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John Lasseter<br/>della Pixar<br/>Foto Pietro Coccia

13 maggio 2009

Sempre più Up

a cura di Cinematografo.it

"Essere qui è il tassello principale della nostra carriera", dice il patron Pixar John Lasseter. Che apre Cannes fra risate e lacrime

In alto, anzi UP. La Pixar Animation Studios vola tra le stelle della Croisette aprendo il 62° Festival di Cannes."Siamo grati, emozionati e talmente onorati da considerare questo evento come uno dei tasselli principali della nostra carriera". Con queste parole il patron della straordinaria factory californiana, John Lasseter, ha rappresentato la gioia dell'intero team alla conferenza stampa di presentazione di Up, film in 3D, tecnologia al suo esordio al festival francese."Una scelta importante - continua Lasseter - quella del festival di Cannes di puntare sull'animazione, e questo testimonia ancora una volta la vitalità di questo medium cinematografico"."Medium e non genere, infatti - precisa il giovane regista di Up, Pete Docter (già firma di Monsters & co.) -: con l'animazione possiamo costruire qualunque genere di film e di storia, è un modo di fare cinema che non ha nulla da invidiare alle altre tipologie".Sdoganamento dunque dell'animazione da fratello minore del live action? "Il punto è che attraverso l'animazione, arte pazzesca - spiega ancora Lasseter - si possono veramente vedere gli artigiani che vi lavorano dentro. Credo che l'animazione diventerà sempre più forte grazie anche alle nuove tecnologie, al 3D ad esempio, che contribuisce a portare il pubblico dentro al film. Incoraggio tutti i registi, di qualunque genere si occupino, a guardare l'animazione con più interesse perché in un film animato ogni singola cosa deve essere pensata: nulla è lasciato al caso. Steve Jobs, il mio socio e fondatore della Apple, una volta mi disse: 'I miei computer passano e cambiano in continuazione, i film invece durano per sempre'.".Ma ciò che conta di più in un film Pixar è la storia. Spiega ancora John Lasseter: "Ogni nostro film nasce da un'idea individuale e per questo viene rispettata. La storia - il cuore di tutto - merita la massima attenzione sempre. Ci si impiegano dai due ai tre anni attorno alle storie, e poi viene tutto il resto. Ma finché la storia non è perfettamente rifinita non si procede nella produzione. E il cuore, la sfida della storia, a sua volta, sono le emozioni. Disney diceva 'Per ogni risata ci deve essere un pianto', così ragioniamo anche alla Pixar. La nostra domanda costante deve essere 'siamo sicuri che lo spettatore è entrato nel pensiero e nei sentimenti dei nostri personaggi?'.".Specificatamente riferendosi ad Up, è il regista Docter a spiegare le difficoltà più ostiche e le fonti di ispirazioni per il protagonista e le atmosfere: "Ogni personaggio dotato di peli è la vera sfida dell'animazione e questo si sa. E in Up non si fa eccezione; difficoltoso è stato anche il rendering del mento di Carl, il protagonista: doveva essere piuttosto rigido in quanto anziano ma anche molto umanizzato.. e per le somiglianze non c'è dubbio su Spencer Tracy ma anche un po' di Walter Matthau. Il cinema di Capra, e il cinema anni '40 e '50 stanno nel mio Dna e dunque anche in questo film".Patrimonio cultural-genetico forse comune a tutta la Pixar visto che il loro prossimo film - il musical The Princess and the Frog (nelle sale di tutto il mondo dal prossimo Natale, con qualche scena in anteprima alla Mostra di Venezia) - ricalcherà i canoni della classica animazione Disney, "perché anche le nuove generazioni devono godere di quelle meravigliose emozioni".Profonda ispirazione per il cinema della factory viene anche dal maestro giapponese Hayao Miyazaki e in questo prende la parola il suo "primo fan", Mr. Lasseter: "Miyazaki è presente in tutto il cinema Pixar perché ogni cosa che lui tocca diventa speciale. Il risultato più straordinario di Hayao è che riesce a compiere la celebrazione del silenzio. Lui riesce a far respirare un film. Immenso, un maestro per tutti".

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