A spasso con Daisy1989

SCHEDA FILM

A spasso con Daisy

Anno: 1989 Durata: 102 Origine: USA Colore: C

Genere:ROMANTICO

Regia:-

Specifiche tecniche:NORMALE

Tratto da:Pièce teatrale di Alfred Uhry

Produzione:RICHARD D. ZANUCK, LILI FINI ZANUCK PER THE ZANUCK COMPANY, MAJESTIC FILM, WARNER BROS

Distribuzione:LIFE INTERNATIONAL (1990) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

TRAMA

Ad Atlanta nel 1948, Daisy Werthan, un'anziana vedova ebrea, vive agiatamente, attiva e intraprendente, ma intrattabile, a causa di fissazioni e pregiudizi che sono diventati parte del suo temperamento stizzoso e indipendente. Un uomo perde il controllo della propria auto, che finisce sfasciata in un groviglio di cespugli del parco, lasciando Daisy miracolosamente illesa. Perchè non abbia più a correre rischi, il figlio Boolie decide di assegnarle, a proprie spese, un autista. Viene scelto un cinquantenne di colore, Hoke Colburn, messo opportunamente sull'avviso da Boolie, perchè si prepari a incassare senza reagire i prevedibili malumori e le inesauribili bizzarrie della vecchia signora. Hoke ha bisogno di quel lavoro per sopravvivere: quindi si affianca senza obiezioni alla governante, pure di colore, Idella, la tuttofare di Daisy, nel sopportare con una massiccia dose di pazienza - non scevra da qualche guizzo d'ironia - l'incontentabile padrona, che lo rifiuta e cerca continuamente pretesti per liberarsi di lui. Il tempo, l'incredibile capacità di sopportazione di Hoke, e la morte improvvisa di Idella, finiscono con smorzare gli spigoli più taglienti di Daisy nei confronti del fedele autista, che non disdegna - ora che la bisbetica vecchia è completamente sola - d'improvvisarsi giardiniere, cuoco, cameriere e tuttofare. Ormai novantaquattrenne, miss Daisy entra in uno stato confusionale e crede di essere tornata indietro nel tempo e di essere di nuovo a scuola ad insegnare: Hoke, che non l'ha mai abbandonata, le tiene compagnia, la imbocca, ascolta i suoi vaneggiamenti. Per Daisy ora Hoke è il suo migliore amico.

CRITICA

"Lo spessore sociologico dell'intrigo è dato dal fatto di svolgersi in un lungo periodo di mutazioni sociali, cioè dal 1948 al 1973. A sorpresa, mentre ci aspettiamo che si completi la minaccia semplice incombente nel Sud sulla gente di colore, constatiamo con l'ebrea Daisy gli effetti di un attentato alla sinagoga; e al momento giusto risuona la voce del reverendo Martin Luther King. Ma 'A spasso con Daisy' resta soprattutto l'intonatissima schermaglia, ora affettuosa e ora risentita, di alcuni esseri umani. E l'ottantenne Jessica Tandy, accompagnando la sua vecchiezza sino alle soglie del centenario, s'aggiunge le troppe primavere con stoicismo e legittima amarezza. L'abbiamo già scritto dalla Berlinale, dove Tandy & Freeman sono stati premiati in coppia: siamo di fronte a uno di quei casi in cui l'attore, immerso nel personaggio, diventa una persona cara. Guardatevi intorno, arrivati al finale, e vedrete molti occhi lucidi. O meglio preparate i fazzoletti." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 18 Marzo 1990) "Venuto da una commedia dell'americano Alfred Uhry, specializzato sinora in musical (ma per il cinema già scrisse 'Mystic Pizza'), il film regge bene il confronto col testo teatrale che vinse il premio Pulitzer nell'88. Rievocando con discrezione anche le tensioni sociali del ventennio in cui gli Stati Uniti soffrirono scompigli non sempre comprensibili alle persone più anziane, il regista d'origine australiana ma da tempo hollywoodizzato Bruce Beresford ('Breaker Morant', 'Tender Mercies', 'Crimini del cuore') firma un'opera forse troppo osannata ma di grazia sorridente. Impartisce la sua brava lezioncina sulla virtù della tolleranza, e si accattiva le simpatie d'un pubblico d'ogni età mettendo in scena con molto garbo il doppio ritratto della Daisy sussiegosa e prepotente e del suo devoto ma segretamente ironico protettore." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero') "Diffido per principio, fatte le debite eccezioni, dei film che hanno molto successo agli Oscar. Se 'A spasso con Miss Daisy' ha avuto nove nominations, una più di 'Nato il 4 luglio', è anche per la sua alta dose di schmalz, come direbbe un tedesco, cioè di saccarosio, zucchero, miele, melassa sentimentale. E' l'unica riserva che si può fare su un buon film che ha un tema raro: il rispetto del prossimo, e per il quale si prova, più che amore o ammirazione, proprio rispetto. Nella descrizione della villa del Sud dove abita Miss Daisy Werthan la scrittura di Beresford diventa stile; gli Oscar per le scene e i costumi sarebbero meritatissimi. Che dire d'altro degli interpreti? La londinese Jessica Tandy che nel giugno scorso ha festeggiato gli ottant'anni e che calca le scene dal 1927, moglie prima di Jack Hawkins e poi di Hume Crinyn è una delle grandi ladies del teatro americano: fu lei, per dirne una, a portare al successo nel '47 'Un tram che si chiama Desiderio' di Tennessee Williams con una memorabile interpretazione di Blanche du Bois. Qui è infallibile. Nella parte del suo pingue figlio Dan Aykroyd sorprende con una recitazione sopraffina sotto le righe. Jessica Tandy l'ha contagiato." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 19 Marzo 1990)

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