SCHEDA FILM

Aspetta primavera, Bandini

Anno: 1989 Durata: 105 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:NORMALE

Tratto da:romanzo omonimo di John Fante

Produzione:BASIC CINEMATOGRACICA CIFIC, DUSK MOTION PICTURES, ZOETROPE STUDIOS

Distribuzione:BIM DISTRIBUZIONE (1989) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

TRAMA

Nel 1928 Svevo Bandini, abruzzese emigrato in Colorado, si trova a Natale senza lavoro con una moglie e tre figli da mantenere. E' indietro con l'affitto e in debito con la banca, che non intende fargli un prestito, mentre la moglie Maria continua ad essere umiliata da negozianti esigenti. Un giorno il suo compaesano Rocco gli cede un piccolo lavoro da muratore, e Svevo si presenta a riparare il caminetto in casa di Mrs. Hildegarde, donna bella, sola e ricchissima. Svevo ne è affascinato, lei gli dà soldi e lo riempie di regali e intanto a casa, dove lui non torna, Maria si sente avvilita e abbandonata. Malgrado la sua età, sarà il figlio appena adolescente, Arturo, a far tornare tutto alla normalità, presentandosi a casa della signora a reclamare il padre. Hildegarde, ormai soddisfatta nel suo capriccio passeggero, lascia libero Svevo, il quale rientra in famiglia con grande gioia di tutti.

CRITICA

"Il film ci riporta agli anni in cui sostituire in casa un vetro rotto era un problema, quando il droghiere ('Strictly Cash!') non faceva credito e la banca minacciava fulmini per l'affitto arretrato. Allora il Natale della povera gente era veramente povero e un aitante proletario si poteva anche vendere a una signora ricca per un paio di scarpe: tranne a venir graffiato a sangue dalla moglie tradita in clima tra De Amicis e 'Cavalleria rusticana'. Chissà che cosa ha affascinato un bevitore immoralista come Charles Bukowski, promotore del rilancio di John Fante, in questa materia intrisa di arroganza sentimentale, pregiudizi, visceralità e pastasciutta. Se la prendi come testimonianza antropologica, può anche avere una sua legittimità, se la giudichi con occhio civilizzato non può che fare orrore. Eppure il regista belga Deruddere ci mette sotto le mandolinate, confondendo l'Abruzzo forte e gentile con Napoli, si commuove e vuol commuovere." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 10 dicembre 1989) "Dei tre interpreti principali chi se la cava meglio è incredibilmente Ornella Muti che sa rendere con convinzione i passaggi dalla dolcezza devota alla cupezza greve e riottosa. Pur misurato e intenso come il solito, Joe Mantegna è inattendibile come goffo, muratore, mentre, con l'attuale maschera un po' funeraria dai troppi denti, la Dunaway sembra uscita da un altro film. L'Arturo di Michael Bacall è il meno lezioso dei tre bambini. La colonna musicale comprende: 'Santa America', turgida canzone napoletana di Paolo Conte." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 7 Dicembre 1989)

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