SCHEDA FILM

Bugie rosse

Anno: 1993 Durata: 92 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:THRILLER

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA

Tratto da:-

Produzione:PIETRO INNOCENZI PER GLOBE FILMS E GIOIA SCOLA PER SAGITTARIO FILM IN COLL. CON RETEITALIA

Distribuzione:WARNER BROS ITALIA (1994) - PENTAVIDEO - MEDUSA VIDEO

TRAMA

Marco, giornalista di cronaca nera, sposato con l'avvenente hostess Adria, indagando sul mondo degli annunci erotici video, si trova prima in casa di un professore gay, poi fa salire in auto un certo Maurice che lo rapina e lo stordisce, mentre viene ucciso lì vicino il professore gay. In Questura, dove ha l'appoggio dell'amico magistrato Roberto, il professore risulta essere Edoardo Giorni, mentre Marco non identifica Maurice allo scopo di strappargli il nome dell'assassino. Incaricato dalla sua televisione dell'inchiesta torna al parco con l'operatrice Licia: qui trova il biglietto di un locale particolare, lo "Smania". Un ragazzo "di vita" polacco finge di portarlo da Maurice, e lo lascia invece in un vicolo di periferia dove viene stordito. Successivamente Marco recatosi allo "Smania", intravede Maurice con un giovane, Andrea, ed esce con costui, finendo per portarselo a casa: la notte, fingendo di dormire, cede agli approcci del giovane. Il giorno dopo trova, con l'aiuto di Andrea, Maurice, che gli confessa di rubare per un amico malato di AIDS. Marco promette di non denunciarlo, e gli dà un biglietto da visita affinché lo avvisi se scopre qualcosa. Mentre Marco ha un rapporto erotico con la collega Marina, Maurice annota il numero di un'automobile sospetta sul biglietto da visita di Marco, ma viene trafitto da un ombrello animato dall'omicida, che strappa il lembo col numero di targa dal biglietto e lo ripone nella tasca del morto, per incastrare ulteriormente il giornalista, che rischia l'arresto. Poi, tramite il videotel prende appuntamento con una certa Linda, vista allo "Smania", che lo presenta all'onorevole Crudis, amico sia di Giorni che di Andrea. Crudis prima lo fotografa di nascosto, poi quasi lo soffoca con una busta di plastica, e poi, messo alle strette, rivela che Giorni lo ricattava: poco dopo anche lui viene ucciso. Adria, che dà il giorno dopo appuntamento a Marco ma viene ferito e muore dopo essere riuscito a scrivere sul parabrezza le lettere "ind". Al videotel "Indeciso 90" uno dei "giocatori" invita Marco la notte al parco. Qui arriva invece Caterina, la vecchia madre di Roberto, che brandisce l'ombrello animato, ma lo bacia affettuosamente. Il killer è in realtà il figlio, che si confessa in un drammatico incontro con l'amico minacciandolo dapprima con una pistola poi suicidandosi.

CRITICA

"Non ci si crede mai. Il racconto divaga, si impasticcia, accoglie situazioni quasi ridicole, si infioretta di dialoghi pronti, ad ogni momento, a sciorinare perle o di banalità o di retorica, senza che nessun carattere davvero si profili e che un minimo di logica intervenga mai a dare una ragione o un senso a quanto ci viene proposto sempre ai limiti fra il giallo e l'eros, ma con l'incapacità manifesta di optare sul serio o per l'uno o per l'altro. Si potrebbe prendere in qualche considerazione la regia di Pierfrancesco Campanella: meriti tecnici ne ha, le immagini le costruisce con una certa cura, della fotografia di Mario Vulpiani si serve spesso con gli effetti giusti (nell'evocare certi climi, nel rappresentare certe cornici), ma la storia, scritta dallo stesso regista, ne vanifica ad ogni istante gli sforzi e le ambizioni: riducendoli a esercitazione vana. Il giornalista televisivo è l'americano Tomas Arana, la sua bellissima moglie è Gioia Scola, un magistrato che indaga è Gianfranco Jannuzzo, con toni ambigui. Di sfondo, la mia dolce e cara Alida Valli, che rischia, addirittura, per un momento, di passare per l'assassina." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 giugno 1994) "Terzo film di Pierfrancesco Campanella, 'Bugie rosse' chiama in causa alla rinfusa fattacci di cronaca e autori di culto maldigeriti, da Dario Argento (il che forse spiega la presenza incongrua di Alida Valli) a De Palma, prestando poca attenzione alle tiranniche esigenze della suspense. Popolata di satiri ansimanti e marchettari polacchi in turbo, la storia è labile, senza tono, sfibrata. Se anche i film si distinguessero dal sesso Bugie rosse avrebbe senz'altro quello degli angeli." (Stefano Martina, "Il Messaggero", 8 giugno 1994) "Beh, se questo è il famoso film medio, di genere, di cui avrebbe bisogno il nostro cinema in cattive acque, meglio chiudere bottega e stringersi attorno agli autori. Si chiama 'Bugie rosse', l'ha diretto il giovane Pierfrancesco Campanella ed esce nelle sale distribuito, chissà perché, dalla potente Warner Bros. Trattasi di 'articolo 28': e c'è da sperare che la nuova legge sia un po' più rigorosa della vecchia nell'elargire i finanziamenti pubblici. (?) Se l'idea era di rovistare nell'inconscio omosessuale di un giornalista sciupafemmine, per drammatizzarne le contraddizioni esistenziali e i dubbi professionali, i risultati sono semplicemente disastrosi. Anche perché il povero Tomas Arana, valente volto teatrale con Falso Movimento nonché cattivo riscoperto a Hollywood, caracolla per tutto il film con l'aria smarrita di chi sta lì solo per onorare il contratto; al pari della sprecata Alida Valli, mamma troppo premurosa per non destare sospetti; mentre la più convinta (anche perché coproduce) sembra Gioia Scola: moglie infelice e sospettosa che recupera il legame periclitante col marito gettando alle ortiche il look da vamp." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 10 giugno 1994)

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