Buongiorno, notte2003

SCHEDA FILM

Buongiorno, notte

Anno: 2003 Durata: 106 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Marco Bellocchio

Specifiche tecniche:35MM (1:1.66)

Tratto da:romanzo "Il prigioniero" di Anna Laura Braghetti e Paola Tavella (ed. Feltrinelli)

Produzione:FILMALBATROS, RAI CINEMA, SKY

Distribuzione:01 DISTRIBUTION - DVD: 01 DISTRIBUTION (2011)

ATTORI

Maya Sansa nel ruolo di Chiara
Luigi Lo Cascio nel ruolo di Mariano
Giovanni Calcagno nel ruolo di Primo
Roberto Herlitzka nel ruolo di Aldo Moro
Paolo Briguglia nel ruolo di Enzo
Pier Giorgio Bellocchio nel ruolo di Ernesto
 
 
 

SCENOGRAFIA

Dentici, Marco
 

COSTUMISTA

Ballo, Sergio
 

EFFETTI

Napoli, Claudio

TRAMA

Negli anni Settanta, Chiara è una giovane terrorista coinvolta nel sequestro del leader della D.C. Aldo Moro. Chiara vive con molto disagio la sua doppia vita fatta da un lato di normalità (lavoro, colleghi, il suo ragazzo), dall'altro di appartenza a una cellula armata. Attraverso i suoi occhi rivive il clima degli "anni di piombo" e il travaglio dei brigatisti, stretti fra la fiducia nell'avvento della rivoluzione e la realtà quotidiana fatta di clandestinità e piccole e grandi tragedie...

CRITICA

"Con 'Buongiorno, notte', Marco Bellocchio ci regala una toccante radiografia 'infedele' della storia Moro di grande forza, come quasi mai i racconti della politica sono sullo schermo. Occorre un grazie sentito anche perché solo attraverso simili occasioni è possibile rendere conto di una vicenda la cui storia vera, ormai, sembra certo non conosceremo mai". (Andrea Martini, 'Quotidiano nazionale', 5 settembre 2003) "Congelando la fresca disponibilità di Maya Sansa, il regista non le concede di variare molto l'espressione sempre allarmata, preoccupata, lacerata. Chiara fa un personaggio sulla tomba del padre, seguito da una bicchierata campestre con gli ex partigiani al canto di 'Fischia il vento' e da una commossa rievocazione delle lettere dei condannati a morte della Resistenza. Per assimilare al loro sacrificio quello di Moro, che scrive alla moglie, o per dirci che i brigatisti, pur considerandosi paladini della supersinistra, nel loro operare cieco e crudele sono omologabili agli sgherri del nazifascismo? Ogni tanto i significati di questo film dalla fattura impeccabile sembrano sfuggire un po' alle mani dell'autore: ma si possono controllare i sogni?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2003) "Orbene, la radiografia di Bellocchio non lascia scampo ad equivoci. I quattro di via Montalcini non hanno dietro segreti burattinai, se non i loro compagni e coetanei delle altre colonne e 'direzioni strategiche' brigatiste. E sono loro e solo loro i 'compagni che sbagilano', figli putativi che disconoscono e mistificano la loro ascendenza, rappresentata nella pellicola dagli anziani partigiani che cantano 'Bella ciao'. Tesi limpida e coraggiosa, una vera e propria sfida a un universo politico e culturale aduso a darsi spiegazioni dietrologiche in luogo di quelle logiche. Meno convincente è l'altra caratteristica del film, da molti privilegiata come la più apprezzabile: quella di mostrarci i terroristi nei loro sentimenti, personali emozioni, incubi e sogni contradditori. Ambigua operazione non perché Mario Moretti, Prospero Gallinari, Germano Maccari e, in primo piano l'ispiratrice dell'opera, Anna Laura Braghetti, non possedessero una loro umanità degna di essere scandagliata e in una certa misura bisognosa di 'pietas', ma per l'esito raggiunto. (...) quei carcerieri, giudici e, al termine, carnefici, finiscono per apparire allo spettatore, sovente ignaro o dimentico, come poveri diavoli, abitati sì da qualche idea balzana, ma pur sempre tormentati da dubbi irrisolti, in bilico tra un privato di buoni cristiani e un operare pratico segnato dalla P38 e dalla mitraglietta Skorpion. (...) Il che andrebbe anche bene se allo spettatore venisse in qualche modo fornita una postilla, ricordando che quella stessa Braghetti, due anni dopo, partecipò all'agguato sulle scale dell'Università di Roma, che costò la vita al professor Vittorio Bachelet, ucciso perché simbolo ffel Csm di cui era vicepresidente, come rivendicarono le BR.

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