Arriva la bufera1993

SCHEDA FILM

Arriva la bufera

Anno: 1993 Durata: 112 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:GROTTESCO

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:-

Produzione:MARIO E VITTORIO CECCHI GORI, RITA CECCHI GORI, LUCIANO LUNA PER MEDIA FICTION, OFFICINA CINEMATOGRAFICA, PENTA FILM

Distribuzione:PENTA - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

TRAMA

In una cittadina del sud, minacciata da un vulcano e dalle sinistre presenze di immense discariche e dai grandi inceneritori, viene trasferito dal nord, il giudice Damiano Fortezza, uomo triste e mediocre, che è stato abbandonato dalla fidanzata. Egli si trova subito in mezzo ad una realtà complessa e spesso assurda. Padrone di tutto il paese sono le tre sorelle Fontana: Emma, Esmeralda e la bella Eugenia che sta per sposare l'amatissimo avvocato Mario Solitudine, il più famoso imbroglione della zona. Il giorno delle nozze tra Eugenia e Mario, Fortezza fa arrestare lo sposo durante la cerimonia. Per far fuggire Mario, Eugenia cerca di corrompere Damiano offrendo se stessa, ma egli se ne è innamorato e non accetta un simile mercato. Alla fine Fortezza, commosso e persuaso dal sincero amore di Mario, lo fa fuggire e quindi chiede la mano di Eugenia. Mentre si celebra il matrimonio, il vulcano comincia ad eruttare, l'inceneritore scoppia e dovunque volano sacchi di spazzatura.

CRITICA

"Ma 'Arriva la bufera' cui danno un notevole contributo espressivo gli attori (il copryright di Silvio Orlando e di Margherita Buy; e Eros Pagni, Angela Finocchiaro, Marina Confalone, in cui si sente la matrice del buon teatro), non è una commedia sociale nel senso stretto, né tanto meno fa ridere all'italiana: è uno psicofilm civile, forse un po' disordinato, con metafore fin troppo dichiarate, ma anche con raggi di poetica illuminazione su quella poco magnifica ossessione che è oggi la realtà." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della sera') "E' tutto un fiorire di metafore ed allusioni, in un intreccio fittissimo di cronaca e surrealtà, un mix di fantastico e grottesco, un film psicopolitico che si rifà a certi modelli anni sessanta (soprattutto l'Elio Petri di 'Indagine su un cittadino' e 'Le buone notizie'). Il risultato è men che modesto ma, almeno, l'allievo di Nanni Moretti può dimostrare maggiore curiosità espressiva, un po' più d'interesse per la costruzione del racconto, un soprassalto di anticonformismo mentale e persino un certo gusto figurativo." (Valerio Caprara, Il Mattino) "Dopo 'Il portaborse' di Daniele Luchetti visto che parlava di 'bufera' e che il suo nuovo protagonista era un giudice ci si aspettava un film su tangentopoli, invece siamo soltanto ad una favola con varie cronache italiane al centro, metà tolte dalla realtà, metà vagamente metaforiche." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 aprile 1993) "L'Italia tragica della degradazione e dei magistrati leader viene vista in una piccola città senza nome, forse meridionale, con un'ottica grottesco-farsesca divertente e disperante, lontana dalla contrapposizione retorico schematica tra i personaggi nobili e personaggi ignobili." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa')

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