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  a cura di Cinematografo.it
 
 
05 Giu 2008

Il viaggio di Sergio

 

"Riportate in Italia il fervore del dialogo", è l'augurio di Basso alla RdC. A Gerusalamme per gli 80 anni

 

Terra Santa: giardino di spiritualità, teatro di conflitti. La benedizione e il castigo. "Il dono della Terra Santa è quello di effondere spontaneamente il Sacro, come se i suoi paesaggi, le sue stellate, le sue rocce promanassero in modo misterioso la presenza di Dio. La sua condanna scaturisce invece dal cinismo delle varie autorità politiche che, soffiando sulle divisioni, accendono il fuoco del conflitto". Il ricordo di Sergio Basso è nitido. L'autore de Il viaggio di Gesù, documentario che ripercorre le tappe dell'itinerario geografico e spirituale di Cristo già presentato a Locarno e a Tertio Millennio 2007, quei luoghi li conosce bene avendoci vissuto per mesi. Lo abbiamo raggiunto al telefono perchè la sua testimonianza accompagni la Rdc - che festeggia quest'anno gli 80 anni - nel viaggio a Gerusalemme.   Da dove nasceva l'urgenza di realizzare un documentario sulla Terra Santa?   Da una suggestione. Credevo che la Terra Santa, alveo delle tre religioni monoteiste, potesse essere il laboratorio ideale per sperimentare il dialogo. Cristiani, ebrei e musulmani che convivono in un fazzoletto di terra, rappresentano una grossa opportunità. Quella di confrontarsi, di riconoscersi appianando le divisioni. Se funziona lì, pensavo, può funzionare altrove.   E lì funziona?   Può funzionare. Sul set c'erano israeliani e palestinesi che lavoravano gomito a gomito, condividevano il pranzo, si parlavano normalmente. Dipendesse dalla gente comune, non ci sarebbero le guerre. Il problema sono le autorità politiche che impediscono le occasioni di dialogo e hanno tutto l'interesse affinchè le divisioni permangano.   Eppure quando hai girato Il viaggio di Gesù si era da poco concluso l'ennesimo scontro in Libano...   Sì, e le cicatrici erano tangibili. Abbiamo incontrato alcune donne che avevano perso i figli durante il conflitto. Però, ripeto, questa è la conseguenza di una guerra voluta da altri. La mia opinione è che i contrasti si possano ricomporre. Tra la popolazione c'è disponibilità. A mancare è la volontà dall'alto.   Cosa possono fare i media a questo proposito?   "Bisogna distinguere tra i vari media. Per semplificare, direi che la Tv è al momento molto al di sotto dei compiti che potrebbe assolvere. I suoi servizi giornalistici risentono di un certo conformismo etico e per ragioni drammaturgiche pongono l'accento sui contrasti piuttosto che sui segnali di dialogo. Il cinema ha tempi di elaborazioni molto più lunghi, il che gli consente una maggiore riflessione sugli eventi che racconta. La tv è cronaca, il cinema è più simile a un saggio. Ambedue condividono però la responsabilità di rappresentare l'immaginario, una composizione d'immagini che può spingersi in un senso o nell'altro, verso l'unità o verso la discordia.   Che messaggio vuoi lasciare alla RdC che festeggia i suoi 80 anni in Terra Santa?   Di riportare in Italia questo fermento del confronto, in un momento in cui sembra che anche noi abbiamo bisogno di riconoscere nell'altro una risorsa, e non un problema"
 

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