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  a cura di Cinematografo.it
 
 
26 Mag 2008

E venne Night

 

"Sotto la superficie dell'intrattenimento parlo di spiritualità", così Shyamalan sul suo nuovo film. Con "l'uomo di fede" Whalberg

 

Non tornava in Italia dai tempi di Three Kings, Mark Whalberg, oggi di nuovo a Roma per presentare il suo ultimo film da protagonista, E venne il giorno di M. Night Shyamalan (distribuito dalla Fox in contemporanea mondiale il prossimo 13 giugno, in 400 copie): un thriller ambientalista – la natura si ribella all’inquinamento, rilasciando una tossina che inibisce l’istinto di sopravvivenza dell’uomo – ma soprattutto una riflessione sulle paranoie dell’America contemporanea, che deve molto alle preoccupazioni del suo regista. “Negli anni ’50 L’invasione degli ultracorpi e Gli uccelli usavano la fantascienza per parlare di temi come la caccia alle streghe e i diritti civili, spiega l’autore di The Sixth Sense, e adesso stiamo vivendo una fase simile: titoli recenti come I Am the Legend e Cloverfield danno un’idea dell’ansia per il mondo che ci circonda”. La paura del futuro “sottende tutta la mia filmografia: i personaggi delle mie opere hanno qualcosa di me, tranne quelli che interpreto io”, ma stavolta il regista ha rinunciato al gusto hitchcockiano del cammeo: presta soltanto la voce (telefonica) al personaggio di Joey. Al maestro del brivido, però, si è ispirato per le atmosfere: “E venne il giorno è un film di paura, ma girato quasi tutto alla luce del sole: da un punto di vista grafico e visivo, sono stato influenzato dall’estetica minimalista giapponese, da Kurosawa in particolare. E poi Kubrick, anche se ho resistito alla tentazione di voler realizzare inquadrature come le sue”. Ma il film, che pure promette più di un salto sulla poltrona, è anche una meditazione sulla spiritualità: “Tutti i miei film, spiega Shyamalan, sotto la superficie dell’intrattenimento parlano di fede e di religione”. Inevitabile quindi che la carriera del regista incrociasse quella di Whalberg: “Mark è un uomo di fede, mi ha attratto proprio per questo, ha portato nel suo personaggio una convinzione che tocca profondamente il pubblico”. E l’attore, che dopo una giovinezza burrascosa nell’hip-hop e nella moda ha messo la testa a posto sfiorando l’Oscar per The Departed e inventandosi anche produttore, ha potuto finalmente abbandonare i film d’azione per cimentarsi “in un ruolo alla Tom Hanks: l’ho accettato perché mi piaceva il tipo di personaggio, e perché sono un fan di Shyamalan”. Da buon padre di famiglia, “ho paura soltanto di cosa possa accadere loro, ma ho una forte fede religiosa, credo in Dio e in Gesù Cristo”. Ma se proprio deve confessare un incubo, forse pensando a Boogie Nights, il film di Paul Thomas Anderson che lo lanciò, si lascia scappare che “l’idea che mi terrorizza davvero è diventare come Burt Reynolds!”.
 

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