stoll nel ruolo di Buzz Aldrin
Patrick Fugit nel ruolo di Elliott See
Lukas Haas nel ruolo di Mike Collins
Cory Michael Smith nel ruolo di Roger Chaffee
Brian d'Arcy James nel ruolo di Joseph A. Walker
Brady Smith nel ruolo di Butch Butchart
Perla Middleton nel ruolo di Segretaria della NASA
J.D. Evermore nel ruolo di Chris Kraft
Olivia Hamilton nel ruolo di Pat White
Philip Boyd nel ruolo di Reporter
Steve Coulter nel ruolo di Guenter Wendt
Anna Chazelle nel ruolo di White House Staffer
William Gregory Lee nel ruolo di Gordon Cooper
Kris Swanberg nel ruolo di Marilyn See
 

SOGGETTO

Hansen, James R.
 

MUSICHE

Hurwitz, Justin
 

MONTAGGIO

Cross, Tom
 

SCENOGRAFIA

Crowley, Nathan
 

COSTUMISTA

Zophres, Mary

TRAMA

Uno sguardo alla vita dell'astronauta, Neil Armstrong, e alla leggendaria missione spaziale che lo portò a diventare il primo uomo a camminare sulla Luna, il 20 luglio 1969.

CRITICA

"La determinazione che guida il protagonista è sempre la stessa ma rispetto agli altri film di Damien Chazelle ('Whiplash' e 'La La Land') cambia lo stile della messa in scena e soprattutto l'empatia. (...) regia, controllatissima e essenziale nel suo stare addosso al volto di un astronauta che Ryan Gosling interpreta con una bella prova tutta in sottrazione. (...) Chazelle preferisce «rinchiudere» la macchina da presa nell'abitacolo spaziale, offrendo allo spettatore la medesima poca vista che avevano gli astronauti ma in questo modo trasmettendo quelle insicurezze e quel senso di impotenza che nasceva di fronte a ogni piccolo problema. E così invece dell'epica il film crea tensione e suspense." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 30 agosto 2018) "(...) 'First Man' (...) è un film destinato a restare. Sulla base dell'essenziale sceneggiatura che il bravo Josh Singer di Spotlight ha tratto dalla fluviale biografia (...), Damien Chazelle ha realizzato un'opera quarta che lo conferma uno degli autori più interessanti della nuova generazione. Passando dal (finto) musical 'La La Land' alla (finta) avventura spaziale 'First Man', il trentatreenne regista ha cambiato il genere ma non la tematica: al centro della storia c'è ancora una volta un individuo (...) impegnato con adamantina concentrazione a vincere una sfida: costi quel che costi, e non per denaro o mera ambizione bensì per passione, vocazione, motivazione profonda. Come la Los Angeles odierna di 'La La Land' era intrisa di nostalgia del passato, così il microcosmo Anni 60 della Nasa è ricostruito attingendo a un composito immaginario cinematografico che va da Kubrick a Malick. E il tutto è assorbito e reinventato con originalità e naturalezza: Chazelle crede nella forza di un personaggio e di una storia e in Ryan Gosling, attore insieme modernissimo e classico, ha trovato l'interprete ideale e un alter ego." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 agosto 2018) "Dimenticate (...) tutto quello che avete visto finora sui viaggi nello spazio. Scritto da Josh Singer a partire dalla biografia ufficiale (...), il film non solo restituisce fedelmente la reale esperienza degli astronauti, rinchiusi in spazi angusti e claustrofobici, lattine volanti in balia di guasti ed emergenze, che non smettono di tremare e fare un rumore infernale, ma racconta anche la vita famigliare del laconico e pragmatico Armstrong (...). Ma se è vero che per la prima volta il regista si accosta a una storia non scritta di mano propria e quindi più distante dalla sua personale esperienza, Armstrong, così determinato nel raggiungere obiettivi apparentemente impossibili, è parente stretto dei precedenti personaggi di Chazelle, disposti a tutto pur di inseguire i propri sogni. (...) L'Armstrong pubblico e quello privato, che per alcuni versi resta un enigma, convivono (...) in un film raggelato come il suo protagonista, impegnato a restituire l'avventura umana di un uomo che non si è mai sentito un eroe. Eppure 'First Man' non si sottrae a momenti di tensione nonostante l'esito dell'impresa sia noto a tutti. Così tutti i test falliti, gli incidenti mortali e i retroscena della missione Nasa riescono a tenere lo spettatore con il fiato sospeso." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 30 agosto 2018) "(...) una dimensione anti-eroica e con un personaggio melanconico, che Gosling rende, se non prossimo allo spettatore, abbastanza enigmatico da incuriosirlo. Il problema era come raccontare in maniera nuova storia (e immagini) notissime, e Chazelle si ingegna. Punta su una visione claustrofobica e realistica della missione, tra gusto vintage e nostalgia della dimensione umana; anche se alla fine il film non riesce davvero a stravolgere le regole dell'epica spaziale come 'La La Land' reinventava quelle del musical. Si aspetta l'allunaggio chiedendosi come sarà reinventato: e lì, al momento culminante, la sfida del regista è vinta solo fino a un certo punto. La cosa più originale è forse il versante privato, controcanto intimista alla corsa allo spazio (...). Ma questo elemento, come altri momenti appena accennati (un breve intervento d'epoca di Kurt Vonnegut, il montaggio alternato tra un decollo e una poesia antirazzista sull'"uomo bianco nello spazio"), sono depotenziati dal fatto che lo spettatore sa già che la missione sarà un trionfo. (...) Il rischio è (...) che la vicenda si risolva nelle dimensioni di un dramma famigliare, quando sul finale arrivano i ricordi in colori Ektachrome da filmino privato (sì, c'era già qualcosa di simile in 'La La Land'), e un richiamo visivo all'ultima, celebre immagine di 'Pickpocket' di Robert Bresson. In quel film il protagonista in carcere trovava la Grazia e commentava: «Che strano cammino ho dovuto percorrere per giungere fino a te». Armstrong, addirittura, deve andare fino alla luna per trovare la pace o se stesso, e non è detto che alla fine ci riesca." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 30 agosto 2018) "(...) sintesi riuscita di un cinema «da pubblico» con gli attori giusti - a cominciare dai protagonisti, Ryan Gosling e la Regina Elisabetta di 'The Crown' Claire Foy - una storia popolare che emoziona, appassiona, commuove, e al tempo stesso con l'intelligenza di celare tra le sue immagini un sentimento contemporaneo, che sposta gli anni Sessanta in cui si svolge al nostro tempo. Chazelle, che ha lavorato sul libro di James R.Hansen non cerca l'epica del biopic celebrativo (...) ma sposta la narrazione sull'uomo Armstrong, e sugli anni che precedono la missione di Apollo 11. Sono le «pieghe» di un privato che lo interessano - il racconto si ferma infatti proprio al 1969 con il ritorno sulla terra - che poi è anche dove può mettere ciò che è suo, lo sguardo del presente in cui il futuro non esiste più. Non come almeno lo immaginavano quegli astronauti, con una strana innocenza nonostante tutto, in quell'America degli anni sessanta da cui sembrano separati, «alieni» e che nelle case entra soltanto attraverso le voci del bianco e nero della tv. (...) È un film pieno di malinconia 'First Man', lo era anche 'La La Land', nello scontro tra le sliding doors della vita ma qui a essersi perduto è qualcos'altro, l'idea di un cambiamento ancora possibile, di un futuro non solo spaziale o fantascientifico, di sfide e battaglie che possono trasformare il mondo. Sulla luna il protagonista non trova quello che cercava e il suo sguardo sperduto dietro al vetro della «quarantena» proietta la consapevolezza amara del nostro tempo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 30 agosto 2018) "(...) merita senz'altro di essere visto: maturo quanto indomito, Chazelle capitalizza creativamente l'exploit 'La LaLand', travestendo da 'success-story' lunare una raggelata elaborazione del lutto formato famiglia. Certo, nel manuale ingegneristico indugia, strizza l'occhio perfino allo 'steampunk' e alla precaria fratellanza degli 'spacemen', ma sopra tutto realizza un dramma sui reduci, come appunto andrebbero appellati gli astronauti. Il 20 luglio 1969 non alluna un americano eroe, ma un essere umano sopravvissuto (...). Perché Chazelle guarda la luna, ma vede l'uomo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 30 agosto 2018) "'First Man' (...) è un «viaggio intorno all'uomo», un ritratto dell'ostinato e riservato Armstrong stretto nei passaggi essenziali e fondamentali di una materia d'azione complessa e vastissima come il progetto Nasa per la Luna lanciato da Kennedy. Decontaminato da eroismi e trionfalismi, preciso nella ricostruzione di un'archeologia astronautica segnata da morti e sconfitte, siamo, per dire, proprio su un altro pianeta rispetto al nazionalismo d'impresa di 'Uomini veri' di Kaufman sul Mercury o di 'Apollo 13' di Ron Howard. Lascia dubbi la scelta di affidare una personalità schiva ed etica, inevitabilmente epica, come Armstrong alla fotogenia introversa di Gosling, che rischia di farne un eremita delle emozioni. Chazelle, che non è il nuovo genio di Hollywood, merita lode anche per aver centrato il corto circuito tra gli ideali della frontiera radicati nella cultura americana e l'aspra lotta scientifica con l'Unione Sovietica per la supremazia politica e militare durante la Guerra Fredda." (Silvio Danese, 'Nazione-carlino-Giorno', 30 agosto 2018) "(...) un resoconto tra spazio profondo, salotto piccolo borghese, sfera intima e dibattito sociale, di quella generazione di «ragazzi che costruiscono modellini» artefici tra '61 e '69 del secolo scorso di una Corsa allo spazio tra russi e americani che tenne con il fiato sospeso 500 milioni di persone. (...) È un film che più classico non si può, su americani bianchi perbene con le camicie a maniche corte abbottonate fino a sotto il mento pronti a tutto per la patria. Di Chazelle riconosciamo la netta poetica: maschi prigionieri di un'ossessione. Ma stavolta non è lo spartito (anche se Armstrong al college metteva in scena dei musical come regista). (...) Grandissimo finale che funziona (...)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 agosto 2018) "'First Man' (...) racconta anche (...) il delicato intreccio fra propaganda e scienza nel quale tutti sono un po' vittime e un po' carnefici, il governo che vorrebbe risultati, ma senza che l'opinione pubblica possa contestarne i costi, anche in termini di vite umane, i fautori del progetto, disposti a garantirne l'assoluta fattibilità ben sapendo che le probabilità reali di successo sono dell'ordine del 50 per cento. (...). Chazelle è bravissimo proprio nel dare conto della rudimentalità dell'impresa: mezzo secolo dopo, e con la tecnologia che ormai ci esce dalle orecchie, si resta stupefatti a vederne una ancora senza computer, la manualità di gran parte delle operazioni, l'artigianato di capsule spaziali e moduli lunari, l'elemento umano comunque sovrano nel momento delle scelte e quanto alle chances di riuscita. Sotto questo profilo, la personalità di Armstrong risulta ancora più affascinante e Ryan Gosling la rende benissimo perché ha di suo un fascino inquieto, un esserci senza per questo interamente mostrarsi. (...) Costruendo un film abbastanza tradizionale, il combinato disposto di vita privata, moglie, figli, scuola, svaghi, e di vita pubblica, le missioni, il cameratismo, gli incidenti mortali, Chazelle racconta quell'eroismo sotto tono che nasce da idee di grandezza e di servizio civile, il «piccolo passo per un uomo» che si trasforma in «grande balzo per l'umanità» di cui proprio Armstong parlerà mettendo piede lì dove nessuno aveva mai pensato si potesse realmente andare, un altro pianeta, in tutti i sensi." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 30 agosto 2018) "Movenze birichine della storia: con un anno di anticipo rispetto al 50°, torna, forse perché la Terra delude assai, il primo passo di Neil Armstrong sulla Luna, addì 20 luglio 1969. Lo rievoca 'First Man' di Damien Chazelle che ha aperto la Mostra a Venezia. Lost in space, vedi 'Gravity', Ryan Gosling (bravo e misurato, star controvoglia della storia) si racconta come l'astronauta dalla trionfale odissea nello spazio, sulla base del libro di James Hansen ridotto dallo sceneggiatore coi fiocchi Josh Singer ('Spotlight' e 'The Post'), che tiene nel mirino persone e non personaggi. Merito di Chazelle è non aver suonato squilli di tromba retorica, nonostante Spielberg fra i produttori, ma propone la vita a due marce di un eroe piccolo borghese con moglie e figli in attesa, alternando scene in tinello ad altre nell'abitacolo dell'Apollo 11, narrando varie peripezie scientifico-politiche della Nasa. La trovata è la schizoide esperienza di Armstrong, che forse non voleva con tutte le forze andare sulla Luna. Ci sono gli individui cosmico-storici, disse il filosofo: Gosling sacrificando la famiglia (in una gag strepitosa parla col figlio come fosse una conferenza stampa), entra nella storia dall'ingresso principale del mito, dell'eroe, dello spazio e tempo rivoltati come il calzino che l'aspetta pendulo a casa lavato dalla premurosa Claire Foy. II bello del film sta qui, nel mettere lo straordinario a misura di uomo: si va nello spazio ma per parlare di noi senza inutili fuochi di artificio." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 01 novembre 2018)

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