Dad - Pap?1989

SCHEDA FILM

Dad - Papà

Anno: 1989 Durata: 117 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:NORMALE

Tratto da:Basato sul romanzo di William Wharton

Produzione:JOSEPH STERN GARY DAVIS GOLDBERG

Distribuzione:UIP (1990) - CIC VIDEO

TRAMA

John Tremont, quarantenne brillante manager di Wall Street, divorziato con un figlio bizzarro, Billy, da almeno due anni non va a trovare i suoi anziani genitori che vivono in California. Quando la sorella Annie lo avverte che la madre Bette è stata ricoverata in ospedale per un infarto, John parte subito per visitarla. Bette è una donna molto forte e decisa, che non vuole riconoscere di essere seriamente malata, anche se per John sono le condizioni del padre Jake, un ex operaio ultrasettantenne, che appaiono più preoccupanti. Abituato a lasciarsi dominare e accudire dalla moglie autoritaria, ora sembra caduto un uno stato triste di inerzia, così John decide di restare un po' di tempo con lui, spronandolo ad occuparsi della pulizia della casa, degli acquisti e dei suoi hobby preferiti. Jake Tremont riacquista presto energia e gioia di vivere, specie quando Bette torna a casa guarita ed il nipote Billy lo conforta con la sua presenza, ma dopo un breve periodo sereno, improvvisamente Jake deve subire una grave operazione, apprendendo dal suo medico, il dottor Santana, di essere affetto da cancro. Lo choc causato dalla terribile notizia gli provoca gravissime conseguenze che lo riducono in coma, così John lo affida al dott. Chad, che lo cura abilmente. Jake si riprende, anche per merito dell'assidua e affettuosissima assistenza di John, che è andato a vivere in ospedale con lui. Quando Jake torna a casa, è felice e allegro come un bambino, nonostante i suoi 78 anni, indossa abiti stravaganti e coloratissimi, e vuol divertirsi. Bette non riconosce più in lui l'amato marito, sempre docile ai suoi ordini e che ora insiste per fare l'amore con lei e perfino per ballare. Ma il fatto più importante è per Bette la scoperta che da molti anni Jake si rifugia segretamente in un'esistenza immaginaria e consolatoria: crede infatti di vivere con lei in una bella fattoria, insieme a 4 figli, e ora le parla spesso di questa vita in campagna. Mentre lo psicologo spiega a Bette che Jake rischia di rifugiarsi per sempre nei suoi sogni, uscendo completamente dalla realtà, John la rimprovera aspramente per la sua incomprensione verso il marito. Ma poi Jake viene di nuovo attaccato dal cancro e presto muore serenamente, dopo un lungo colloquio col figlio. Morto Jake, figlio e nipote indossano i suoi vestiti coloratissimi, lo ricordano con tenerezza, e si sentono più vicini e più indulgenti. Bette resterà a vivere con Annie e con suo marito Mario, mentre John riparte per tornare al lavoro, ma ora la famiglia è più unita.

CRITICA

"Ted Danson è psicosomaticamente esatto nel ruolo dello yuppie che recupera la classe lavoratrice, Kathy Baker fa la figlia devota di provincia, il nipotino Ethan Hawke mostra ancora i segni dell''Attimo fuggente' e Olympia Dukakis è di una misura eccezionale, bravissima a fare la moglie che prima comanda e poi sopporta. Esauriti i complimenti agli attori, resta da dire che 'Dad', opera prima in cui Gary David Goldberg ha investito 17 degli 80 miliardi guadagnati nella serie tv 'Family Ties', è un affare di famiglia (qualcosa di simile accadeva a Tom Hanks in 'Niente in comune') che offre tutti gli appigli per una sicura partecipazione emotiva, talvolta anche nella degenerazione del lacrimoso, ma sempre capace di rialzarsi con un certo sorriso e senza mancare alcune toccate e fughe sociali di protesta. Sulla furberia dell'operazione veglia la 'Amblin', ovvero Mr. Spielberg, re Mida della nuova Hollywood alle prese con gli effetti speciali della terza età." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 24 Febbraio 1990) "Attore vecchio fa buon film. 'Dad' urta dolcemente le molecole di un ben sperimentato composto chimico, pozione che induce inevitabilmente alla lacrima facile. Soap opera dilatata prodotta dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg, il film s'ingigantisce strada facendo di romanticherie e iperboli ('In America qualsiasi cosa è possibile se uno fa bene il suo lavoro'). Jack Lemmon, curvo e sorridente, strana luce negli occhi, prontuario di smorfie da gran virtuoso, fa il verso al 'giovane' Dustin Hoffman, handicappato di 'Rain Man' e incarna una terza età più onirica che reale." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 26 Febbraio 1990) "I caratteri comunque obbediscono spesso a un disegno plausibile, soprattutto quello del figlio nella sua evoluzione affettiva sia nei confronti del padre sia nei confronti del suo stesso figlio, e il personaggio del Padre, anche se affidato con insistenza eccessiva a tinte forti, a momenti lacerati e ad esasperazioni vistose, narrative e psicologiche, arriva facilmente ad imporsi grazie alla composizione straordinaria che ce ne offre Jack Lemmon, vecchio non solo per il trucco, ma nella mimica, nel modo di atteggiarsi e di muoversi ed anche nel modulare una voce tutta di gola e velata. Il classico tour de force che sembra quasi esorcizzare un altro personaggio di Lemmon, quello che, in Così è la vita, aveva tanta paura di invecchiare. Egualmente truccata e invecchiata al suo fianco Olympia Dukakis, la matriarca terribile. Un solo interrogativo: ma perché, con tanti grandi vecchi che ha Hollywood, camuffare a questo modo due attori ancora cosi vividi e gradevoli nella loro età di mezzo? Se è un gioco (pur con lacrime) è un gioco al massacro." ('Il Tempo', 24 Febbraio 1990)

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