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News

  a cura di Cinematografo.it
 
 
20 Apr 2010

Giallo è finalmente a Milano

 

"In Estonia ogni settimana un doc sociale in prime time, e da noi?", dice Sergio Basso. Che porta Chinatown al Palestrina

 

Giallo a Milano. Domani 21 aprile e il 28, con possibilità di proseguire in maggio, il meneghino Cinema Palestrina proietta il nuovo lavoro del documentarista Sergio Basso (Il viaggio di Gesù), che registra la vita della più popolosa comunità cinese italiana, virando al giallo. "Due mercoledì, un giorno alla settimana, è una distribuzione sensata, dà il tempo al film di crescere col passaparola. Ringrazio il mio produttore Alessandro Borrelli, che si è mosso molto bene", dice Basso, che torna anche sulla difficile vita distributiva dei documentari, e non solo, nel nostro Paese: "La mancanza di coraggio riguarda tutta la filiera: anche le case di produzione con le spalle larghe non sanno osare, viceversa, come dimostra il caso de Il vento fa il suo giro di Diritti, se credi in un'opera, e non la smonti dopo un fine settimana, il tam tam del passaparola ti ripaga dell'attesa". "Comunque – prosegue il regista – l'interesse per il doc sociale si costruisce col tempo: in Estonia ogni mercoledì in prime time la tv passa un documentario, non di animali o viaggi, ma sociale, mentre da noi?".Da noi, appunto, c'è Giallo a Milano, che inquadra un morto per iniziare, la confessione per finire, e in mezzo una gustosa teoria di racconti e testimonianze di vecchi immigrati e giovani lavoratori, cinesi nati in Italia che con la nostra lingua, i nostri costumi, la nostra cultura hanno decisamente più dimestichezza che non con quelli "d'origine": "Il doc ha avuto ottime reazioni: sia a Roma che a Milano le anteprime hanno registrato il sold out, e pure le comunità cinesi hanno apprezzato. Con il supporto dei dipartimenti di lingue e letterature orientali degli atenei di Roma, Milano, Enna e Pesaro, stiamo lavorando a una sottotitolazione in cinese per la prima generazione che non parla italiano: un laureando a Milano dovrebbe appunto laurearsi sottotitolandolo".  Non solo, se una festa anteprima con tutto il cast è stata impossibile "perché i cinesi sono più stakanovisti dei lombardi, e alla sera lavorano", un po' alla volta l'hanno visto quasi tutti, con gli artisti cinesi di Brera che hanno contribuito a diffondere il link della piattaforma crossmediale in Cina, dove Giallo a Milano uscirà a giugno a Pechino, grazie all'Istituto Italiano di Cultura. Sì, perché il doc è accompagnato da una piattaforma cross-mediale ospitata dal Corriere della Sera (www.corriere.it/gialloamilano), che offre un'ora aggiuntiva di film , un "diario di bordo", la storia della comunità cinese in Italia, home movies, e dà la possibilità di navigare per luoghi delle riprese, personaggi, archetipi narrativi e tematiche.Per indagare la Chinatown meneghina, raccolta intorno a Via Paolo Sarpi, Basso ha sfruttato la conoscenza della lingua cinese, indagato in prima persona la recente e inedita rivolta (12 aprile 2007) e interrogato: un calligrafo, Miss Cina italiana 2007, un attore, una cantante lirica, un collaboratore di giustizia (ritratto con un bell'inserto animato), per comporre le tessere di un puzzle affascinante e (auto)ironico, complesso e misconosciuto. La conclusione? "Non voglio che l'essere cinese mi perseguiti come un'ombra": lo dice un artista, ed è arte civile che dovremmo mettere da parte…
 

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