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12 Mag 2008
Olmi, Leone alla carriera
"Corona il lavoro di una vita" commenta il regista. Ed è oro a Venezia vent'anni dopo La leggenda del santo bevitore
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"Ho sempre pensato che questo tipo di premi possono andare legittimamente a coronamento di una carriera e quindi, adesso che sono pensionato e ho smesso di fare film, ne sono felice e mi godrò in piena libertà questa emozione". Così Ermanno Olmi, in calce alla notizia che sarà lui il Leone d'Oro alla Carriera della 65ma Mostra del Cinema di Venezia. Il regista di Centochiodi - che tra pochi giorni sarà al Festival di Cannes per la presentazione del restauro del suo capolavoro L’Albero degli zoccoli (Palma d’oro sulla Croisette) e del libro curato da Lorenzo Codelli - riceve l'ambito premio vent'anni dopo il Leone d'oro per La leggenda del Santo Bevitore. Regista schivo, deciso ad operare ai margini della grande produzione e abbandonare le strade produttive tradizionali, Olmi si è affermato come punto di riferimento imprescindibile per molto cinema indipendente, diventando, al tempo stesso, maestro assoluto di rigore e libertà. Raccogliendo l’eredità del neorealismo, ed in particolare la lezione rosselliniana - e facendo propri stilemi di autori come Bresson, Dreyer, Resnais, Bergman, Mizoguchi - Olmi è stato capace di adattarne i principi, di elaborare un propria poetica, di sperimentare nuove modalità di costruzione e scomposizione del racconto, muovendosi con maestria in nuove e inesplorate zone di confine tra documentario e finzione, e alternando atmosfere realistiche a visioni favolistiche e fantastiche. Doveroso il ringraziamento del regista, 77 anni a luglio, al direttore della Mostra Marco Muller e al Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta. LO scorso anno il cineasta bergamasco ha annunciato di non volere più girare film di fiction per dedicarsi esclusivamente alla forma documentaria:"In questo momento mi interessa più di sempre il documentario perché penso che la nostra società ha bisogno di registrare il senso delle grandi trasformazioni che la attraversano. Dopo l’esperienza di Terra Madre (2006), torno ad occuparmi della zolla di terra come radice della comunità umana, voglio filmare le viti della Valtellina, strappate alla roccia palmo a palmo dall’uomo e che presto diventeranno patrimonio dell’umanità e poi mi piacerebbe raccontare la riconversione delle industrie Falk a Milano che il magnifico progetto di Renzo Piano ridisegna come unita’ abitative per una nuova idea di convivenza civile". La carriera di Olmi è stata fin dall'inizio intrecciata alla Mostra di Venezia. Il regista era al Lido già nel 1958 con alcuni dei suoi primi documentari realizzati per la Sezione Cinema dell'Edison Volta, Venezia città moderna e Tre fili fino a Milano, e l’anno seguente con il suo lungometraggio d'esordio, Il tempo si è fermato, presentato nella sezione Informativa della 20ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, e vincitore del premio San Giorgio della Fondazione "G. Cini". In seguito Olmi a è stato premiato più volte a Venezia: nel 1961 Il posto ha vinto il Premio della Critica ed il Premio OCIC della Critica Cattolica, nel 1987 Lunga vita alla signora si è aggiudica il Leone d’Argento e nel 1988 La leggenda del santo bevitore ha ottenuto il Leone d’Oro ed il Premio Fipresci.