20122009

SCHEDA FILM

2012

Anno: 2009 Durata: 158 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Roland Emmerich

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:ROLAND EMMERICH E HARALD KLOSER PER CENTROPOLIS ENTERTAINMENT, SONY PICTURES ENTERTAINMENT, FAREWELL PRODUCTIONS

Distribuzione:SONY PICTURES RELEASING ITALIA

ATTORI

John Cusack nel ruolo di Jackson Curtis
Chiwetel Ejiofor nel ruolo di Adrian Helmsley
Amanda Peet nel ruolo di Kate Curtis
Oliver Platt nel ruolo di Carl Anheuser
Thandie Newton nel ruolo di Laura Wilson
Danny Glover nel ruolo di Presidente Thomas Wilson
Woody Harrelson nel ruolo di Charlie Frost
Morgan Lily nel ruolo di Lilly Curtis
John Billingsley nel ruolo di Professor West
Liam James nel ruolo di Noah Curtis
Patrick Bauchau nel ruolo di Roland Picard
George Segal nel ruolo di Tony Delgatto
Jimi Mistry nel ruolo di Dott. Satnam Tsurutani
Thomas McCarthy nel ruolo di Gordon Silberman
 
 

SCENOGRAFIA

Chusid, Barry
 

COSTUMISTA

Cunliffe, Shay

TRAMA

Un gruppo di eroici sopravvissuti deve trovare il modo per andare avanti dopo che un disastroso cataclisma ha portato morte e distruzione su tutto il pianeta.

CRITICA

"In 158 minuti mai noiosi, dipinti con colori accesi, popolati da attori dannatamente coinvolgenti (Woody Harrelson pazzo cospirazionista è da urlo) e montati saltando dalla Cina all'India fino al parco di Yellowstone, il regista tedesco disprezza le élite che hanno il biglietto di prima classe per l'arca e fa il tifo per i clandestini: la famiglia americana divorziata capitanata dallo scrittore di fantascienza sfigato (sempre affabile John Cusack), l'amante del tycoon russo siliconata, il geologo indiano che ha scoperto tutto per primo per poi essere dimenticato, la famiglia tibetana che volta le spalle all'atarassia buddista per sopravvivere lottando. Ancora la religione vista come esercizio inutile rispetto alla catastrofe. Il futuro? Il continente nero, mai citato nel film e in questo articolo. Bravo Emmerich. E' il suo miglior film." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 novembre 2009) "Con '2012' la soddisfazione per noi appassionati è massima. Due ore e 40 minuti di terremoti, più tsunami, più sconvolgimenti tettonici, esplosioni solari, stravolgimenti geofisici, neutrini impazziti, poli de-polizzati, mondo scoppiato, immerso e poi riemerso tutto diverso da prima. Molto diverso. Gli schemi narrativi sono tutti rispettati: potente buono, riccone cattivo, scienziato inascoltato, famigliola divisa, bambino perso, semibuono morto. E chiaramente, su tutto e tutti, bandiera a stellestrisce e arrivano i nostri che ci salveranno. A disturbare la visione, un paio di scene di pessimo gusto (sorvolando sulla distruzione di New York, i buoni vedono un paio di uomini appesi ai finestroni di un grattacielo. Orribilmente simile alla tragedia del 9/11). Ad allietarla vieppiù, qualche furbesco ammiccamento alle politiche democratiche finto-terzomondiste." (Lilla Jordan, 'Liberazione', 13 novembre 2009) "Dall'India a Yellowstone, da Washington alla Cina, da piazza san Pietro all'Himalaya, Emmerich costruisce il suo affascinante rollercoaster. Si toglie qualche sfizio irriverente come disfare la cappella Sistina, abbattere san Pietro, distruggere la casa Bianca a colpi di portaerei e altre amenità. Per il pubblico italiano l'aspetto più buffo è legato al nostro primo ministro (senza nome) che rifiuta la possibilità di salvarsi sull'arca per aspettare il momento fatale in preghiera con il papa e i devoti. Licenza poetica funzionale alla sequenza vaticana, del resto siamo nell'ambito della fiction più esasperata. In fondo anche il presidente Usa, afroamericano, preferisce stare col popolo, non così la regina Elisabetta che con cappellino e cani d'ordinanza trotta giuliva verso il suo posto salvezza prenotato. C'è poi un'idea superba: i ricconi che hanno pagato l'enorme cifra per la sopravvivenza rischiano di rimanere a terra (terra precaria, ricordiamo) per un malfunzionamento dell'arca e allora partono per un'esilarante microrivoluzione in Bentley, Rolex e pelliccia. '2012' non sarà la fine del mondo, però è divertente, esagerato, spiazzante, e poco contano gli attori chiamati a fare da contorno perché quel che conta è la storia che non dovrebbe prevedere happy end. O no?" (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 13 novembre 2009) "Emmerich commette almeno due errori. Il primo è quello di aver voluto dare una spigolosa angolazione etica a questa apocalisse finale. Il tema del diluvio e dei sommersi e dei slavati è così malamente imposto da risultare davvero insopportabile e retorico fino la disgusto. Il secondo, invece, è un errore strategico. Quelli di oggi non sono più tempi di apocalisse. (...) L'apocalisse poteva funzionare ai tempi di Bush, non a quelli di Obama. La fine del mondo oggi è più lontana nell'immaginario collettivo, e quest'apocalisse non dice più niente, oltre ad essere incredibilmente noiosa. C'è comunque una nota di colore: il trattamento riservato nel film al primo ministro italiano, un nostrum da bagaglino, con la faccia di Ratzinger e i capelli di Berlusconi. Bene, costui è l'unico che decide di non salvarsi sull'Arca, bensì di raccogliersi in preghiera con i suoi concittadini. Finirà sotto il crollo di San Pietro. In sala ridevano tutti... L'Unica volta. " (Dario Zonta, 'L'Unità', 13 novembre 2009) "Finale con biblica Arca di salvataggio, attori intonati, mentre Emmerich annuncia di voler cambiare genere. Peccato, questo gli viene così bene." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 novembre 2009) "Se '2012' viene rimontato e ridotto di un'ora, eliminando quasi tutti i i dialoghi, specie i definitivi commiati, saremmo in presenza del solito polpettone catastrofico. Invece qui anche la retorica di 'Independence Day' sempre di Emmerich, pare un'inezia. Siamo all'umorismo involontario? No. I fiotti di retorica conforteranno il pubblico di casa e divertiranno gli altri. Così ognuno crederà d'esser il furbo della compagnia. E tutti insieme arricchiranno gli azionisti della Sony, distributrice di '2012', che potranno davvero costruirsi un'arca alla faccia del pubblico." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 novembre 2009)

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