Factory Girl2006

SCHEDA FILM

Factory Girl

Anno: 2006 Durata: 91 Origine: USA Colore: C

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO

Regia:George Hickenlooper

Specifiche tecniche:16 MM, 8 MM, VIDEO, SUPER 16 GONFIATO A 35 MM (1:1.85)

Tratto da:-

Produzione:THE WEINSTEIN COMPANY, BOB YARI PRODUCTIONS, HOLLY WIERSMA PRODUCTIONS, LIFT PRODUCTIONS

Distribuzione:MOVIEMAX (2007)

ATTORI

Sienna Miller nel ruolo di Edie Sedgwick
Guy Pearce nel ruolo di Andy Warhol
Jimmy Fallon nel ruolo di Chuck Wein
Shawn Hatosy nel ruolo di Syd Pepperman
Hayden Christensen nel ruolo di Musicista
Tara Summers nel ruolo di Brigid Polk
Beth Grant nel ruolo di Julia Warhol
Illeana Douglas nel ruolo di Diana Vreeland
Jack Huston nel ruolo di Gerard Malanga
Mena Suvari nel ruolo di Richie Berlin
Armin Amiri nel ruolo di Ondine
Brian Bell nel ruolo di Lou Reed
Don Novello nel ruolo di Mort Silvers
Edward Herrmann nel ruolo di James Townsend
James Naughton nel ruolo di Fuzzy Sedgwick
Johnny Whitworth nel ruolo di Silver George
Mary Elizabeth Winstead nel ruolo di Ingrid Superstar
Mary-Kate Olsen nel ruolo di Proprietaria galleria d'arte (non accreditata)
Meredith Ostrom nel ruolo di Nico
Michael Stephenson nel ruolo di Sterling Morrison
Patrick Wilson nel ruolo di John Cale Pat Wilson
Samantha Maloney nel ruolo di Mo Tucker
 

SCENEGGIATORE

Mauzner, Captain
 

MUSICHE

Shearmur, Ed
 

SCENOGRAFIA

Reed, Jeremy
 

COSTUMISTA

Dunn, John A.
 

EFFETTI

The Basement

TRAMA

Ascesa e declino di Edie Sedgwick, celebre icona della cultura pop americana: l'abbandono di Santa Barbara e della sua famiglia aristocratica, l'arrivo nella New York in pieno fermento culturale della metà degli anni '60, l'incontro con l'eccentrico artista Andy Warhol che la scelse come musa ispiratrice ed interprete di numerosi suoi film, il rivoluzionario ambiente della Factory frequentato da artisti, musicisti e uomini di cultura. Fino all'incontro con un musicista, di cui lei si innamorerà follemente e che la allontanerà definitivamente dal mondo underground di Warhol.

CRITICA

"La ragione di vedere il film si restringe, dunque, all'interpretazione di Sienna Miller, che attacca il personaggio con le unghie e con i denti forse anche perché pure lei è considerata più che altro un'icona di stile. Anche se non ha la voce di Sedgwick e la sua naturalezza upper class, Miller dà al personaggio una vulnerabilità e una empatia che trascendono questo inutile pasticcio." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 23 novembre 2007) "'Factory girl' racconta solo l'anno della ribalta, intruppandosi nei soliti schemi rigidi delle visibilità a tutti i costi modello mainstream statunitense: non una nuance, non una smagliatura. Vietato problematizzare il dato di fatto, se non per la consuetudine di mostrare un amplesso patinato, una pera in dettaglio, un flashback sulla famiglia cattiva e una bella camminata a piedi nudi e con il rimmel colante sul viso per Manhattan. E' il significato comprato al supermercato, un finto sperimentalismo cinematografico che attinge al tema (magari ribelle e un po' zozzo) per creare una visione estetica da "épaterles bourgeois" in fondo impalpabile. La complessità e il vigore di testi biopic come un 'Lenny' o un 'Man on the moon', sono lontani anni luce dal palcoscenico seppiato in split screen di Hickenlooper. La Miller si mimetizza con artificiale trasandatezza, Guy Pearce è un Warhol anabolizzato." (Davide Turrini, 'Liberazione', 23 novembre 2007) "Nella ricostruzione più o meno attendibile, la vicenda passa attraverso tutta la serie dei luoghi obbligati, dall'ascesa di Edie come superstar dell'underground al suo amore 'infelice' per un divo del rock, dall'abuso di speed e droghe assortite al tradimento del pigmalione Warhol, caricaturale nella sua gay-attitude di eletto a cattivo di questa favola nera. Dall'altra parte, è evidente la fascinazione per la New York dei Sixities. Periodo che il film indica esplicitamente come antesignano dell'attuale società delle apparenze e della celebrità senza essere sfiorato dal sospetto che questo non sia poi un gran merito." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 novembre 2007) "Tutto quello che avreste voluto sapere sul mondo radical chic scandaloso del re dell'arte omologata Campbell & Marilyn lo sapete già e il bio-film di George Hickenlooper ripete la lezioncina, citando la Audrey da 'Tiffany', senza dar giudizi, sfogliando l'album mondano della Grande Mela ma senza alcuna fiamma. Sienna Miller si danna l'anima dilapidando fortune, Christensen ci fa sentire il suono della chitarra." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 novembre 2007)

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