NEWS a cura di Cinematografo.it

22 marzo 2011

Divieto di cultura

Dal 26 al 28 marzo, la campagna di informazione sui tagli promossa da Federculture, Agis, Fai e Conferenza Regioni: "Ripercussioni pesantissime"

"Nell'anno in corso si abbatterà sul settore della cultura e dello spettacolo italiano una serie di disposizioni finanziarie e di norme, tale da compromettere la sopravvivenza di molte attività culturali". La previsione è degli organizzatori delle Giornate nazionali per la cultura e lo spettacolo, dedicate alla campagna di informazione sui rischi dei tagli governativi, promossa da Federculture, Agis, Fai e la Conferenza delle Regioni, in programma dal 26 al 28 marzo. Slogan della mobilitazione sarà la frase "divieto di cultura". Negli ultimi cinque anni, secondo quanto reso noto dagli aderenti all'iniziativa, l'intervento dello Stato nella cultura e' sceso di oltre il 30%. La dotazione del ministero per i Beni e le Attività Culturali solo nell'ultimo anno, tra il 2010 e il 2011, e' diminuita del 14,6%, passando da 1.710 a 1.459 milioni di euro . A ciò si aggiunge "il crollo del finanziamento statale dello spettacolo". Il Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) aggiunge nel 2011 il suo "minimo storico": lo stanziamento sarà di 231 milioni di euro, quasi la metà del finanziamento del 2010 (-43,52%). "Le ripercussioni sui diversi settori dello spettacolo - affermano gli organizzatori della campagna - saranno naturalmente pesantissime"."Bisogna, inoltre, considerare - dicono i soggetti aderenti - che anche la riduzione dei trasferimenti statali per il 2011 alle Regioni, pari complessivamente a 4 miliardi, e a Province e Comuni, rispettivamente pari a 300 milioni e 1,5 miliardi, avrà inevitabilmente ricadute anche sulla spesa in cultura delle amministrazioni locali. Al taglio dei trasferimenti a Regioni ed Enti locali si aggiungono, poi, norme che impediscono a questi enti di spendere risorse dei loro bilanci. Come ad esempio la limitazione al 20% di quanto speso nel 2009 per mostre e promozione". Il settore della cultura in Italia produce annualmente valore per 40 miliardi di euro ed incide per il 2,6% sul Pil. Comprendendo anche l'indotto turistico culturale il valore arriva a 203 miliardi di euro (13% del Pil). Con riferimento al teatro e musica nel nostro Paese ci sono 69 teatri stabili, 27 teatri di tradizione, 14 fondazioni liriche e 41mila luoghi di spettacolo che, nel 2009, hanno generato 637 milioni di euro di spesa al otteghino e un volume d'affari di 818 milioni (Fonte: Mibac - Siae). Nel settore cinematografico operano 827 società di produzione e 112 di distribuzione. Nel 2009 nel cinema si sono registrati 439 milioni di euro di investimenti, 109 milioni di spettatori e un volume d'affari complessivo di 750 milioni di euro (Fonte: Mibac - Siae). Nel 2009 lo spettacolo nel suo complesso ha generato una spesa del pubblico di quasi 3,5 miliardi di euro. Il settore dello spettacolo impiega circa 250.000 lavoratori fissi, contando anche i lavoratori stagionali gli impiegati nelle attività di spettacolo arrivano a 500.000."Lo scenario finanziario descritto - secondo gli organizzatori - avrà gravissime ricadute sulla futura sopravvivenza delle attività culturali in Italia. Sul fronte dello spettacolo, il taglio del 40% delle risorse statali comporterà tagli della stessa entità a produzione e occupazione. Nel settore, quindi, andranno persi circa 220.000 posti di lavoro. Inoltre sul settore cinema, peserà l'introduzione del prelievo a carico degli spettatori di 1 euro sul biglietto d'ingresso che, secondo l'Agis, porterà ad un calo del pubblico e quindi degli introiti". "Rilevanti – concludono - saranno anche le conseguenze sui bilanci e, quindi, sulla programmazione di molte aziende, istituzioni, manifestazioni culturali".

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