NEWS a cura di Cinematografo.it

Il regista Kenneth Branagh

15 aprile 2011

Thor chi si vede

"I veri supereroi? Persone normali come Obama e Mandela, capaci di risolvere i problemi", dice Kenneth Branagh. Che passa da Shakespeare alla Marvel in punta di tragedia

L'unione tra Kenneth Branagh e Thor sembrava il classico matrimonio di convenienza. Il primo ha sempre prediletto le finezze del teatro shakesperiano. Il secondo, che è il più rozzo eroe della Marvel, ama il martello e la rissa. Insomma, questione di feeling o di soldi? Calma. Branagh è un vecchio appassionato del fumetto. Lo legge avidamente sin dagli anni '60, lo rivela lui stesso: "Piove molto nell'Irlanda del Nord, ed è sempre tutto grigio. I colori delle copertine di Marvel Comics risaltavano sugli scaffali della libreria e The Mighty Thor era proprio quello che mi piaceva di più". Dietro l'anima sensibile del seguace del Bardo si nasconde forse lo spirito indomito di un ruvido guerriero? Non proprio. A spiegare le affinità elettive tra i due c'è un fatto. Dietro le apparenze da mascotte per palestrati, Thor - dal 27 aprile in 600 sale distribuito da Universal - è tra le storie della Marvel (scritta anche questa da Stan Lee e Jack Kirby) quella che più si avvicina a una tragedia shakesperiana. Alla sua origine c'è un mito norreno: il protagonista è l'irrequieto primogenito del dio Odino (interpretato da Anthony Hopkins), quest'ultimo sovrano di Asgard e custode della pace nei 9 regni in cui è diviso l'universo. Thor (interpretato da un australiano energumeno, Chris Hemsworth) è un possente e valoroso combattente, uno che non si tira indietro mai, sprezzante del pericolo e capace di vincere da solo una battaglia anche grazie all'ausilio di un martello col quale scatena tuoni e fulmini. E' l'ideale progenitore di Rambo e l'erede al trono del padre. Purtroppo è anche uno spocchioso. Un superbo. Un testone viziato, convinto che basti avere la forza per avere ragione. Ma la ragione è dalla parte dei sapienti. Almeno nel mondo dei fumetti. Così, dopo l'ennesima marachella (che scatenerà in pratica una guerra con il temibile Regno del Ghiaccio), verrà bandito da Asgard a scontare i suoi peccati sulla terra dove si ritrova senza poteri né titoli. A raccoglierlo - nel vero senso della parola - ci sarà però una giovane e bella scienziata fissata con i fenomeni atmosferici, Natalie Portman, e non si capisce se è più sorpresa di aver trovato l'uomo dei sogni o del fatto che quell'uomo sia caduto come manna dal cielo. Non tutto il male vien per nuocere e non solo tra i due sboccerà l'amore, ma l'esperienza terrena servirà da lezione all'arrogante figlio di Odino insegnandogli un po' di buon senso e umiltà. Quanto al fatto di tornare ad Asgard e riprendersi il trono che gli spetta la faccenda è assai più complicata. Alle sua spalle trama l'invidioso fratello Oki, che ha la sindrome del brutto anatroccolo e vuole a tutti i costi compiacere il padre dimostrandogli di meritare la corona assai più del fratello maggiore. E il film diventa una sorta di Caino e Abele con steroidi e in 3D: "Quello di Thor - spiega Branagh in conferenza stampa - è un tema classico che la Marvel ha voluto realizzassi in maniera allo stesso tempo ricca e leggera. Nel fumetto originale Stan Lee (che in Thor ha il solito cameo, ndr) aveva fatto riferimento sia a Shakespeare che alla Bibbia, utilizzando un linguaggio aulico, soprattutto nelle pagine ambientate nei palazzi reali. Ho cercato di mantenere lo stesso approccio, rispettando la lingua del fumetto ma senza comprometterne la naturalezza. E' il lavoro che tante volte ho dovuto fare con Shakespeare". L'altro aspetto che colpisce del film è la ricerca architettonica, come conferma lo stesso regista: "E' un mix di tradizioni questo film: dal modernismo all'arte norvegese, per non parlare delle influenze letterarie". E sul successo dei supereroi al cinema: "Forse è solo la voglia di eroismo personale, l'unico che conti davvero. Penso, ad esempio, a personaggi politici come Obama o Nelson Mandela, persone che sono come noi, ma anche capaci di risolvere i problemi". Più infantile, ma forse perciò più genuino, il rapporto con l'universo Marvel del protagonista, Chris Hemsworth: "Come tutti i bambini anche io mi ritrovavo a correre in corridoio immaginando di essere un supereroe. La cosa curiosa é che alla fine ce l'ho fatta". Imbarazzi? Solo uno: "Ero certo molto intimorito davanti a un mostro sacro come Anthony Hopkins. Ma alla fine e' uno che ti mette molto a tuo agio". Chris Hemsworth tornerà presto nei panni di Thor per il colossale progetto della Marvel, The Avengers, che vedrà la luce nel 2012 e riunirà tutti i supereroi della casa. Regia di Joss Whedon.

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