Figli di Annibale1998

SCHEDA FILM

Figli di Annibale

Anno: 1998 Durata: 92 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:GROTTESCO

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:MAURIZIO TOTTI PER COLORADO FILM PRODUCTION, MEDUSA FILM

Distribuzione:MEDUSA FILM - MEDUSA VIDEO

TRAMA

Giunto ormai ad uno stadio di disperazione, Domenico, disoccupato torinese, decide di rapinare una banca a Como e poi fuggire col bottino nella vicina Svizzera. Impacciato com'è, tutto gli va storto e l'unica maniera che gli rimane per venire fuori dalla situazione è sequestrare il primo cliente che gli capita a tiro: si tratta di Tommaso, imprenditore aggressivo e spregiudicato. Gli affari però gli stanno andando molto male, il fallimento incombe, lo aspettano debiti, protesti, derisione da parte dei colleghi. Il sequestro e la fuga gli si presentano perciò come un'occasione che il destino gli offre per sparire e ricominciare da capo. Escono allora insieme dalla banca e a questo punto i ruoli si invertono: Tommaso convince Domenico a fuggire non verso il nord ma verso il sud, in Puglia dove potranno imbarcarsi su una nave diretta in Nord Africa. Domenico non è molto convinto ma accetta. Tommaso è in rotta con la moglie, dalla quale si allontana senza troppo rimpianto, mentre Rita, la giovane figlia, non vuole veder partire il padre. Durante il viaggio in macchina, la situazione si chiarisce, con grande stupore di Domenico: Tommaso ha una relazione omosessuale con il poliziotto Orfeo, fattosi trasferire appositamente in Puglia; Rita si presenta all'improvviso e Domenico, che all'inizio ha dovuto fingere di essere il gay, comincia con lei una timida relazione, cui il genitore si oppone; da un ospizio arriva la sorella di Domenico, Carmela, cieca, grossa, sfacciata. Dopo contrasti e piccoli/grandi scontri, il poliziotto lascia il gruppo. Gli altri quattro si imbarcano su una nave scassata guidata da un certo Ermes, amante dell'alcool. Dall'Egitto mandano una lettera ad Orfeo, scrivendo che tutto va bene. Ma non è vero, e Domenico dice: "E se pensassimo ad una banca?".

CRITICA

"Più che i singoli episodi della fuga, risolti in maniera cameratesca un po' alla Salvatores, si impone un clima generale di simpatia verso i ritmi e i colori di un sud senza connotazioni terzomondiste: è l'elogio dell'arabesco, di una saggezza indolente e antica, di una rassegnazione attiva che conosce le debolezze umane. Mentre magari risulta un po' forzata l'irruzione surreale di quella barca riminese che espone sulla prua una statua di Federico Fellini, geniale manipolatore di storie e di sogni." (Michele Anselmi, 'L'Unità'. 14 marzo 1998)

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