SCHEDA FILM

COMPAGNI MIEI ATTO I

Anno: 1986 Durata: 105 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:SCOPE A COLORI

Tratto da:-

Produzione:GAUMONT INTERNATIONAL, RENN PRODUCTIONS, CAMERA ONE, FILMS A2/ALAIN POIRE'

Distribuzione:TITANUS (1987) - VIDEOGRAM, NUMBER ONE VIDEO

TRAMA

In un albergo di Mosca, il direttore Igor Tataiev ha riservato a sé, a Natacha, la seducente moglie, ed alla figlia ben cinque camere lussuosamente arredate e poi vive, tollerante e partecipe, dei mille maneggi e intrallazzi riconnessi con il mercato nero, grazie anche alla amichevole e non disinteressata protezione del Ministro Alexeiev. In questo albergo giungono il suo frenetico cognato Jouri, deciso a far partire per l'America Tatiana, la fidanzata (una cantante-rock alla moda) e i di lei genitori (sono ebrei della provincia ed il professore è caduto in disgrazia); poi Boris Pikov, un pignolissimo ispettore che, su mandato del Partito, deve controllare conti e ricevute dell'albergo e, non bastasse, il KGB, sulle piste dei fuggiaschi. Dalla situazione nascono vicende tragicomiche, con corse improvvise e spericolate, espedienti ingegnosi, nel quadro della più languorosa musica tradizionale, che l'orchestrina dell'albergo alterna, straziandola, a ritmi moderni, curiosamente danzati da austeri burocrati, da generali alticci e imponenti matrone. Tataiev, pur sbuffando e imprecando contro parenti ed agenti, tra un buon cuore e si mobilita all'estremo, correndo i suoi rischi. Dopo molte vicissitudini, Igor e sua moglie si trasferiscono in un paese occidentale come gestori di un elegante locale; gli emigranti trovano una sistemazione in Israele, il KGB in larga misura e sconfitto da insuccessi e beghe interne ed il controllore viene mandato e rieducarsi in un duro campo di lavoro. Quanto a Tatiana e ad Jouri, essi si amano ed amano la Russia: le canzoni ed il successo che la loro organizzazione riporta tra i giovanissimi scatenati dal rock li hanno trattenuti in Patria.

CRITICA

"New York? Parigi? Barcellona? Niente affatto. La città più mondana e allegra del mondo è Mosca. A sostenerlo non è Gorbaciov né la Pravda, ma il regista francese Jean Marie Poirè stranamente attratto dal fascino dell'Est. Dunque: vita quotidiana dei Sovietici satiricamente rappresentata con approccio gogoliano ma trasfigurata da una visione comica del tutto transalpina. Quale l'immagine del 'russian way of life' ricavata dalle tesi semiserie di 'Compagni miei atto I' (titolo italiano furbetto, ma l'originale suona come 'Twist again a Moscou')? Un popolo divertente e divertito malauguratamente sottomesso a una burocrazia compiacente e a un Kgb da operetta, un popolo danzerino che adora il rock e il buon caviale, che sogna il videoregistratore e filosofeggia sulle magliette Adidas. Come dire: quasi un cliché." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 6 Giugno 1987) "Il film comunque un merito ce l'ha, ed è l'interpretazione. Nei panni del protagonista c'è addirittura Philippe Noiret che sfodera tutta la sua bonomia sorniona per creare un personaggio dedito solo all'opportunismo, con malizie e furbizie molto più da commedia vera che non da farsa estemporanea. Gli danno amabilmente la replica Christian Clavier, nel disegno tutto sopra le righe del cognato maneggione, Martin Lamotte, l'ispettore solo rigori e paraocchi, Bernard Blier, un capo comicamente votato al consumismo, e Marina Vlady, una moglie decisa ma anche remissiva. Scelta, quest'ultima, date le sue origini slave. Così quando serve, può cantare in russo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 Giugno 1987) "Il titolo è una furbata alla romana. Da distributori romani. Non è un atto I. Non ancora, almeno. E 'Compagni miei' non ha nulla da spartire con la popolare serie italiana di 'Amici miei' se non per la presenza di due attori (Noiret e Blier, peraltro assai godibili). Il titolo originale di questa commedia francese commediaccia più che commediola - è 'Twist again à Moscou'. Mosca è qualcosa di più di una cornice del film: ne è il contenitore. Poiré, Clavier e Lamotte trio di comici francesi che vengono dal cabaret e hanno già fatto insieme 'Papi ha fatto la resistenza', hanno messo l'accento su una delle tante anime della capitale dell'impero sovietico l'anima del bazar, del commercio più o meno legale dei traffici più o meno neri. L'intreccio fa capo a una cantante rock di Kiev che ha due zii ebrei che vorrebbero espatriare, ma sono tampinati dal Kgb. Il manager-fidanzato della cantante ha un cognato che, direttore di uno dei più grandi alberghi di Mosca, è disposto a chiudere tutti e due gli occhi sui traffici di borsa nera che si svolgono nella giurisdizione del suo hotel. I personaggi di secondo e terzo piano sono tanti: è un film che procede per accumulazione di gags, trovate, barzellette, luoghi comuni, battute di un'arguzia datata, bevute di vodka, citazioni di Lenin." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 2 Luglio 1987)

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