SCHEDA FILM

Amarsi può darsi

Anno: 1999 Durata: 95 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:MAURUZIO TINI PER SIDECAR FILM & TV - RAI CINEMA

Distribuzione:PABLO FILM (2001)

TRAMA

Convocati dal giudice per discutere del loro divorzio, Davide e Giulia, attraverso i racconti fatti al magistrato, rivivono in una serie di flashback episodi della loro vita di trentenni perennemente giovani.

CRITICA

"Le catastrofi generazionali hanno il torto, poco giustificabile, di somigliarsi tutte. Si respira l'aria poco eccitante di piccole, poco avvincenti e potenziali 'case Vianello'. L'espediente di un giorno in pretura, zavorrato dal colpetto di scena che siamo in un sogno, è l'attenuante di un impianto narrativo a strip, a mosaico. Claudio Santamaria recita esattamente come farà in 'L'ultimo bacio'. Curiosità immobiliare: la casa in cui i due sposi vivono il loro 'dramma scandinavo' è la stessa usata da Ozpetek in 'Le fate ignoranti' ". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 1 aprile 2001) "Dato che 'Amarsi può darsi' è tutto raccontato in chiave di grottesco, non si fatica a capire quale sia la chiave adottata dal debuttante regista (e sceneggiatore). L'alternanza dei punti di vista non è una novità: né lo è, certamente, la scelta di concepire gran parte della storia come il sogno allucinatorio di un personaggio. Il che permette di dare alle inquadrature un taglio irrealistico, di deformare situazioni e personaggi, di stilizzare i piccoli episodi della vita quotidiana. Ne esce un'imbarazzante sensazione. Pur trattando di argomenti attuali come la crisi della coppia, il film di Travaglio ha un aspetto vecchiotto. O peggio: in una stagione in cui il nostro cinema compie sforzi più che incoraggianti per diventare adulto, esala l'aria del cronico dilettantismo di ieri". (Roberto Nipoti, 'la Repubblica', 9 aprile 2001) "Esordio alla regia di Alberto Taraglio, Ma l'escamotage funziona poco, la commedia non decolla, il ritratto generazionale è senza mordente". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 30 marzo 2001) "Un gioco. Scritto e realizzato da un esordiente, Alberto Taraglio, con un passato però di sceneggiatore e di autore televisivo. L'idea del sogno è divertente, anche perché permette di fare il punto sulle vicissitudini di un amore e poi di un matrimonio dalla parte di quello che forse ha più torti. Ed è anche divertente quella ricostruzione surrale di un processo in cui il giudice esibisce puntigli da incubo mentre i protagonisti debbono vedersela con testimonianze quasi sempre a carico, frutti onirici, probabilmente, di rimorsi". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 marzo 2001)

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