28 giorni dopo2002

SCHEDA FILM

28 giorni dopo

Anno: 2002 Durata: 112 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:FANTASCIENZA, HORROR

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM - TECHNICOLOR, DELUXE

Tratto da:-

Produzione:FOX SEARCHLIGHT PICTURES, FIGMENT FILMS, DNA FILMS, CANAL+, BRITISH FILM COUNCIL

Distribuzione:20TH CENTURY FOX (2003)

TRAMA

Nel corso di un'irruzione, un gruppo di animalisti scopre in un laboratorio di ricerche scientifiche degli scimpanzè imprigionati, fra cui alcuni sottoposti alla visione ininterrotta di immagini terribilmente violente. Nonostante l'avvertimento dei ricercatori, che sostengono che le bestie abbiano contratto la rabbia, il gruppo libera gli scimpanzè, ma viene violentemente attaccato dagli animali. 28 giorni dopo l'irruzione nel laboratorio, la popolazione della Gran Bretagna è stata decimata: il potente virus diffuso dagli scimpanzè provoca in chi lo contrae uno stato permanente di rabbia omicida. Alcuni superstiti cercano di combattere il male e di salvarsi dai continui attacchi degli infestati: Jim, un ragazzo appena risvegliatosi dal coma, Selina, Frank e sua figlia Hanna. Questi ultimi hanno captato un messaggio radio di un gruppo di soldati di Manchester, guidati dal maggiore West, che dice di avere la risposta all'epidemia ed invita tutti i sopravvissuti ad unirsi a loro.

CRITICA

"A meno di un anno da 'Resident Evil' tornano gli zombi grazie a Danny Boyle ed Alex Garland. Il regista di 'Trainspotting' e la penna di 'The Beach' omaggiano con 28 giorni dopo la splendida 'Trilogia' di George Romero. Risultato? Mediocre. (...) Ciò che c'è di buono (la Londra dei primi minuti, disabitata e spettrale) viene dal romanzo di Richard Matheson 'I Am Legend' che ispirò già Romero e Boris Sagal per l'ottimo '1975: Occhi bianchi sul pianeta terra'. Il resto sono dialoghi sciocchi, personaggi contraddittori, zero splatter, trama poco chiara e un finale irritante di rara idiozia. Fotografia digitale anonima. Reduci da 'The Beach' e '28 giorni dopo' lo possiamo dire: Danny Boyle è più un bluff che un vero talento". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 14 giugno 2003) "Apparentemente un piccolo film di serie B (cui pure il regista rende ampio omaggio), '28 giorni dopo' è in fondo la metafora di se stesso: un film ad alta contaminazione, che t'invade come un virus e si diffonde con rapidità. Se lo conosci, non hai alcun motivo di evitarlo": (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 giugno 2003) "Girato in digitale e con attori poco noti prima del manifestarsi della Sars, '28 giorni dopo' esprime le fantasie apocalittiche di una società terrorizzata da un futuro che se stessa ha provveduto a creare. Non a caso a colpire di più non sono le scene con i mostri. Quello che impressiona è vedere zone normalmente affollate come Piccadilly Circus, Trafalgar Square o un'autostrada trasformate in un immoto, arcano paesaggio da civiltà scomparsa. E tra l'altro sono immagini cui Boyle sa conferire una suggestiva bellezza". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 giugno 2003) "Nell'incubo dell'epidemia che torna a riguardarci come se il nostro fosse il nuovo medioevo, spunta con qualche motivo di pessimismo scaramantico il nuovo film di Boyle, cineasta inglese assurto a successo rapido e un po' eccessivo con 'Trainspotting'. La Sars cinese non c'entra, ma il lettore di cronaca recepisce le similitudini. S'immagina una peste a Londra, ai giorni nostri, e si racconta la disgregazione sociale che ne deriva, ricalcando luoghi comuni e inventando, invece, atmosfere fredde e apocalittiche che impressionano. Perché Boyle, le immagini le sa fare. Lo sceneggiatore Alex Garland, lo stesso di 'The Beach', scritto sempre per Boyle, parte da un'infezione animale trasmessa all'uomo. Scelta la scimmia, simbolo di una attiguità generazionale nell'evoluzione della specie, succede che la fuga di alcune cavie da un laboratorio provoca la contaminazione. Gli animali trasmettono la rabbia aggredendo l'uomo. La vicenda si focalizza su un ragazzo che dopo un mese di coma trova la città in preda al virus... Horror sociale". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 14 giugno 2003)

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