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08 Lug 2008
Avati pro Family
"Ho 44 anni di matrimonio: chi meglio di me?" dice Pupi, presidente di giuria del neonato festival "formato famiglia" di Fiuggi
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"Il 12 settembre festeggio 40 anni da regista, e il 17 giugno ho festeggiato i 44 anni da marito, con una "continuità di prodotto": tre figli e il desiderio di risposare mia moglie per il nostro 50° di matrimonio". Il nuovo film, Il papà di Giovanna, quasi sicuramente in concorso al Lido, un altro progetto, Nel tepore del ballo, al via, la fresca nomina a consigliere di amministrazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, ma per Pupi Avati evidentemente non basta: il regista presiederà la giuria familiare dell'edizione zero del Fiuggi Family Festival, in programma dal 28 luglio al 3 agosto. "Sono stato un padre scadente - confessa il regista bolognese - non a caso mia moglie mi ha riconosciuto nel Diego Abatantuono de La cena per farli conoscere, solo ora mi sto "risollevando": il papà di Giovanna interpretato da Silvio Orlando è il più bello che una figlia possa desiderare". Per Avati, "oggi si cerca di supportare la famiglia solo con provvedimenti economici, ma per sostenerla realmente servirebbe un modello: con 44 anni di vita matrimoniale, anche burrascosa - sono stato fuori casa per 8 mesi - e costantemente litigiosa, mi considero un modello formato famiglia". "Per questo - prosegue Avati - non ho esitato un secondo ad accettare questo incarico: so di espormi a deriosione e irrisione, per quello che la parola family oggi comporta, ma non mi interessa, sono coraggioso". Avati ne ha anche per quei politici presenti al Family Day, "dove io ero l'unico regista in piazza", con plurimi divorzi e separazioni sulle spalle: "Sono privi di qualsiasi legittimazione: ci vogliono 44 anni e due mesi di matrimonio, come io ho, per parlare di famiglia".Presieduta da Gianni Astrei e diretta da Andrea Piersanti, la manifestazione promossa dal Forum delle Associazioni Familiari intende proprio avvicinare le famiglie al cinema, e viceversa: "E' un festival fortemente provocatorio - prosegue Avati - che non cerca visibilità attraverso film scandalo, come d'abitudine, ma senso e consenso con una programmazione mirata, dedicata a un pubblico familiare". In cartellone, tra gli altri, Donkey Xote (animazione da Cervantes in anteprima mondiale), Le Cronache di Narnia - Il Principe Caspian, la Palma d'Oro di Laurent Cantet, La classe - Entre les murs, il live-action per la tv Ben 10, il 50° compleanno di Yoghi, L'albero degli zoccoli restaurato, una sezione competitiva e incontri ad hoc, Fiuggi Family Festival "vuole offrire - dice Astrei - non solo svago, ma valori", e "la pronta risposta della Disney che ha concesso Narnia a un festival inedito - aggiunge Piersanti - conferma come il target family interessi molto le grandi produzioni mondiali: al botteghino è record solo quando genitori e figli vanno a vedere insieme lo stesso film". Da ultimo, campo libero per Avati che spazia dalla fiction: "Volevo fare una serie in 5 puntate intitolata Un matrimonio, l'Italia dal '58 al 2008 raccontata dalla figlia adottiva paraplegica di una famiglia di cinque persone, ma né Mediaset né Rai hanno voluto scommetterci" a Il papà di Giovanna, per cui aspetta l'invito ufficiale in concorso di Marco Muller: "Dopo il flop de Il nascondiglio, devo risollevarmi, mi auguro sia un grande successo: Ezio Greggio e Silvio Orlando non potrebbero essere più agli antipodi, ma funzionano, eccome", per arrivare al nuovo incarico nel CdA del CSC: "Sono fortemente preoccupato per il futuro di tanti giovani che frequentano sedicenti corsi di cinema para-universitari: l'unica seria è la Scuola di Cinema".